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Il borgo a cinque stelle: boom dell’albergo diffuso

Inserito da il 9 Agosto 2012 – 07:34Nessun Commento

A caccia di antiche storie e di emozioni nuove, tra vecchie pietre e borghi rinati. Dormendo in stanze medioevali, in palazzi di marmo medicei come a Santo Stefano di Sessanio, in Abruzzo, oppure nelle grotte dei sassi di Matera, ma con tutte le comodità hi tech. In alloggi sparsi lungo vicoli e piazze dove tutto, dal ristorante al concierge dell’hotel, è nel raggio di duecento metri.

Luoghi magici dove puoi riposarti in tranquillità, tra un bagno in piscina e una passeggiata, ma anche fare corsi di cucina, gite in carrozza, lanciarti nel vuoto attaccato a una fune per andare velocemente da un paese all’altro o raccogliere olive con i contadini.

Non è un bed and breakfast né un agriturismo: la risposta vincente di questa calda estate di crisi sembrano essere gli alberghi diffusi. Nati dall’intuizione di un poeta dopo il terremoto del Friuli, per riportare a nuova vita borghi che altrimenti sarebbero stati abbandonati dagli abitanti, questi alberghi sono aumentati del 20 per cento in un solo anno, e sette su dieci hanno avuto più clienti rispetto al 2011, come spiega una ricerca della società di consulenza turistica Jfc.

Nell’era della globalizzazione si moltiplicano infattii viaggiatori in cerca di luoghi ricchi di tradizione e storia, ma soprattutto di emozioni, di esperienze diverse a creare una nuova geografia dell’anima e un nuovo calendario delle vacanze. Perché l’hotel diffuso vive tutto l’anno, e cosi ci si può ritrovare coinvolti nelle feste patronali del paese, nella spremitura delle olive (per esempio nella antica locanda La diligenza a Borgo la pace, nell’alta valle del Metauro al confine con Umbria e Toscana). E c’è sempre un borgo giusto per tutte le età.

Tanto che se a Rocca di Mezzo, in provincia dell’Aquila, si organizzano passeggiate in carrozza, l’hotel le Costellazioni sulle Dolomiti lucane propone per giovani coraggiosi e che non soffrono di vertigini un mezzo di trasporto particolare, il volo dell’angelo: due cavi di acciaio agganciati alle pareti della montagna collegano Pietrapertosa e Castelmazzano, per librarsi a cento all’ora a cinquecento metri di altezza.

Chi sceglie questi luoghi per le vacanze, spiega Massimo Ferruzzi di Jfc, ha sicuramente curiosità e immaginazione, voglia di scoprire pezzi di storia e angoli di Italia sconosciuti. Cosi il 46 per cento arriva dall’estero. Germania e Francia guidano la classifica con il 20 e il 14 per cento dei clienti, mentre comincia l’onda russa e cinese (3,4%). A spingere i turisti, raccontano gli intervistati, è la voglia di trovare un luogo autentico, originale, e di condividerlo con chi ci abita da sempre. La voglia di qualcosa di lontano dalle logiche dello standard, dell’omologazione.

E in questi luoghi lo trovano, perché ogni spazio viene riportato a nuova vita. Così alle Corte Fiorita di Bosa, in Sardegna: alcune camere saranno presto disponibili all’interno delle antiche conce. All’Urbino Resort di Urbino, invece, il centro benessere è stato costruito all’interno del fienile, mentre Piana dei Mulini di Colle d’Anchise era un mulino ad acqua e centro per la colorazione delle lane.

Vecchi luoghi e tradizioni da scoprire. Come quella culinaria: così la Grotta dell’Eremita a Castelmezzano (Potenza) organizza visite in azienda per mostrare la produzione di prodotti caseari, il Trullidea di Alberobello, ovviamente disseminato in tante case dal caratteristico tetto a punta, offre lezioni di cucina pugliese mentre da Omu Axiu, a Orroli, in provincia di Nuoro, nella cinquecentesca casa di famiglia arrivano anche turisti giapponesi per due giorni di cooking classes. Nella mappa italiana, Umbria e Marche sono al primo posto con otto borghi-albergo a testa, seguono Toscana e Sardegna con sei, poi Molise e Puglia, Lazio e Sicilia con quattro località. A creare una geografia alternativa di luoghi del cuore e della memoria, ristrutturati nel rispetto della storia e della cultura locale.
Per ritrovarsi e non dimenticare.

Caterina Pasolini
la Repubblica 8.8.2012

Per saperne di più:

 

 

 

 

 


Alberghi diffusi, occasione di recupero architettonico: l’esempio virtuoso dei Sassi di Matera

Alberto Grieco

Alberghi-diffusi-aUn modo innovativo e sostenibile di prendersi cura dei borghi di interesse storico-architettonico sta prendendo piede anche in Italia, ed è il modello degli alberghi diffusi, che occupano piccole porzioni di spazio urbano estendendosi in orizzontale, come un micro quartiere, anziché in verticale come un palazzone multipiano. Più simili ad abitazioni che ad hotel, gli alberghi diffusi si rivolgono a chi vorrebbe fare del turismo un’occasione per interagire più con i residenti della casa di fianco, piuttosto che con i vacanzieri dell’hotel di fronte.

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Potrà sembrare un’idea assurda, eppure non molto tempo fa si viaggiava per conoscere cose nuove, e tornando a casa ci si sentiva arricchiti come se si fosse importata un po’ di cultura. Oggi invece la vacanza è piuttosto un mezzo per esportare ignoranza. La nostra. È noto infatti il motto “sembri un italiano in vacanza” che gli stranieri usano per etichettare (certo, è un pregiudizio) il prototipo del coatto sprovveduto da villaggio vacanze.

I progetti di alberghi diffusi nascono invece da un’interessante ambizione culturale: dare dignità nel nostro Paese al cosiddetto “Patrimonio Storico Minore” ed al nostro Paesaggio. L’aggettivo “minore” (una distinzione in realtà fuorviante) deriva semplicemente dal fatto che tali patrimoni non sono stati creati dall’opera demiurgica di una ricca committenza, attraverso l’interpretazione, unica, creativa e “artistica”, di un architetto, ma da una collettività indifferenziata con le sue professionalità “artigianali” che affonda le sue radici in uno specifico contesto storico legato indissolubilmente al suo territorio e alla sua gente.

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Quello realizzato nei Sassi di Matera dal gruppo Sextantio è un molto suggestivo che nasce anche grazie all’esperimento di successo realizzato (contro ogni pronostico) nel borgo medievale di Santo Stefano di Sessanio (AQ), e pur con tutte le differenze dei due contesti, i due progetti mirano a generare sostanzialmente due cose:

  • un modello di ospitalità originale
  • un modello di sviluppo turistico sostenibile del territorio.

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Obiettivi ambiziosi, ma realizzabili. I requisiti che un albergo diffuso deve rispettare sono i seguenti:

•        Qualità dei servizi – Struttura ricettiva alberghiera gestita in forma professionale.
•        abitato Unità abitative dislocate in più edifici separati e preesistenti.
•        Servizi comuni – Presenza di locali adibiti a spazi comuni per gli ospiti (ricevimento, sale comuni, bar, punto ristoro).
•        Distanza ragionevole degli stabili – massimo 200 metri tra le unità abitative e la struttura con i servizi di accoglienza (i servizi principali).
•        Presenza di una comunità viva – Comunità ospitante, integrazione concreta nel territorio e nella cultura del luogo.
•        Presenza di un ambiente autentico – Integrazione con la realtà sociale e la cultura locale.
•        Riconoscibilità – Identità definita e uniforme della struttura; omogeneità dei servizi offerti.

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L’albergo diffuso di Sextantio nei Sassi di Matera riesce a mantenere incredibilmente intatto l’arcaico rapporto di reciproca integrità tra territorio naturale e costruito storico, tutelando quell’insieme delicato di elementi spesso trascurato chiamato “paesaggio”. Qui tutto è stato recuperato in modo da alterare il meno possibile, prendendo alla lettera la parola “conservazione”. Scordatevi dunque alberghi multipiano, maxi residence con piscina, camionistiche insegne al neon (che io proibirei per legge, ma questa è una mia idiosincrasia), reception tanto sofisticate quanto tamarre, luci invadenti e tutto quanto c’è di inutile nel mare magnum del “cianfrusagliame elettronico” che decora allegramente i nostri spazi. Qui tutto è essenziale, tutto è minimale, tutto è perfetto.

E come potrebbe essere altrimenti? Il paradosso dei Sassi di Matera è proprio questo: un perfetto equilibrio di pietra, un anacronismo sempre attuale: un borgo antico, ma mai antiquato; preistorico, eppure tutt’altro che arretrato. Matera è la Signora che fu Contadina, passata da “vergogna nazionale” (a causa delle sue condizioni di degrado nel dopoguerra) a “Patrimonio Mondiale dell’Umanità”. La doppia anima di questa città rappresenta l’espressione paradigmatica di molto patrimonio culturale italiano, spesso trascurato, dimenticato e oltraggiato, che attende solo di essere riscoperto.

Per valorizzare tali contesti di enorme pregio ma a rischio degrado, lo sviluppo di progetti come gli alberghi diffusi si è rivelato particolarmente adatto:  in tal modo si  possono recuperare e valorizzare interi quartieri, andando a riqualificare pezzi di città storica trascurati, vecchi edifici non utilizzati ed al tempo stesso si contribuisce concretamente a potenziare l’offerta della ricettività turistica senza occupare nuovo suolo con nuove costruzioni. Una soluzione brillante dunque, del tipo che gli anglosassoni chiamerebbero win-win, dove tutti hanno qualcosa da guadagnare: cittadini, imprenditori, architettura, ambiente. Il che in definitiva, è esattamente quello che dovrebbe essere la sostenibilità.

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Tratto da architetturaecosostenibile.it

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