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Alla Sterpaia una piantagione-pilota per coltivare il grano di secoli fa

Inserito da il 13 Novembre 2012 – 12:08Nessun Commento

Al via un progetto di recupero di coltivazioni biologiche e autoctone di frumento. A giugno la Val di Cornia ha sottoscritto con l’Università di Firenze, con la Provincia, i Comuni di Piombino, Campiglia Marittima, Suvereto e San Vincenzo, il Coordinamento Toscano Produttori Biologico e l’Associazione Val di Cornia Bio un protocollo d’intesa la cui finalità è lo sviluppo di una collaborazione tecnico-scientifica, di studio, ricerca e formazione nell’ambito delle attività della biologia vegetale, delle scienze agronomiche e delle produzioni vegetali a basso impatto ambientale con particolare riferimento alla conservazione delle antiche specie vegetali con il fine della conservazione della biodiversità e la promozione delle specie autoctone.

In questo contesto, la Parchi ha messo a disposizione del progetto una porzione di terreno agricolo del Parco costiero della Sterpaia al fine del recupero di coltivazioni biologiche e autoctone di frumento grazie alla semina di grani antichi. Il progetto, supervisionato da Stefano Benedettelli dell’Università di Firenze, ha avuto il suo avvio. All’interno della porzione di terreno dedicata alla semina di Grani Antichi, un lotto verrà utilizzato dal professore per la semina a mano di germoplasmi di grano antico duro e tenero. Lo scopo è quello di valutare la resa di una coltura in ambienti salini e quindi la possibilità, considerata la sempre maggiore scarsità di acqua, di utilizzare falde idriche di acqua salata.
La Nazione 11.11.2012

Semina sperimentale di grano antico dentro la Sterpaia
È partito ieri un progetto di recupero di coltivazioni biologiche e autoctone di frumento all’interno del nel parco della Sterpaia, recuperando all’uso agricolo un terreno già in passato destinato alle semina del grano ed ora abbandonato. Nel giugno scorso la Parchi Val di Cornia aveva sottoscritto con l’Università di Firenze (Dipartimento di scienze delle produzioni vegetali, del suolo e dell’ambiente agroforestale), con la Provincia di Livorno, i Comuni di Piombino, Campiglia Marittima, Suvereto e San Vincenzo, il coordinamento toscano Produttori biologico e l’associazione Val di Cornia bio un protocollo d’intesa la cui finalità è lo sviluppo di una collaborazione tecnico-scientifica, di studio, ricerca e formazione nell’ambito delle attività della biologia vegetale, delle scienze agronomiche e delle produzioni vegetali a basso impatto ambientale con particolare riferimento alla conservazione delle antiche specie vegetali con il fine della conservazione della biodiversità e la promozione delle specie autoctone.

La Parchi ha messo a disposizione del progetto una porzione di terreno agricolo della Sterpaia al fine del recupero di coltivazioni biologiche e autoctone di frumento grazie alla semina di grani antichi. Il progetto, supervisionato dal professor Stefano Benedettelli dell’Università di Firenze, ha avuto oggi il suo avvio.

All’interno della porzione di terreno dedicata alla semina di grani antichi, un lotto verrà utilizzato dal professore per la semina a mano di germoplasmi di grano antico duro e tenero. «Scopo di questo progetto – sostiene il professor Benedettelli – è quello di valutare la resa di una coltura in ambienti salini e quindi la possibilità, considerata la sempre maggiore scarsità di acqua, di utilizzare falde idriche di acqua salata.

Oltre a questo il progetto porterà anche ad una valutazione della qualità del prodotto realizzato che avrà probabilmente caratteristiche che potranno fare di queste produzioni delle “tipicità” locali. Il progetto vuol farsi promotore di una filosofia legata alla realizzazione di coltivazioni biodinamiche e di alta qualità. Oltretutto da queste antiche sementi si ottengono farine ben più ricche e digeribili rispetto alle farine che si trovano di solito in commercio».

Luca Sbrilli – Presidente della Parchi Val di Cornia – aggiunge: «Con questo progetto vogliamo rafforzare il concetto del parco come luogo di ricerca e sperimentazione per le Università, inoltre intendiamo contribuire al recupero e sviluppo della biodiversità delle specie vegetali così come si conviene in ogni parco naturalistico. In aggiunta, grazie all’apporto dell’Università, intendiamo promuovere per il sistema agricolo locale, un esempio di recupero di produzione tipica senza l’uso di prodotti chimici per un agricoltura di qualità e senza impatti sull’ambiente. Ci piacerebbe – conclude Sbrilli – stimolare l’avvio in Val di Cornia, di una filiera, che dagli antichi grani e dalle farine che ne derivano, poter creare la materia prima di elevata qualità per le realtà della ristorazione locale. In sintesi, il legame aree protette, agricoltura di qualità ed enogastronomia oltre a rafforzare i caratteri identitari del nostro territorio, può essere un trinomio vincente a supporto del turismo della Val di Cornia.
Il Tirreno 12.11.2012

Foto tratta da Corriere Etrusco

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