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«Più servizi per i turisti e una nuova mentalità per i bagni»

Inserito da il 11 Maggio 2014 – 13:30Nessun Commento

Lotti, capo dei balneari, fa il punto suI settore: servono trasporti, piste ciclabili e wi-fi. I piombinesi devono capire che è di tutti, anche di chi porta i soldi.

Fabrizio Lotti, presidente del Consorzio balneari costa est e, dal 2013, presidente della Fiba Toscana, ci accoglie con un sorriso e la tavola ancora apparecchiata, segno di un pranzo appena consumato, all’interno del casotto del bagno “La Capannina”, di cui è titolare da 11 anni.

Fabrizio Lotti CapanninaMaglietta bianca, pantaloni corti e piedi nudi. Non è solo il suo abbigliamento a ricordare che l’estate è alle porte: fa caldo, e davanti a noi la sabbia chiara e fine si confonde col bagnasciuga ciottoloso prima di perdersi in mare. Con Lotti ci sono la moglie, Sabrina Gamberoni, e il bagnino Elia Marsili, per il secondo anno alla “Capannina”. Col capo dei balneari parliamo della stagione che va iniziare, delle prospettive turistiche della zona, dell’economia di un territorio che ha appena subìto la fermata dell’altoforno.

Allora Lotti, come sta andando questo inizio di stagione?
«Purtroppo per ora il tempo non ci sta aiutando. Ho aperto il 18 aprile e tanta gente l’abbiamo vista solo nei giorni festivi nei quali è stato bel tempo, come il 25 aprile e il primo maggio, con tanta gente arrivata anche da lontano».

Quali sono le sue sensazioni alla vigilia dell’estate?
«Diciamo che ci siamo consolidati con una clientela ormai fidelizzata. Abbiamo la fortuna di avere vicino a noi il Park Albatros che da solo raccoglie 500mila presenze. Per quanto mi riguarda ho cercato di utilizzarle offrendo servizi richiesti dai nordeuropei, come wi-fi, canoe e pedalò inclusi nel prezzo. A mancare a volte è il dialogo tra noi operatori: ogni bagno è adatto a un tipo di clientela, nel mio caso l’ideale è la famiglia, mentre potrebbe sentirsi meno a proprio agio una persona sola in cerca di silenzio».

Ma qual è il problema principale legato al mondo degli stabilimenti balneari piombinesi?
«E’ necessario che il turista abbia a disposizione un mezzo di trasporto economico. Se vuol spendere 14 euro di parcheggio è libero di farlo, ma deve avere la possibilità di arrivare al mare con un bus navetta a un euro. Poi il vero problema non è pubblicizzare il territorio ma mantenere la clientela. Occorrono servizi per fare in modo che il turista, dopo essere venuto, voglia tornare».

Qualche esempio?
«Sulla Costa est il piano di salvamento (250mila euro, 30% della spesa coperta dal Comune, il resto da operatori e consorzio) prevede 30 torrette rispetto alle 14 con cui partì il progetto. Per questa stagione dovremmo installare nelle zone meno frequentate anche tre colonnine Sos come quelle in autostrada, con i defibrillatori. Poi stiamo lavorando per dotare il prossimo anno la costa di wi-fi».

L’impegno deve andare quindi sui servizi?
«Certo. Il nostro territorio ha un potenziale enorme di per sé. Siamo una terrazza sul mare di fronte alle isole e in due ore un turista può raggiungere San Pietro per vedere il Papa. Queste cose dobbiamo vendere, mica altro. Senza dimenticare la fortuna di essere dentro i Val di Cornia. Abbiamo un grande potenziale per un turismo fatto di bici, spiagge e altro ancora. Copiare Rimini sarebbe un’idiozia. Qui da noi non servono mega-hotel, ma strutture leggere ed ecosostenibili. Ma sa qual è la fortuna più grande che abbiamo?  Che siamo 20 anni indietro. Possiamo programmare da zero qualcosa in linea con i nostri tempi».

Quali sono stati secondo lei gli errori delle precedenti amministrazioni e quali i possibili interventi della prossima?
«L’assenza di un adeguato sistema di trasporti. Poi, gli interventi da fare sono molti: piste ciclabili, governance unica, rivedere Baratti e le spiagge urbane, più ricerca per la salvaguardia delle coste, anche se questa è competenza provinciale. Inoltre bisogna cercare i fondi europei, valorizzare la nautica, e sfruttare l’isola d’Elba».

In che modo?
«Beh, l’Elba è un’opportunità importante. Tutti i posti davanti alle isole sono aree di benessere economico. È una questione da studiare bene».

E “rivedere Baratti” cosa vuol dire invece?
«Che va trattata con i guanti, ma va ripensata. Baratti non è più nostra, dobbiamo mettercelo in testa. Ormai è come piazza del Campo o piazza della Signoria: è di tutti, anche dei fiorentini che portano i soldi. Invece qui ci prendiamo il fumo ma ci si arrabbia con i fiorentini che vengono. Eppure è proprio questo il turismo».

Cosa significa?
«Che in noi operatori c’è la voglia di far vedere e scoprire Piombino ai turisti, invece sono i piombinesi che non ce l’hanno. Eppure il turismo è fatto proprio da chi vive sul territorio, dall’ospitalità e dall’amore verso di esso. Se il piombinese va a spasso col cane e saluta tre tedeschi per strada, o dà loro indicazioni su un posto, ha già contribuito molto a creare turismo».

In questi anni abbiamo visto però l’organizzazione di prestigiosi eventi, come ad esempio il Giro d’Italia. Pensa che siano utili?
«Sì, ma l’evento serve a far conoscere il posto, dopo occorrono i servizi».

E non pensa di dover fare anche un po’ di autocritica, come rappresentante dei balneari?
«Mah, sinceramente no. Siamo gente per bene che ha investito tanti soldi, incasinandosi la vita. Ecco, se devo fare autocritica la faccio sulle strutture pesanti che abbiamo e che sulla spiaggia non vanno bene. In questo però anche il Comune deve riconoscere di aver forzato la situazione, chiedendoci tante cabine e strutture più imponenti».

Fino a 11 anni fa il suo lavoro non era sulla spiaggia, perché cambiò attività?
«Prima avevo una palestra, ma ero stanco di quell’attività e nel 2003 sono tornato sulla spiaggia dove da giovane facevo il bagnino. Mi sono sempre piaciute le scommesse e credo che un uomo dia valore alla propria vita sulla base di quello che costruisce. E poi, basta alzare la testa e guardare là fuori per capire il motivo della mia scelta». (Lotti indica con un sorriso quel mare azzurro che incornicia le sue giornate ndr).

Si è mai pentito?
«Mai. Anche davanti alle difficoltà, tuttora presenti. I piombinesi non capiscono che siamo tutti precari e che servono coraggio e volontà per cambiare strada. In questo senso io stimo e rispetto gli operai, ma voglio dire loro che non tutto è dovuto e che davanti alle necessità si deve provare a fare altre cose».

Visto che ha parlato di operai, a chi afferma che non si vive di solo turismo, che risponde?
«Che ha ragione. La monocultura è sempre sbagliata, in ogni settore. L’ideale sarebbe far incontrare vari modelli economici. La fabbrica è importante ma adesso va lasciata da parte, pensando a settori finora meno considerati».

E il suo futuro dov’è?
«Per ora su questa spiaggia, ma non nascondo che la mia mente sempre in movimento potrebbe portarmi da un’altra parte. A cosa penso? Mi piacerebbe trovare il modo di trascorrere 4 mesi all’anno all’isola del Giglio. Vedremo».

Francesca Lenzi – Il Tireno 11.5.2014

FB Fabrizio Lotti

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