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In salvo San Cerbone, ma sacconi distrutti dalle mareggiate

Inserito da il 13 Febbraio 2013 – 19:21Nessun Commento

L’intervento della Regione era costato più di mezzo milione Chiarei: «Siamo già lavorando su un progetto di ripristino»
Dalla spiaggia sommersa di alghe e ciottoli il lembo di un geosacco spunta fuori quasi timidamente. È in quel punto che si è abbattuto il relitto che ha distrutto alcuni tra i “sacconi” che tra la primavera e l’estate scorsa il Comune aveva fatto installare a San Cerbone a tutela della chiesina e della spiaggia minacciate dall’erosione. Trascorsi sei mesi quel lavoro complesso – e per certi versi pionieristico – mostra il suo volto più debole.

I geosacchi ci sono ancora. In alcuni punti – tra la chiesina e la fonte, ad esempio – hanno resistito assai bene alle mareggiate invernali. Altrove, e per il tratto più lungo, ad avere la meglio sono le onde, che hanno travolto la viminata a ridosso dei “sacconi” e trascinato sulla spiaggia quegli oggetti contundenti – pietre, rifiuti e, appunto, una vecchia barca – che in più punti hanno lacerato una parte non troppo trascurabile dei geosacchi.

San Cerbone sacchiUna vicenda, quella dei sacchi antierosione, iniziata alla fine del 2011, quando le condizioni di emergenza del terreno sottostante la chiesina fecero attivare all’immediato l’intervento per il suo salvataggio e al tempo stesso per il rinforzo di tutta la parte di litorale adiacente, andando verso destra fino alla fonte, procedendo verso sinistra fino all’inizio dell’area dello scavo archeologico. La soluzione furono dunque i 63 moduli flessibili in tessuto Ecoreef riempiti di sabbia e posizionati a ridosso della fascia costiera, dapprima nel numero di 43, per poi aggiungervi, quasi a conclusione dei lavori, ulteriori 20 “sacconi”, ciascuno dei quali, una volta completato il riempimento, dell’ampiezza di un metro e mezzo per sei metri di lunghezza, e un peso di 40 tonnellate.

Anche il costo dell’operazione (finanziata dalla Regione) non fu da considerarsi propriamente leggero: il primo stralcio, ovvero i primi 43 sacconi, fu inizialmente fissato a 442 mila euro, poi ricalibrati a 300 mila in un secondo momento, con l’aggiunta di ulteriori 233 mila 800 euro per gli altri 20 sacchi. Totale, 523 mila e 800 euro. I lavori vennero eseguiti dall’Ati formata dalle ditte Geosystem Parma, Medita e Ge.Co (tutte provenienti da Cagliari) che, previo sgombro dell’area cantieristica, furono in grado di consegnare l’opera ai cittadini quasi alla fine di luglio.

Superata la prima “estate dei sacconi”, l’inverno è stato molto più difficile. «La zona la stiamo monitorando – spiega l’assessore all’ambiente Marco Chiarei – Abbiamo fatto vari sopralluoghi e stiamo valutando quali interventi compiere. Del resto sapevamo di dovere attendere per capire come i geosacchi avrebbero resistito al maltempo invernale, anche se in questo caso, in parte, quello che è accaduto lo dobbiamo un po’ anche alla sfortuna. Il relitto che è andato ad abbattersi in quel punto ci fa pensare anche a questo». Questo però non sembrerebbe porre una certa riserva sulla resistenza dei geosacchi? «Stiamo facendo le verifiche. In ogni caso c’è anche da dire che in prossimità della chiesina hanno fatto il loro dovere: stando a quello che è accaduto a pochi metri di distanza c’è da chiedersi cosa sarebbe successo se non ci fossero stati i geosacchi. La chiestina avrebbe resistito?».Tutto il percorso dei lavori, spiega Chiarei, è stato condotto «affinando la tecnica sul campo. Via via che si lavorava, ci rendevamo conto dove era necessario apportare delle modifiche al nostro procedere. Lo stesso è ora».

Regione e Provincia sono già state messe al corrente di quanto è accaduto: trattandosi di un intervento di manutenzione, la riparazione e riposizionamento dei sacchi dipenderà economicamente dal Comune, che già da adesso sta lavorando a un progetto di recupero e cercando di quantificare l’entità del danno, il numero di sacchi colpiti, la lunghezza del tratto di viminata da ripristinare (in tutto la struttura misura 100 metri). «L’obiettivo – conclude Chiarei – è quello di riuscire a completare l’intervento prima dell’estate. E presto avremo un quadro più chiaro di come è necessario agire».
Melisanda A. Massei – Il Tirreno 13.2.2013

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