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Per Montioni, anni e soldi buttati via. Scrive Roberto Magazzini

Inserito da il 21 Aprile 2012 – 13:29Nessun Commento

La speranza del Parco. Adesso si torna a parlare di valorizzazione, spero che vengano coinvolti anche gli esperti locali.
Dopo le polemiche di questi giorni vorrei dire la mia su Montioni, ,considerati i tanti anni di attività escursionistiche e survival svolte proprio lì. Ogni volta che si affronta l’argomento si riaccende dentro di me la speranza di veder prender forma in maniera concreta alle strutture pulsanti del parco, ma mi sembra che poi tutto vada nel dimenticatoio.

Sicuramente se quegli 8.000 ettari che compongono il parco fossero stati in un solo Comune, come gli altri della Val di Cornia, invece di trovarsi tra due province,cinque comuni,e una miriade di competenze, tutto sarebbe stato più facile e a quest’ora il parco con molta probabilità sarebbe già operante, ma questa non è una giustificazione.

I primi rumors sul parco risalgono al 1978 con convegni alle varie sagre e feste di partito, poi gli anni ’80 rincarano la dose sulla fattibilità del progetto coinvolgendo l’università verde portata avanti da vari ambientalisti ed ex sessantottini. Si arriva al primo progetto del parco affidandolo all’architetto di grido nazionale Italo Insolera che viene applaudito da politici e abitanti delle due province.

Intanto a Suvereto un’associazione di trekking, l’Ase trekking e incomincia senza l’aiuto di nessuno a portare centinaia di escursionisti all’interno del parco cercando di valorizzarne il patrimonio, e sentendosi promettere la scuola di Montioni come base per le sue attività. In quell’associazione c’ero anche io.

Nei primi anni novanta, grazie all’interessamento dell’allora assessore ai lavori pubblici del Comune di Suvereto Piero Magazzini e del sindaco Walter Gasperini, che coinvolgono gli assessori provinciali di Livorno Giovanni de Bonis e Mario Recordati, arrivano i famosi 80milioni delle vecchie lire, dal progetto della riconversione industriale, per il restauro della scuola di Montioni che doveva diventare la foresteria del parco. I vari ritardi amministrativi, poi le gare di appalto andate deserte, il cambio della giunta, portano al compimento dell’opera dopo quasi 10 anni dallo stanziamento dei fondi, quando ormai le risorse umane dell’Ase trekking e archeologia erano esaurite.

Mi ricordo che ci fu una bella inaugurazione, ma poi le cose rimasero come prima. Nel 1995 si arriva alla stesura della carta escursionistica del parco di Montioni, portata avanti dalla giunta del sindaco Rossano Pazzagli. La foresteria era pronta e arredata, ma purtroppo essendo tenuta sempre chiusa, dopo pochi anni dal suo restauro fu dichiarata inagibile. Negli anni 2000 c’è stato il recupero di stalloni, strutture antiche sapientemente restaurate e che veramente avrebbero una potenzialità enorme; ma la loro gestione stenta a dare profitti, visti gli alti costi di manutenzione e di riscaldamento. Fino ad arrivare ai giorni nostri dove le Province e i Comuni anno speso 100.000 euro per costituire il consorzio di gestione. Tanti hanno gridato alla creazione del solito concone, voci subito smentite dal sindaco di Suvereto, Pioli. Tanti pensano che forse bisognava affidare Montioni a una realtà già affermata da anni nel settore, come la Parchi Val di Cornia, e sinceramente anche io la penso così. Leggo dai giornali che a breve il consorzio attiverà la nuova carta dei sentieri del parco di Montioni,e altri progetti come il prolungamento delle ippovie, la cartellonistica del parco e l’accesso alle miniere vero motore attrattivo del parco. Bisogna però realizzare una bella carta di Montioni andando a toccare tutti i punti interessanti del parco, fare una segnaletica chiara e leggibile, fare una grande promozione marketing, ma soprattutto curare la manutenzione dei sentieri. Le potenzialità del parco di Montioni sono enormi. Mi auguro che vengano coinvolte nella stesura del progetto gli esperti locali come il dottor Tiziano Arrigoni e Anna Dell’Omodarme, senza andare a cercare consulenze di grandi luminari esterni alle nostre realtà come è successo in passato.
Roberto Magazzini

Il Tirreno 21.4.2012

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