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Certo non nella zona di protezione speciale delle Alpi Apuane.
L’Amministrazione comunale di Massa ha recentemente annunciato di voler riaprire ben sette cave di marmo, incurante di critiche e perplessità.

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«Chiarezza sui lavori alla Pieve di Campiglia» Allora aveva ragione il CxC?

Inserito da il 22 Febbraio 2013 – 09:04Nessun Commento

Un restauratore professionista ha presentato un esposto in Procura: «Uso del cemento per le lapidi marmoree, manufatti compromessi».

«Chiedo che sia fatta chiarezza sui lavori alla Pieve Romanica di Campiglia, l’ho chiesto più volte all’amministrazione comunale, ma non ho ancora avuto risposta». Giuseppe Donnaloia, 46 anni, fa il restauratore professionale da più di vent’anni e per lui che ha partecipato a interventi importanti a Siena, Lucca, Massa Marittima, Pisa e Livorno, la Toscana è un vero tesoro con opere d’arte capaci di dare i brividi.

Giuseppe Donnaloia«Anche la Pieve Romanica di Campiglia — spiega Giuseppe Donnaloia (foto a sinistra, tratta da La Nazione) — è un gioiello, per questo quando insieme ad una ditta edile ho vinto l’appalto per il restauro, sono stato ben felice di cimentarmi nel recupero delle facciate e di oltre 500 lapidi marmoree. Nel 2010 ho lavorato con i miei cinque collaboratori benissimo finchè il cantiere è andato avanti sotto il controllo della soprintendente Maria Teresa Lazzerini dei Beni Culturali di Pisa. Poi con il pensionamento e il passaggio di consegne alla nuova soprintendente qualcosa è cambiato».

«In pratica — spiega — sono state introdotte delle varianti al piano dei restauri riducendo il mio intervento. Nello stesso tempo i costi della parte edile sono lievitati, in alcuni punti del capitolato si Campiglia Pieveè passati da poche centinaia di euro a migliaia di euro, mi chiedo se questa crescita dei costi sia normale. Ma al di là delle controversie sull’appalto, sono rimasto meravigliato dal modo di procedere. Soprattutto per la tutela dei beni culturali e artistici. Vorrei fosse fatta chiarezza su molti aspetti come l’uso del cemento per fissare le lapidi marmoree di due secoli fa: si tratta di materiali delicati che hanno bisogno di tecniche e impiego di prodotti idonei per non comprometterne l’integrità. Inoltre alcune lapidi non sono state neppure rimontate, ma gettate via insieme alla macerie. Alla fine, visto che non ottenevo risposta, ho segnalato tutto con esposti scritti alla soprintendenza e per tutelare la mia ditta mi sono rivolto anche ad un legale che ha presentato un esposto alla Procura delle Repubblica».

«Sono molto amareggiato da questa vicenda — spiega Giuseppe Donnaloia — ho subito un danno economico importante, ho dovuto sospendere la mia attività di restauratore dopo oltre 20 anni. Avevo cinque persone che lavoravano con me. Anche se ho in corso una serie di azioni legali per recuperare il denaro perduto, si tratta di tempi lunghi per la lentezza delle procedure. Intanto, solo grazie alla famiglia ho evitato il pignoramento della mia casa. Al di là delle vicende personali sono deluso per la noncuranza con la quale si è intervenuti sulla Pieve Romanica di Campiglia. Mi chiedo se sia normale che una amministrazione comunale tratti così un bene che dovrebbe essere un fiore all’occhiello per il paese».
L.F. La Nazione 22.2.2013

Il 26 novembre 2011, il Comitato per Campiglia scriveva al Sindaco del Comune di Campiglia Marittima e alla Soprintendenza per i Beni Architettonici, Paesaggistici, Storici, Artistici ed Etnoantropologici per le province di Pisa e Livorno.

14 dicembre 2011, a spiegare come stanno le cose l’architetto Donella Garfagnini, direttore dei lavori.

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