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«Salverò questa cartolina» Marson blinda il paesaggio

Inserito da il 9 Agosto 2013 – 19:49Nessun Commento

Stop al cemento e più vincoli nel piano dell’assessore per le 365 aree protette Regole per gli interventi previsti in quasi 4000 chilometri quadrati di territorio.

La Regione blinda il paesaggio. Prepara un piano che protegge le campagne e le colline dal cemento come dall’invasione degli impianti fotovoltaici o eolici. Un piano che mette al riparo l’immagine “da cartolina” della Toscana da «elementi di disturbo della visuale» sul patrimonio archeologico o sul mare. Entro settembre, l’assessore Anna Marson si propone di portare in giunta il primo vero piano del paesaggio della Toscana che – insieme alla (revisionata) legge regionale sull’urbanistica – dovrebbe centrare tre obiettivi:

Anna Marson– mettere un freno al cemento, azzerando le costruzioni nelle zone agricole; migliorare la qualità degli interventi, soprattutto nelle zone vincolate dal punto di vista ambientale, cancellando lo sviluppo a colpi di villette a schiera;

– impedire scempi che, se anche autorizzati, stravolgano i connotati al territorio.

– Evitare nuovi ecomostri, nuove lottizzazioni che sfregino il profilo di Monticchiello o che sbanchino colline all’Elba come è successo di recente a Lacona, però – avverte Anna Marson – non dipenderà solo dal piano del paesaggio. «Serve anche una diversa cultura della trasformazione del territorio nelle amministrazioni, nei professionisti, nei cittadini. L’Italia è un paese pieno di buone leggi. Ma per applicarle occorre consapevolezza del bene da tutelare: il paesaggio, che in Toscana è stato costruito dalle persone nei secoli».

Le aree vincolate. Il punto di partenza, comunque, è avere il piano. Soprattutto in una regione dove il 17% del territorio (3900 chilometri quadrati) è sottoposto vincolo paesaggistico e il 58-60% è tutelato dalla legge Galasso che protegge il sistema idrico e costiero (anche se in parte i due vincoli si sovrappongono). Per ciascuna delle 365 aree vincolate con decreto del ministero dei Beni culturali, la Regione ha predisposto una «scheda interpretativa» che contiene: gli obiettivi per la tutela; le direttive che indicano gli interventi ammessi; le prescrizioni che indicano come si deve intervenire.

Ad esempio, per la Valle dell’Inferno, nell’aretino, si precisa che da tutelare, è il patrimonio archeologico e la rete di insediamenti e luoghi sacri etrusco-romani. Perciò le prescrizioni recitano: «Non sono ammesse trasformazioni territoriali che compromettano lo stato dei luoghi nelle relazioni figurative fra il patrimonio archeologico e la relativa percettibilità e godibilità». La commissione regionale.

L’altra novità, è l’istituzione di una commissione regionale paesaggistica: il compito è determinare con esattezza i perimetri delle 365 aree sottoposte a vincolo ambientale, dalle Apuane ai colli di Siena. Ad esempio – spiega l’architetto Fabio Zita, dirigente del settore Tutela del paesaggio della Regione – per l’area delle ville Lucchesi accadeva che non si specificasse «con esattezza le superfici sottoposte a tutela». Con la commissione si saprà esattamente quali territori rientrano nei confini del vincolo. E, quindi, per quali interventi è necessario l’autorizzazione paesaggistica. Che verrà, però, rilasciata sempre dal Comune (attraverso la locale commissione paesaggistica) e dalla Sovrintendenza competente.

Regole certe. Questa commissione, come il piano del Paesaggio – sottolinea l’assessore Marson – hanno uno scopo: offrire regole certe e uguali per tutti. «Non ci sarà più margine per la discrezionalità nell’esaminare le pratiche perché tutti i funzionari dei Comuni, delle Sovrintendenze avranno normative chiare, confini certi e una cartografia aggiornata». Compresa quella sulla “intervisibilità”: una speciale carta che evidenzia quanto un intervento incida su un paesaggio, mostrando cosa si vede da e verso un punto di particolare pregio.

I tempi. Il piano deve essere approvato dal consiglio regionale per diventare esecutivo. Ma basta l’adozione per far scattare le norme di salvaguardia: per impedire interventi in contrasto con le nuove disposizioni. La giunta dovrebbe votarlo entro settembre; a ottobre la pratica sarà all’ordine del giorno dell’assemblea. L’obiettivo è far adottare il piano entro fine anno (ma dipende da quanto la pratica resterà in commissione Ambiente per il parere) e a farlo approvare in via definitiva – visti i tempi di pubblicazione per le osservazioni e il nuovo dibattito – entro il 2014. Il ministero dei Beni culturali (che aveva bocciato il vecchio piano adottato nel 2009 e mai approvato) ha già avallato il lavoro svolto finora dal nuovo team regionale.

Le invarianti. Del resto, il nuovo piano, stabilisce anche 4 “invarianti strutturali”, i 4 elementi intoccabili del paesaggio toscano: idrogeomorfologia (la forma del territorio, dei corsi d’acqua); gli ecosistemi, con particolare attenzione ai campi chiusi dell’Alta Maremma, alle Apuane, al rapporto fra aree aperte e boscate dell’Appennino tosco-emiliano; al bosco «purché non incolto, abbandonato»; il carattere «policentrico dei sistemi insediativi»; i sistemi agro-ambientali dei paesaggi rurali, da tutelare nelle loro specificità con una trasformazione guidata delle politiche agricole.

Ilaria Bonuccelli – Il Tirreno 9.8.2013

Sulla costa
Accesso libero al mare e dune sotto tutela. Norme più rigide per allargare bagni e campeggi. L’Argentario deve riaprire i varchi per la spiaggia

La tutela «integrale» delle dune mediterranee, dove resistono. Il ripristino degli accessi (naturali) al mare, riaprendo i varchi all’Argentario e i sentieri all’Elba. Poi, la difesa delle pinete, minacciate nei decenni scorsi da ampliamenti spesso scomposti dei campeggi. Anche a questo servirà il nuovo piano del paesaggio: a mettere al riparo la costa toscana da un nuovo sviluppo aggressivo.

Il piano, infatti, si occupa di tutte le aree tutelate dalla legge Galasso che, in quasi 30 anni (dal 1985 a oggi) non è riuscita a evitare un’urbanizzazione selvaggia del litorale, in qualche caso ai limiti della speculazione, malgrado norme precise sull’edificazione entro 300 metri dalla battigia e 150 metri dai corsi d’acqua. E, organizza, il litorale toscano protetto da questa legge, oggi assorbita dal Codice dei Beni culturali, in 11 territori costieri «comprensivi anche dei terreni elevati sul mare», visto che ingloba una fascia di 300 metri dalla battigia.

Per ciascuno di questi territori, individua valori, criticità e dinamiche, suggerendo «obiettivi di qualità» per tutelare, valorizzare le specificità di ciascun ecosistema. E per evitare nuovi danni. I danni. In Versilia, ad esempio, il piano rileva la «congestione del sistema litoraneo e pedecollinare, la compromissione delle relazioni storiche montagna-mare a causa dell’impetuosa crescita urbana degli ultimi 50 anni» che ha portato a una «netta riduzione e al degrado del sistema spiaggia-duna-pineta retrodunale conseguente all’espansione degli insediamenti e delle strutture balneari». Così la tendenza che si è sviluppata in Versilia – osserva il piano – è quella della «città diffusa, costituita prevalentemente da villette che hanno occupato in maniera disordinata buona parte della pianura agricola, raggiungendo livelli notevoli di consumo di suolo».

All’Argentario non va meglio: lungo la costa «si registra un notevole sviluppo turistico-balneare con proliferazione di seconde case e lottizzazione a ridosso di insenature costiere (Cala Moresca, Cala Piccola, Sbarcatello, Carrubo,Cannelle) che dequalificano i peculiari valori naturalistici e paesaggistici del promontorio»; la struttura urbana di Porto Ercole e Porto S. Stefano risulta «alterata dalle espansioni lineari lungostrada»; lungo la costa sabbiosa «lottizzazioni, campeggi e stabilimenti balneari hanno compromesso il sistema dunale e le pinete dei tomboli», messe a dura prova anche da incendi estivi.

I rimedi. Il piano del paesaggio – spiega l’assessore all’urbanistica, Anna Marson – prevede una serie di indicazioni per intervenire all’interno di ciascun territorio costiero, in modo da salvaguardarne le peculiarità e da migliorarne il tessuto. Nel caso delle dune la tutela dovrà essere integrale: quindi, ci sono indicazioni su come attrezzare le spiagge con attrezzature facilmente rimovibili e su come creare accessi al mare senza calpestarle. L’accesso pubblico al mare deve essere garantito: all’Argentario, quindi – avverte la Regione – tutti i varchi devono essere riaperti. Idem all’Elba dovranno essere riaperti i sentieri di accesso all’acqua che negli anni sono stati sbarrati. Riguardo a stabilimenti balneari e campeggi, gli ampliamenti dovranno tenere conto della tutela delle pinete. Lo stesso vale per la realizzazione di infrastrutture a servizio, come i parcheggi. Analoghe indicazioni, infine, sono previste per gli insediamenti intorno a laghi, paduli e così via. Distanze certe.

Per evitare contestazioni da parte di chi vuole intervenire all’interno di un’area vincolata dalla legge Galasso, la Regione – aggiunge l’architetto Fabio Zita, dirigente del settore Tutela del Paesaggio – ha predisposto anche un abaco: uno strumento per indicare con certezza come si calcolano le distanze dall’acqua (300 metri dalla battigia e 150 metri dai fiumi). Una regola uguale in tutti gli 11 ambitidella Toscana.

Gli 11 ambiti. Ecco gli 11 territori costieri toscani:

1) litorale sabbioso Apuano-versiliese;
2) litorale sabbioso dell’Arno e del Serchio;
3) litorale roccioso livornese;
4) litorale sabbioso del Cecina;
5) golfo di Baratti e promontorio di Piombino;
6) golfo di Follonica;
7) golfo e promontori di Punta Ala e Puntone;
8) litorale sabbioso dell’Ombrone;
9 litorale roccioso dei Monti dell’Uccellina;
10) Argentario e tomboli di Orbetelloe Capalbio;
11 Elba e isole minori.

(i.b.)

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