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Il museo del lavoro abbandonato: chi deve intervenire?

Inserito da il 23 Novembre 2013 – 07:50Nessun Commento

Altro che «Museo della civiltà e del lavoro»! Il centro che, all’interno del complesso fieristico di Venturina, raccoglie una delle più complete documentazione sulla storia dell’agricoltura nella Toscana, rischia di diventare un esempio di alta inciviltà.

Museo del LavoroDa settimane e settimane ormai una parte, per fortuna non enorme, dei materiali raccolti all’interno del padiglione, giace all’aperto, fuori dal portone di ingresso, all’intemperie e perfino in balia di chiunque desideri abbellire il proprio giardino chic con un pezzo uscito dalla storia di altri tempi. Non si sa se sia successo ma potrebbe anche essere.

Non ci vorrebbe nulla a risistemare i “pezzi” sfrattati dal padiglione per ricollocarli almeno al riparo. Sembra che lo spostamento all’aperto sia stato causato da alcuni lavori di manutenzione finiti i quali i materiali traslocati non sono stati più rimessi al loro posto. Son passate fiere della Sefi, che non ha competenze in materia, ed iniziative diverse senza che qualcosa sia stato fatto almeno per mascherare alla vista il mucchio di attrezzi davanti all’ingresso del museo.

Passi (ma non tanto) che, in periodi di vacche molto magre, il museo non sia altro che un magazzino nel quale è sistemato alla meglio l’ingente patrimonio raccolto per lo più con opera volontaria e lodevole del Comitato cittadino. Passi che qualche raro visitatore, quasi sempre straniero, esca sbalordito dall’ammirare la ricchezza della raccolta ed insieme dal biasimare la scarsissima cura con cui materiali sono sistemati. Ma non può certo passare che i pezzi raccolti siano lasciati all’abbandono fuor dell’uscio.

Se non altro per rispetto ad un uomo che non c’è più ed al quale si deve la stragrande maggioranza degli oggetti presenti nel museo. Si chiamava Giovanni Lazzerini, non ha mai abitato nel Comune di Campiglia al quale tuttavia con grande generosità donò 12 mila reperti. Una marea di piccola e grandi cose raccolte amorevolmente durante tutta la via: dai più piccoli attrezzi alle grandi macchine trebbiatrici.

Fu un’impresa nel trasferire tutti i reperti dal capannone dove Lazzerini li aveva conservati ad uno dei nuovi padiglioni della fiera. Un’opera meritoria che il Comitato Cittadino ha continuato a portare avanti ma è certo che negli anni la gestione di un museo non può essere affidata solo a volontari. Un appello a che qualcuno si muova è il minimo che si possa richiedere.

Fiorenzo Bucci – La Nazione 23.11.2013

Foto: La Nazione

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