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San Vincenzo, è finita l’era del tutto esaurito

Inserito da il 2 Agosto 2013 – 13:31Un commento

Cartelli “Affittasi”, molti ombrelloni vuoti, non si era mai vista un’estate così. I motivi? La crisi, ma anche i prezzi alti e la mancanza di offerte culturali

“Affittasi” e “Affittasi nei mesi estivi”. Sono i cartelli che capita assai spesso di trovare per le vie sanvincenzine in questi giorni. Una carenza di richieste come nell’estate in corso non c’era mai stata. La crisi è profonda, è vero. Ma c’è un altro problema che a molti pare essere il nodo della questione: la necessità di destagionalizzare. Una destagionalizzazione che a , dopo anni di discussioni, tentativi vani e vane promesse, non si è mai concretizzata. E l’opinione dei più è netta: se si continua a puntare solo sul mare, senza diversificare l’offerta, e a prezzi davvero alti e a volte perfino eccessivi, molti decidono di andare dove il mare è più bello, dove i costi sono minori e dove ci sono magari più cose interessanti, come attività culturali o itinerari artistici e storici di rilievo.

Facciamo un giro per le spiagge. Nei weekend la gente c’è ma ci sono, anche negli stabilimenti balneari, alcuni ombrelloni vuoti. Dal lunedì al venerdì, l’emorragia di affluenza turistica sulle spiagge è evidente, salta all’occhio. Basti vedere le automobili parcheggiate lungo la via della Principessa, a due passi dalla spiaggia di Rimigliano. Dal lunedì al venerdì, anche in questo caso, più della metà dei parcheggi sono vuoti. Nei fine settimana le cose cambiano: tutti pieni i parcheggi sul lato monte (gratuiti) e qualche posto libero sul lato mare (dove si paga).

AffittasiE sul web, specie nei gruppi facebook locali, le lamentele sono molte, e tutti sono concordi sul fatto che quest’anno la crisi si senta ancora di più. Massimo Cionini, 39 anni, è un architetto sanvincenzino con alcune case di proprietà proprio a 10 metri dalla spiaggia. «Ho dovuto diminuire i prezzi per il mese di agosto – dice Cionini – per affittare gli appartamenti. Gli italiani, quelli che tipicamente vengono ad agosto, li considerano troppo cari, e per gli stranieri sono sempre stati cari. Uno straniero di solito, per spendere di meno e avere un ottimo livello di servizi, preferisce andare in un agriturismo. Quest’anno non vengono neanche gli italiani. In media, a San Vincenzo, si va dai 500 ai 700 euro a settimana. La crisi morde, il mercato regge a stento. Di solito a luglio era tutto già affittato da 2 mesi, ora ho ancora una settimana libera. E in generale, qui, l’andamento è questo: basta girare per San Vincenzo e vedere quante case sfitte, con i cartelli fuori, ci sono. Il turismo balneare sanvincenzino – prosegue – sfrutta solo un aspetto del territorio, e se la gente trova qualche luogo più bello e a costi più bassi, come la Sardegna, è ovvio che preferisce passare le vacanze altrove e non qui. Specie se, oltre alle spiagge e al mare, trova molte altre attrattive culturali e storiche. Destagionalizzare: è questo il nodo della questione».

Per tanti anni l’economia di San Vincenzo si è basata sul mare e sulle seconde case, tanto che il paese – che conta 7mila abitanti, che salgono a circa 40mila in luglio e agosto – ne conta poco meno di 5mila. Delle 7.856 abitazioni censite a fine 2009, infatti, le seconde case sono circa 4.800. La domanda sorge spontanea: è stato saggio basare buona parte dell’economia locale sul cemento e sulla rendita? Un bel pezzo di territorio se n’è andato per sempre, e a quanto pare la scelta del cemento ha pagato solo a breve termine. Tanto più che il comparto degli imprenditori edili conta ben 122 imprese in un paesino come questo, con molte altre imprese correlate.

Che fine faranno se l’edilizia non si convertirà al riuso dell’esistente, dato che territorio su cui costruire ne è rimasto poco? Ma ad allontanare i turisti è anche il costo della vita sanvincenzina. Prezzi alti – salvo eccezioni – anche per mangiare e per bere, con poche offerte a livello culturale e storico in relazione ai paesi e ai borghi vicini. C’è da rivedere un po’ tutto, e non basterà solo il progetto di marketing territoriale con il brand “Alta Maremma”, “Costa Etrusca” o come lo si voglia chiamare».

Paolo Federighi- Il Tirreno 2.8.2013

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Un commento »

  • jacopo Bertocchi ha detto:

    Buongiorno,
    se fossi un turista, un curioso, un amico di un amico e leggessi con attenzione alcuni articoli sulla stampa locale e i post di blog come questo, non riuscirei a capire nulla di “cos’è” o di “com’è” la Val di Cornia. Per esempio da un comitato per Campiglia mi aspetterei di navigare su un sito che mostri anche (e non solo, ci mancherebbe…) le bellezze di un borgo come il nostro. Ovviamente esistono dei lati oscuri, delle pecche e molte cose su cui lavorare, ma per tornare all’assunto di prima, l’idea che date (sicuramente non voluta) è che Campiglia sia un posto sudicio, degradato, abbandonato a se stesso… verrebbe quasi voglia di andare in vacanza a Matera o a Cassinetta di lugagnano (luogo in cui mandarei molti dei miei concittadini a vivere).
    – Si tessono le lodi del nostro potenziale turistico inespresso (sempre per incapacità dei nostri amministratori) e sulla stampa si scrive che non ci sono abbastanza attrattive culturali per dare alternativa al turismo balneare ma al contempo si critica lo sforzo (titanico di questi tempi) di dare un senso unitario alla nostra offerta turistica (brand alta maremma appunto)
    – Si parla di affitti troppo cari e di destagionalizzazione quando la realtà è che da anni, pur avendo un potenziale enorme sotto al naso, si preferisce “strizzare” ben bene i turisti per poi chiudere i battenti a settembre e non pensarci più fino ad aprile (vi invito a chiamare gli agriturismi e le case vacanze a novembre… io l ho fatto) e magari perchè no, additare la Parchi come un carrozzone, piuttosto che come una risorsa da salvaguardare.
    – vogliamo un centro storico migliore e non ci piacciono le panchine, gli alberelli (secchi e pieni di erbacce perchè ovviamente appartengono solo al Sindaco e non alla cittadinanza) e i progetti che, a costo zero, permettono ancora una collaborazione con le Università… (NB per capire “le faccine”, come ho letto, basta avere una cartina o leggersi i cartelli che si incontrano)
    – si critica la fusione e si grida alla disfatta della sovracomunalità della Val di Cornia; si vogliono interventi costanti (come sarebbe giusto in un paese civile) per preservare un patrimonio che pare sia di proprietà di qualcun altro (tipo dei Sindaci e delle giunte comunali) e si criticano quelli attuati.
    infine si parla di albergo diffuso come fosse la soluzione di tutti i mali del nostro borgo e non si sa che sono previsti gli strumenti per farlo ma il discorso è che ci vorrebbe qualcuno che si prendesse l’onere di portarlo fino in fondo, spendendo tempo e denaro e magari (che male non fa) pagandoci pure le tasse, cosa che a molti improvvisati proprietari di seconde case (coloro appunto che vivono di rendita e si professano proletari) non piace poi molto….
    Sarà forse questo il bello della Val di Cornia, terra dalle mille contraddizioni???

    Jacopo Bertocchi

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