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Certo non nella zona di protezione speciale delle Alpi Apuane.
L’Amministrazione comunale di Massa ha recentemente annunciato di voler riaprire ben sette cave di marmo, incurante di critiche e perplessità.

Tags: Cave

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Erosione, soldi bloccati per Baratti

Inserito da il 21 Agosto 2013 – 13:44Nessun Commento

Il Comune non ha più notizie dei due milioni e mezzo deliberati dalla Regione nel 2003. In Costa est primi interventi a terra.

In principio erano 2 milioni e mezzo di euro. Anzi, 2 milioni e 582 mila euro. Li prometteva il “Programma straordinario degli investimenti strategici della Regione Toscana” (deliberato nel 2003: ma una prima delibera risaliva a due anni prima), che specificava come il piano prevedesse l’attuazione di interventi prioritari di recupero e riequilibrio del litorale, tanto a come in altre aree delle province costiere. Quei soldi, però, almeno qui da noi, non sono mai arrivati. «Fermi da una vita – sottolinea l’assessore Marco Chiarei – e senza che, almeno in tempi recenti, se ne abbiano avute notizie. Tutto è bloccato».

Eppure il progetto – elaborato nel 2007 dalla Provincia – è stato approvato da tempo, tant’è che c’è stato un momento, attorno al 2011, in cui sembrava che i lavori dovessero cominciare da un momento all’altro. E invece niente. Il silenzio. Col mare che, lentamente ma con costanza, continua nella sua opera di corrosione del litorale: lembi di sabbia sempre più stretti ad affossare il ricordo di ciò che era la vecchia spiaggia. Ma cosa attende, in realtà, Baratti? Il progetto (definitivo) prevedeva innanzitutto l’intervento di correzione dei fondali, con la chiusura parziale dei due solchi sottomarini mediante la realizzazione di due coppie di diaframmi in massi naturali di peso medio pari a 750 chili, interamente sommersi. Accanto a questo, l’intervento di ripascimento, col versamento di10 mila metri cubi di sedimenti provenienti da cava terrestre, individuati come compatibili rispetto alla sabbia già presente a Baratti: nel dettaglio, la realizzazione di un piccolo deposito in posizione centrale nel Golfo, così da lasciare al moto ondoso il compito di ridistribuire il materiale lungo il profilo della spiaggia.

Quando tutto questo sarà possibile, tuttavia, per l’amministrazione rimane un mistero: con l’unica soddisfazione – al momento – di avere evitato il crollo della chiesina di San Cerbone tramite l’espediente dei sacconi in geotessuto. Quanto alla Costa Est, invece, i lavori iniziati lo scorso anno (area dunale e retrodunale da Tor del Sale a Torre Mozza esclusa) riprenderanno a settembre dopo la pausa estiva. Lavori che sono stati autorizzati dalla Provincia e che in tutto comportano una spesa di 950 mila euro. «Le operazioni si stanno svolgendo come ci aspettavamo – commenta Chiarei – L’intervento è innovativo e compatibile con l’ambiente: perché non ci dobbiamo mai dimenticare che tutto questo si svolge in un parco».

A novembre, inoltre, spiega ancora l’assessore all’ambiente, «terremo il consueto seminario di aggiornamento sullo stato di cose della Costa Est, e in quella sede la Regione dovrà presentare i risultati del lavoro di monitoraggio sulla parte a mare». Un’indagine scientifica che si svolge ormai da tre anni, tempi tecnici indispensabili per ottenere risultati di studio soddisfacenti e capire quali sono gli interventi necessari da apportare. «Ripascimento, beach rock – conclude Chiarei – Vedremo quali saranno le soluzioni che verranno proposte in quella sede». Un suggerimento, frattanto, arriva da Legambiente. «Tamponare i varchi nella scogliera che protegge la costa – spiega Adriano Bruschi – potrebbe migliorare un po’ la situazione. In ogni caso tutte le opere che possono essere fatte a mare sono insufficienti senza l’apporto di sabbia».

Melisanda A. Massei – Il Tirreno 21.8.2013

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