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Certo non nella zona di protezione speciale delle Alpi Apuane.
L’Amministrazione comunale di Massa ha recentemente annunciato di voler riaprire ben sette cave di marmo, incurante di critiche e perplessità.

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Al posto dei geotubi arrivano gli scogli e il Forum attacca

Inserito da il 25 Gennaio 2013 – 13:30Nessun Commento

Sulla variante al piano relativo al 1° stralcio delle opere di protezione della costa nel tratto urbano – i cui lavori sono affidati a Sales per l’importo di 409.650 euro a fronte di 1.282.000 euro totali per le due fasi previste – consistente nella sostituzione dei geotubi con una scogliera in parte emergente dall’acqua, intervengono l’assessore all’ambiente e ai lavori pubblici Elisa Cecchini e le due opposizioni consiliari Forum e per tutti.

San Vincenzo scoglieraSecondo Cecchini, l’erosione sarebbe presente su tutta la costa, e i tecnici non l’avrebbero imputata al nuovo porto. «Per i tecnici – dice Cecchini – la variazione rispetto al progetto iniziale non è sostanziale e non richiede una nuova Via (Valutazione d’impatto ambientale, ndr). Come politico, devo cercare di risolvere i problemi partendo dalle analisi dei tecnici. Erosione causata dal porto? A quanto dicono i tecnici no, perché il problema è diffuso su tutta la costa. A Follonica, un intervento analogo ha avuto ottimi risultati. La seconda fase del progetto? Vediamo come funziona la prima. Il progetto è delicato e ci invita alla prudenza e al monitoraggio costante».

Dure sono le critiche da parte dei due consiglieri del Forum Nicola Bertini e Maurizio Viliani: «Così si perde – sostengono – anche la risorsa turistica più importante: la spiaggia. Niente più spiaggia naturale, ma si inaugura l’epoca delle spiagge artificiali in tutto il tratto urbano. Il nuovo porto ha modificato l’impatto delle correnti, ed ha costretto l’amministrazione a progettare opere costosissime di contenimento dell’erosione. Dal geotessuto si passa ai pennelli, ed il mare sarà recintato da una diga sommersa.

Incredibile che non serva una valutazione d’impatto ambientale. Le amministrazioni hanno costretto questo territorio a pagare conseguenze simili per rendere il vecchio porto un approdo privato, garantendo al gestore guadagni sia nell’approdo che nelle opere di contrasto ai danni provocati dalla diga foranea. Il progetto, che cambierà il volto del paese – prosegue il Forum – non ha meritato né discussioni pubbliche coi cittadini (che lo finanzieranno per quasi 1.300.000 euro) né passaggi in consiglio, ma solo una determina dirigenziale».

Non si schiera né a favore né contro Davide Lera, capogruppo di San Vincenzo per tutti, il quale, tuttavia, parla di necessità di interventi per proteggere la costa. «La questione è tecnica – dice Lera – e non ho gli strumenti necessari per emettere giudizi. Certo è che qualcosa, per proteggere la costa, è necessario. Un intervento del genere, a Follonica, ha avuto successo. Quindi – conclude l’avvocato – aspettiamo e vediamo i risultati della prima fase».

Paolo Federighi – Il Tirreno 25.1.2013

Cambia il progetto per proteggere le spiagge cittadine.
La barriera sommersa in geotubi verrà sostituita da una scogliera che in parte emergerà dall’acqua

Cambia sostanzialmente, attraverso una seconda perizia suppletiva e di variante, il progetto di realizzazione delle opere per la protezione delle spiagge antistanti l’abitato, di cui Il Tirreno dette notizia il 6 maggio 2011. I lavori furono affidati dal Comune, nel settembre 2008, alla Sales spa di Roma, ed il progetto esecutivo del primo stralcio fu approvato dall’ente nel febbraio 2011 per un importo di 409.650 euro, a fronte di un importo complessivo per le due fasi di lavori previste di 1.282.000 euro.

La nuova perizia di variante consiste fondamentalmente nella sostituzione della barriera sommersa in geotubi con una barriera soffolta in scogliera perpendicolare alla costa, con un tratto emerso per il radicamento della stessa a riva. Secondo quanto scrive l’ingegner Giacomo Gazzini, direttore dei lavori e autore della perizia di variante, la decisione di realizzare il pennello ortogonale a riva in scogliera, sarebbe maturata sulla base di ulteriori verifiche sulle caratteristiche prestazionali dei geotubi, che hanno evidenziato ridotta resistenza a danni di tipo meccanico e vandalismi, con possibilità, quindi, di scarsa durabilità dell’opera. Durata delle strutture in geotessuto che, secondo Gazzini, è comunque inferiore a quella delle strutture tradizionali in scogliera.

In breve, i lavori della seconda perizia suppletiva e di variante differiscono dalla prima per l’utilizzo dei massi naturali anziché del geotessuto, per una traslazione verso nord del pennello perpendicolare alla costa e per il prolungamento dello stesso fino alla riva, cosa che meglio garantirebbe la funzione di contenimento delle sabbie. La progettazione fu affidata nel 2009 all’ingegner Pierluigi Aminti dell’Università di Firenze, per l’importo di 89.972 euro, mentre l’incarico di direttore dei lavori e di coordinatore della sicurezza in fase progettuale ed esecutiva, fu affidato nel 2010, appunto, all’ingegner Giacomo Gazzini, dello studio tecnico associato “Hydrogeo ingegneria” di Firenze, per l’importo di 22.597 euro. Per lo svolgimento del monitoraggio, l’incarico è stato affidato a “Tea Ambiente srl” di Pisa, per l’importo di 22.800 euro. Secondo l’ente locale, le modifiche non comporterebbero effetti negativi sull’ambiente e non necessiterebbero di verifica d’impatto ambientale, che l’amministrazione comunale dice di aver comunque già effettuato, con esito positivo, in sede d’esame da parte degli organi competenti del progetto principale. I lavori di tale perizia suppletiva e di variante sono stati autorizzati il 14 gennaio e dovrebbero iniziare a breve.

Paolo Federighi – Il Tirreno 23.1.2013

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