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Etruschi a San Vincenzo, niente soldi per nuovi scavi

Inserito da il 13 Ottobre 2012 – 13:29Un commento

«La scoperta delle tombe della necropoli del podere San Dazio rappresenta un primo fondamentale contributo alla conoscenza della dinamica del popolamento del distretto minerario del campigliese. Quale ruolo avessero e che tipo di controllo esercitassero sulle risorse dell’entroterra minerario i gruppi aristocratici a cui si deve riferire il sepolcreto di San Dazio e in quali rapporti fossero con la classe gentilizia di Populonia, costituiscono una serie di interrogativi che solo il proseguimento e l’ampliamento delle ricerche potrà chiarire». Questo il passaggio finale del saggio “La necropoli orientalizzante del Podere San Dazio nel distretto minerario di Populonia”, scritto da Antonella Romualdi, Rosalba Settesoldi ed Elsa Pacciani, pubblicato nel numero 12 di “Rassegna di ” del 1994-95.

Gli etruschi a San Vincenzo? Sì. La comunità scientifica lo ha confermato da anni, ma successivamente alla prima scoperta di Giorgio Manetti del 1983. Le scoperte e le teorie di Manetti, 76enne geometra sanvincenzino, di cui si è scritto, sarebbero confermate, anche se solo in parte, dalla letteratura in materia. Altra testimonianza a favore arriva dal sanvincenzino Sergio Faucci, che faceva parte negli anni ’80 del locale Circolo archeologico. Nel 1985, il Circolo archeologico inviò alla Sovrintendenza la segnalazione dell’esistenza di una zona di interesse archeologico, nei pressi di Poggio le Strette e Manienti, e i suoi componenti entrarono in contatto con Antonella Romualdi (oggi scomparsa). «Trovammo resti etruschi – racconta Faucci – e li segnalammo alla Sovrintendenza. I nostri nomi, in qualità di segnalanti, furono pubblicati.

Fu così che Antonella Romualdi fece porre la zona sotto vincolo archeologico e fece iniziare gli scavi. Da questi si venne a conoscenza della presenza di tombe etrusche appartenenti ad esponenti dell’aristocrazia. Secondo ciò che ci comunicò Romualdi – prosegue – poteva trattarsi di un importante nucleo abitato che avrebbe potuto mutare la storia etrusca conosciuta».

Gli scavi, iniziati nel 1991, non furono proseguiti, da ciò che ci dice Faucci, per mancanza di fondi. «Sì – conferma Faucci – ed è un peccato per il patrimonio storico e culturale, ma non solo: la ricchezza di storia e archeologia del territorio di San Vincenzo potrebbe avere risvolti eccezionali per il nostro turismo».

Sugli scavi e sulle quali teorie di Manetti – convinto che il centro abitato di Populonia fosse a Poggio le Strette – si esprime Silvia Guideri, archeologa e direttrice della Val di Cornia. «Secondo gli studi di questi anni – dice Guideri – nella zona in questione potrebbero esservi stati nuclei abitati satellite, dipendenti dal maggiore centro abitato di Populonia e di cui mi auguro si possa mostrare l’evidenza con future campagne archeologiche». « Di solito, vicino alle miniere c’erano nuclei abitati più o meno grandi e importanti.

Sull’ipotesi di Manetti circa l’utilizzo, durante il Medioevo, di pietre di un muro etrusco per costruire la Rocca di San Silvestro, credo di poter escluderne qualsiasi fondamento. Sappiamo con certezza che le costruzioni di San Silvestro sono in calcare (presente in loco) risalente al X secolo circa d.C. Sarebbe stato, tra l’altro – prosegue – poco agevole trasportare pietre per centinaia di metri quando, invece, il calcare era a portata di mano. Sarebbe importante proseguire gli scavi in quella zona, ma purtroppo, visto il periodo critico a livello economico, non credo che il ministero possa pensare a grossi investimenti a breve. Non è solo la conoscenza di quella zona a dover essere approfondita, ma molte altre qui nei dintorni».

Il professor Franco Cambi, dell’Università di Siena, tende a scartare il fulcro delle teorie di Giorgio Manetti e a confermare, in breve, quanto espresso da Guideri: «Poco plausibile – sottolinea – che a Poggio le Strette esistesse l’abitato di Populonia. Populonia era sicuramente il centro abitato principale. Plausibile, invece, che esistesse a Poggio le Strette un centro abitato dipendente da Populonia».
Paolo Federighi – Il Tirreno 13.10.2012

Leggi anche:
«Etruschi tra San Vincenzo e Campiglia» Sanvincenzino appassionato di storia trova resti di tombe e templi indicandoli come la prima Populonia 12.10.2012

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Un commento »

  • angiolo ha detto:

    Condivido la motivazione dell’autore dell’articolo, ma ci sono delle grosse inesattezze circa la ricostruzione della segnalazione che fu fatta alla Dott.ssa Romualdi, persona a me molto cara e purtroppo scomparsa precocemente.
    Se si ha la pretesa di addentrarsi nella ricostruzione dei fatti bisogna attentamente controllare le fonti: le tombe di San Dazio non furono segnalate dal Gruppo Aarcheologico di San Vincenzo ma da una segnalazione dell’aprile 1991, così come risulta nelle note a pag. 272 della Rassagna di Archeologia n. 12.
    L’area archeologica all’epoca era in fase di saccheggio ed il tempestivo intervento di scavo delle due tombe da parte della Sopraintendenza, ha evitato la depredazione totale.
    Ad oggi purtroppo la zona suddetta è ritornata preda dell’azione di clandestini e sembra che nessuno tuteli l’area archeologica e quest’ultima venga abbandonata a se stessa.
    Angelo

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