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Il dibattito su Rimigliano: scontro Pd val di Cornia – Regione

Inserito da il 15 Marzo 2012 – 23:503 Commenti

Enrico Rossi prigioniero dell’Idv.
Ha bloccato un villaggio turistico. La Cgil è favorevole . Ha ceduto su San Vincenzo (Livorno) in nome di Vasto (Chieti), nel senso della città simbolo dell’alleanza di sinistra, da quando Bersani, Di Pietro e Vendola ci scattarono una foto. È l’accusa che Michele Biagi, sindaco Pd della cittadina toscana, muove al governatore democratico Enrico Rossi.
La Regione Toscana ha infatti stoppato il progetto di sviluppo turistico (120 case, un albergo da 75 camere) che il municipio vuole realizzare in quel di , parco naturale, assecondando le richieste dell’assessore all’Urbanistica, la dipietrista Anna Marson, che giudica eccessive le volumetrie dell’intervento. Il governatore ha fatto approvare in una giunta lampo una conferenza paritetica comune-regione per trovare un punto di mediazione sull’insediamento.

Biagi, classe ’66, sindaco di San Vincenzo dal 2004 coi Ds e poi col Pd (e il 60% dei voti), che l’intervento aveva fortemente voluto, non ha gradito la capitolazione del suo governatore e ha annunciato al Corriere Fiorentino, d’aver dato mandato ai legali di verificare «se si può portare tutto in tribunale». Il riferimento alla foto di Vasto lo ha fatto lui, forte del sostegno della Federazione Pd della Val Cornia, e dei sindaci della zona, tutti piddini del resto.

S’è richiamato, Biagi, a un problema scottante delle alleanze in regione: il segretario toscano del Pd, Andrea Manciulli, s’è pronunciato a più riprese, nei giorni scorsi, a favore di un’apertura all’Udc, mentre Rossi ha pubblicamente ribadito di voler guardare a sinistra. «Non mi sembra che le posizioni di alcuni sindaci o di alcune federazioni del Pd siano sulla stessa linea del presidente», ha notato Biagi, «il problema è politico e non riguarda solo noi. Ma se si deve risolvere con qualcuno che ha potuto mettere la bandierina del vincitore su San Vincenzo, allora sia almeno chiaro che si è persa una occasione importante di sviluppo».

Rossi non ha risposto direttamente. L’altro ieri, affievolitasi la buriana, ha parlato in una nota di «una procedura normale attivata con lo scopo di trovare una soluzione condivisa con il comune nel più breve tempo possibile». E sulle rimostranze dei suoi compagni, ha fatto spallucce: «Il Pd locale ha protestato? A Castiglion della Pescaia toccò al centrodestra», ha detto ricordando un episodio analogo. È parso sicuro, il presidente, forse sapendo che la Marson, nella commissione istituita, sarà contornata (blindata?) da consiglieri regionali e amministratori locali tutti in quota Pd.

Chi pare fidarsi poco è la Cgil teme che la mancanza di certezze spinga la proprietà a mollare, dopo un investimento di 30,5 milioni e sette anni di progetti e di iter autorizzativi. «Si perderebbero 300 posti di lavoro fra opere di cantiere e addetti del turismo», hanno scritto i cgiellini. E anche gli artigiani «rossi» della Cna si sono fatti sentire.A rendere singolare la vicenda, e a inquietare il costruttore Maurizio Berrighi, proprietario con altri soci della tenuta di Rimigliano, c’è il fatto che proprio Callisto Tanzi avesse ottenuto, nel 1997, una concessione per interventi ben più invasivi: un albergo-residence da 260 appartamenti dotato di auditorium da 3mila posti, 28 ettari di villette, un parcheggio multipiano collegato da un ponte. Opere che il re del latte avrebbe certamente realizzato se indebitamento e bond tarocchi non avessero travolto il gruppo.

Cos’è accaduto nel frattempo? Che Biagi è entrato nel mirino degli ambientalisti realizzando, nel 2006, il nuovo porto turistico. «Una diga», l’aveva definito, scandalizzato, Fulvio Pierangelini, lo chef del Gambero rosso, ristorante stellato della città. E Legambiente era corsa a issare simbolicamente su quelle acque la «bandiera nera», dell’ignominia ecologista. Biagi aveva tirato diritto, convinto che l’opera, realizzata senza che il comune sborsasse un centesimo, portasse sviluppo in città. E da Firenze, l’assessore all’Urbanistica, Riccordo Conti, dalemiano di ferro, aveva benedetto l’operazione: «La Val di Cornia è un’esperienza pilota per l’urbanistica in Toscana», aveva detto, «tutela e sviluppo stanno insieme grazie alla capacità di governo pubblico del territorio».

Oggi lui, responsabile infrastrutture del Pd, è a fare il consigliere di amministrazione, in quota Monte de Paschi, di F2i, fondo infrastrutturale di Vito Gamberale, mentre l’urbanistica regionale è in mano a una vestale del paesaggio, targata Idv. E Biagi è rimasto solo.
di Goffredo Pistelli –Italiaoggi.it 15.03.2012

«Rimigliano, la rivolta del pd. Altro che avanti tutta».
I costruttori e i
democrat della costa livornese lo ripetono come un mantra: «Per fortuna che lo slogan era “Toscana avanti tutta”…». Lo ripetono sottovoce, ma il mantra, essendo tale non se ne va. Perché per chi ha comprato la tenuta di Rimigliano ormai 8 anni fa — 30 milioni tutto compreso con già la possibilità di edificare — si aspettava meno lungaggini, meno intoppi, meno comitati.

Si aspettava di mettere in pratica il progetto, non quello di Tanzi con tanto di maxialbergo e parcheg- gio multipiano, ma un progetto più soft con un albergo da 75 camere, 120 appartamenti e un’azienda agricola. Un progetto che il costruttore Maurizio Berrighi sperava di aver già messo in pratica perché ripete da sempre «conserva i vecchi poderi e consuma 8 ettari su un totale di 560». 

E invece è arrivato l’ennesimo stop. Imposto dal fuoco amico, dalla Regione, dalla giunta di Enrico Rossi (eletto sotto lo slogan «Toscana avanti tutta») che non senza conflitti interni ha deciso per la conferenza paritetica che ora rischia di ridimensionare il piano approvato dal Comune di San Vincenzo.

E allora il mantra è diventato corale venerdì sera durante la direzione territoriale del Pd Val di Cornia a cui ha partecipato anche il segretario regionale Andrea Manciulli. Da quella riunione, qualcuno nel Pd — in primis il sindaco di San Vincenzo Michele Biagi — si aspettava che dopo lo sgambetto, ne uscisse un documento bomba contro la Regione. E invece quel documento è meno detonante del previsto (non nella sostanza) ma tiene dentro il mantra, quasi a sottolineare che il caso Rimigliano rischia di essere l’emblema di una Toscana se non indietro tutta ferma al solito punto.

Con il Pd, ancora oggi, costretto a porsi il problema di come si governa lo sviluppo, quali debbano essere i rapporti (e i pesi) tra Regione e Comuni e come ci si misura con i comitati. «Lo slogan “Toscana avanti tutta” si può concretizzare rinnovando quel rapporto tra istituzioni e società che ha caratterizzato la storia della nostra Regione facendo le scelte utili per rilanciare la modernizzazio- ne di un territorio che rischia marginalità e arretratezza», scrivono i democrat.

Ma dopo Rimigliano, dice il Pd della Val di Cornia, è necessario un «cambiamento» che «non potrà che avvenire attraverso un confronto ampio tra le forze politiche e nella società toscana e non certo attraverso forzature nè tantomeno con l’apertura di conflitti istituzionali (il riferimento è all’attivazione della conferenza paritetica, ndr). Sette anni per approvare un piano ci appare un tempo sufficiente e forse eccessivo per una regione che nei programmi elettorali si pone obiettivi ambiziosi di efficienza e trasformazione».

Il Pd conferma l’appoggio al sindaco Biagi che sta valutando se ci siano margini per un ricorso al Tar contro la Regione e lo stop al piano. E mentre i soci della Rimigliano srl nei prossimi giorni decideranno il da farsi (in 7 anni di «immobilismo» raccontano di aver già perso 4 milioni) c’è da capire bene perché è stato deciso il blocco della variante. Un perché tutto tecnico che sta nella relazione che motiva la delibera con cui la Regione ha impugnato il piano di Rimigliano: nella variante «permangono profili di contrasto con i contenuti del Pit», il piano integrato territoriale (la Bibbia regionale che stabilisce dove e come modificare il territorio) che ha definito quasi intoccabile Rimigliano.

Secondo la Regione i volumi previsti nella variante, anche se ricavati dal recupero dell’esistente «alterano in maniera sostanziale l’impianto originario dei nuclei poderali» e «le ipotesi planimetriche prodotte appaiono sovradimensionate e fuori scala rispetto al- la consistenza dei singoli nuclei poderali». Quel piano insomma rischierebbe di snaturare la specificità rurale di Rimigliano.

Per il Pd piombinese non è cosi. Venerdì, al termine della direzione democrat qualcuno rifletteva: «Dobbiamo scegliere tra il giustizialismo radicale del cachemire e una moderna politica pubblica per gli investimenti, altrimenti gestiremo una Regione dove la sinistra rischia di perdere riferimenti nella società essendo percepita come forza di conservazione».

Ieri mattina i rappresentanti dei comitati citavano ancora i dati contenuti nel piano strutturale di San Vincenzo (nel ’99 il consumo del territorio era pari al 10,6%, nel 2009 il 17,6%. Il doppio della media nella provincia di Livorno). E le parole e i mea culpa del primo sindaco Pci di San Vincenzo Lido Giomi (quello che nel ’73 volle la classificazione di «parco» per Rimigliano): «Se solo vedessi una inversione di tendenza rispetto al presente sarei più fiducioso e invece no, da 30 anni si continua a mentire anche a noi stessi…».
Alessio Gaggioli -Corriere Fiorentino 11.03.2012

San Vincenzo, caso-Rimigliano: Crepe in maggioranza.
«La storia infinita» di Rimigliano, potrebbe essere destinata ad avere non solo strascichi pesanti per gli imprenditori che hanno investito nell’operazione, ma anche sull’assetto politico dell’amministrazione comunale.

Un governo cittadino che inizia a far acqua da troppe parti. In effetti, la nuova questione «Rimigliano» pare che sia la classica goccia per far traboccare il vaso provocare una spaccatura proprio all’interno della coalizione di maggioranza formata oltre che dal Pd anche dai socialisti e dall’Idv. Se così fosse, ricomporre tutto non sarebbe così semplice come potrebbe apparire.
Insomma, nel «partitone» qualche scricchiolio inizia a farsi sentire anche fuori dalle segrete stanze. Rimigliano è l’argomento «clou» della legislatura.

Intanto vediamo come è composta la commssione partitetica interistituzionale chiamata alla verifica. E’ presieduta dall’assessore regionale Anna Marson e compiosta da una maggioranza Pd con i consiglieri regionali Vincenzo Ceccarelli e Andrea Agresti, i presidenti delle Province di Pisa e Grosseto Andrea Pieroni e Leonardo Marras, l’assessore al territorio della Provincia di Prato Alessio Beltrame, il sindaco di Scandicci Simone Gheri e gli assessori dei Comuni di Grosseto e Viareggio Moreno Canuti e Roberto Bucciarelli.
P. B. La Nazione 11.03.2012

Il Pd della Val di Cornia contro la Regione «Il Comune fa bene a valutare gli atti». «Sette anni tempo sufficiente per approvare un piano».
La direzione del Partito Democratico della Val di Cornia è a fianco del Comune di San Vincenzo contro la decisione della Regione Toscana che ha detto sì alla Commissione paritetica bloccando ancora il piano di Rimigliano.
«Le scelte di pianificazione sulla tenuta di Rimigliano sono indubbiamente legate all’autonomia e agli indirizzi dell’amministrazione comunale di San Vincenzo che si è misurata su questo tema da anni che, fra le altre cose, sono stati attraversati da due elezioni amministrative dove il centrosinistra ha mantenuto larghi livelli di consenso — afferma il documento votato all’unanimità — queste scelte sono state anche il frutto di una elaborazione territoriale a cui il Pd e le amministrazioni della Val di Cornia hanno partecipato attivamente.

Attraverso anni di lavoro intenso sul piano di Rimigliano sono stati rimessi in discussione diritti edificatori acquisiti da parte della proprietà, cancellate le edificazioni che andavano ad occupare suolo nuovo, trasformata una Rta in albergo e portata ad un terzo delle volumetrie precedenti, sancita l’indivisibilità della proprietà che è il principale strumento con cui si può impedire un processo realmente speculativo.

Sono state scelte pubbliche, trasparenti, nonché suffragate da due elezioni che hanno determinato questo nuovo orientamento. Aldilà di Rimigliano ci preme sottolineare un punto politico di fondo. La Toscana si è sempre caratterizzata per un modello di governo fondato sulla cooperazione tra i livelli istituzionale. Questo è stato il solco nel quale si è mossa anche una cultura politica, forte di un rapporto virtuoso con il mondo del lavoro dipendente e autonomo, nel rispetto di un principio inderogabile quale quello dell’autonomia della politica rispetto alla rendita fondiaria così come da quella cultura anti industriale che spesso trova sede in quei comitati portatori di interessi particolari e non certo generali.

Crediamo fermamente che lo slogan “La Toscana avanti tutta”, con cui ci siamo presentati alle elezioni del 2010, si possa concretizzare rinnovando quel rapporto tra istituzioni e società che ha caratterizzato la storia della nostra Regione. In questo senso la vicenda di Rimigliano non è che un piccolo esempio di un fenomeno più ampio e che drammaticamente rischia di ingessare ulteriormente una programmazione che già sconta le difficoltà legate alla crisi e alla mancanza di investimenti e che mette in luce la necessità di aggiornare profondamente il modello di governo della Toscana. Questo cambiamento non potrà che avvenire attraverso un confronto ampio che chiediamo venga aperto fra le forze politiche e nella società toscana e non certo attraverso forzature né tantomeno con l’apertura di conflitti istituzionali.

Sette anni per approvare un piano, che nel frattempo è cambiato radicalmente all’insegna dell’ambiente e del corretto uso del territorio, ci appare davvero un tempo sufficiente e forse eccessivo per una regione che nei programmi elettorali si pone obiettivi ambiziosi di efficienza e di trasformazione. Come il Comune di San Vincenzo anche il Pd ritiene che il Piano di Rimigliano sia in linea con il PIT della Regione Toscana. Il Comune, nella sua autonomia, fa bene a valutare gli atti al fine di tutelare il buon operato di amministratori onesti che hanno sempre agito nell’interesse generale».
La nazione 11.03.2012

Nicola Bertini del Forum«Ridicole le minacce di azioni legali». «La verifica del progetto è più che giustificata»
Nicola Bertini, capogruppo del Forum del Centrosinistra, non si è fatto attendere su un argomento che spesso lo ha visto esprimere critiche all’amministrazione comunale.

«La Conferenza paritetica si farà — inizia Nicola Bertini — controllando le competenze di questo organo non è chiaro il motivo di tanto scalpore da parte dell’amministrazione che arriva a minacciare improbabili denunce alla Regione. Detto in estrema sintesi si tratta di capire se quanto approvato dal Consiglio Comunale sia coerente con gli indirizzi di pianificazione territoriali della Regione. Cosa può mai esserci di illegittimo in questo?

Una verifica che, dopo le lunghe polemiche e dopo le circostanziate critiche di cittadini e forze politiche, avrebbe dovuto richiedere in primo luogo l’amministrazione comunale. L’atteggiamento di chiusura dimostrato nei confronti delle proposte alternative alla tradizionale operazione edilizia di costruzione nella Tenuta, ha determinato Sono infatti convinto che quanta più condivisione e apertura a nuove concezioni di pianificazione territoriale vi sia nei piani, tanto più semplice e rapido sia l’iter di approvazione degli stessi. Per ottenere simili risultati però occorre ferma intransigenza su di un punto essenziale: la pianificazione del territorio deve perseguire l’interesse pubblico.

Quando al contrario si mischiano interesse collettivo e particolare, modelli di crescita del tessuto edilizio e progetti di tutela paesaggistica, obiettivi di potenziamento dell’agricoltura con destinazioni dei suoli contraddittorie, si finisce col punire tutti i soggetti coinvolti. Si puniscono le future generazioni a cui lasciamo un territorio più povero di risorse e compresso nei suoi caratteri essenziali, si puniscono le generazioni presenti private di reali e durature prospettive di lavoro, si puniscono gli imprenditori che vengono tratti in inganno nel perseguire per anni progetti irrealizzabili.

Se si vuole rimediare a tutto questo, non serve minacciare ridicole denunce alla Regione per aver fatto né più né meno quanto era tenuta a fare. Dichiarazioni simili isolano sempre di più l’amministrazione sanvincenzina e, a prescindere dalle divergenze che da sempre ho con la maggioranza, questo può produrre solo danni al nostro Comune. Occorre il classico passo indietro, riconoscere l’errore politico e promuovere un altro tipo di confronto per dare nuove prospettive e potenzialità al nostro territorio in un quadro economico profondamente mutato».
La Nazione 11.03.2012

Rimigliano, il Pd sostiene la giunta sanvincenzina «Il Piano è in linea col Pit della Regione. Apriamo un confronto senza forzature, ma sette anni per decidere sono un tempo sufficiente e forse eccessivo»
«La vicenda di Rimigliano è un esempio di un fenomeno più ampio che drammaticamente rischia di ingessare ulteriormente una programmazione che già sconta le difficoltà legate alla crisi e alla mancanza di investimenti mettendo in luce la necessità di aggiornare profondamente il modello di governo della Toscana».

Così si esprime la direzione del Pd Val di Cornia-Elba, riunitosi dopo la decisione della Regione di porre all’esame della commissione paritetica interistituzionale la variante urbanistica della Tenuta di Rimigliano. Con uno stop all’ultimo tuffo al progetto per la realizzazione di 120 appartamenti e un hotel di 6.000 metri quadrati per 75 camere. Una difesa dell’operato della giunta sanvincenzina contenuta in un documento votato all’unanimità dalla direzione del Pd, che spiega come «le scelte di pianificazione su Rimigliano sono indubbiamente legate all’autonomia e agli indirizzi dell’amministrazione comunale sanvincenzina che si è misurata su questo tema da anni, con due elezioni amministrative dove il centrosinistra ha mantenuto larghi livelli di consenso».

La direzione dei democratici spiega poi che «queste scelte sono anche il frutto di un’elaborazione territoriale a cui il Pd e le amministrazioni della Val di Cornia hanno partecipato attivamente, con l’obiettivo di aprire un nuovo corso nella vicenda urbanistica comprensoriale attraverso il contributo attivo del Comune di San Vincenzo e delle sue politiche urbanistiche che si stanno progressivamente riallineando e integrando con la pianificazione del resto del territorio».

Insomma, secondo il Pd si è trattato di un «cambio di strategia a cui la Regione ha partecipato attivamente: attraverso anni di lavoro intenso sul piano di Rimigliano sono stati rimessi in discussione diritti edificatori acquisiti da parte della proprietà, cancellate le edificazioni che andavano a occupare suolo nuovo, trasformata una Rta in albergo e portata a un terzo delle volumetrie precedenti, sancita l’indivisibilità della proprietà che è il principale strumento con cui si può impedire un processo realmente speculativo». Se dunque c’è un problema con la Regione, allora occorre «rinnovare quel rapporto tra istituzioni e società che ha caratterizzato la storia della nostra regione, facendo le scelte utili per rilanciare la modernizzazione di un territorio regionale che altrimenti rischia sempre di più la marginalità e l’arretratezza».

Quindi «serve un confronto ampio che chiediamo venga aperto fra le forze politiche e non attraverso forzature né tantomeno con l’apertura di conflitti istituzionali. Sette anni per approvare un piano, che nel frattempo è cambiato radicalmente all’insegna dell’ambiente e del corretto uso del territorio, ci appare davvero un tempo sufficiente e forse eccessivo per una regione che nei programmi elettorali si pone obiettivi di efficienza e di trasformazione.

Come il Comune di San Vincenzo anche il Pd – conclude – ritiene che il Piano di Rimigliano sia in linea col Pit della Regione, del resto i principi del Pit sono quelli che hanno ispirato le scelte urbanistiche e politiche su quella porzione di territorio. Il Comune di San Vincenzo – conclude il Pd – fa bene a valutare gli atti al fine di tutelare il buon operato di amministratori onesti che hanno sempre agito nell’interesse generale. Per questi motivi il Comune di San Vincenzo parteciperà alla commissione paritetica confrontandosi come ha sempre fatto in questi anni nella massima trasparenza e correttezza istituzionale».
Il Tirreno 11.03.2012


Il giorno 12.03.2012 alle 9 si svolgerà il consiglio comunale a San Vincenzo. Molti gli ordini del giorni e le interrogazioni presentati dal Forum, tra cui spiccano quelli sul progetto antierosione per la spiaggia di Rimigliano, sull’approvazione del piano aziendale di miglioramento agricolo e ambientale della tenuta di Rimigliano (…)
tratto da Il Tirreno 11.03.2012

Sul piano antierosione vedi anche http://san-vincenzo-livorno.blogspot.com/
Sulla scheda 23 del Pit vedi anche http://san-vincenzo-livorno.blogspot.com/2011/09/rimigliano-ai-tempi-supplementari.html

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3 Commenti »

  • salviamorimigliano ha detto:

    facilissimo dimostrare come sono stati spesi gli anni necessari all’elaborazione del misero (intellettualmente) piano:

    http://san-vincenzo-livorno.blogspot.com/2011/09/direzione-della-federazione-pd.html

    sul web contano i dati, le idee, i ragionamenti.
    In questo il PD è fuori dal tempo, fanno comunicati votati all’unanimità pieni di incongruenze e inesattezze, che è facile smontare sulla base della realtà degli atti.
    E tacciano i comitati di interessi particolari… che burloni!

  • Mauro ha detto:

    Che infimo squallore,traspare dalle dichiarazioni del sindaco Biagi,che dovrebbe solo e semplicemente vergognarsi della gestione dell’Ecomostro dei Lecci,visto che si è dovuti ricorrere ai Carabinieri per demolire un abuso bello e buono.Che ha ricadute pesanti dal punto di vista penale,ma sopratutto politico.
    La manfrina dello sviluppo sostenibile,la giustificazione di presunti diritti da parte della proprieta’ per Rimigliano,le accuse della CGIL sui posti di lavoro sempre presunti e mai certi che andrebbero a mancare,denotano una visione assolutamente miserevole.Classica del peggior PDL che loro fingono di osteggiare.
    Il problema di lorsignori è politico.La colpa sarebbe della Marson.Manco lontanamente discutono sul merito,non un fiato sull’effettiva possibilita’ che le case da costruire,a 5000 euro a metro quadro(che per 160mq a villetta fanno 800mila euro)potrebbero rimanere invendute o vendute a persone di dubbia trasparenza.Non un accenno a come tali case saranno costruite,con quali criteri,non un sibilo sui rischi concreti di devastazione definitiva di un patrimonio naturale inestimabile.
    Non una visione,non un progetto,il nulla assoluto.Solo cemento,lo sviluppo del PD targato Val di Cornia.
    A Monza in questi giorni è stata bloccata la variante che permetteva la solita colata di cemento pro Paolo Berlusconi,che voleva farci Milano4.E chi è che si è opposto strenuamente al progetto?Il PD!Solo,altro spessore,il PD brianzolo,cosi come di altra pasta è fatto il Governatore Rossi.
    E loro la buttano in caciara,la foto di Vasto,le alleanze con l’UDC del Manciulli.
    Veramente uno spettacolo pietoso.
    Sarebbe il caso di capire che fine han fatto,gli ex sindaci che hanno permesso e avallato lo stupro del territorio,sarebbe il caso di sapere per chi lavora,tutta questa bella gente.
    Se taluni sono assunti da chi ha avuto da loro i permessi,all’epoca,per fare porti,ville,villette.
    Che miserevole pochezza umana,questi sedicenti amministratori PD.Che incommensurabile schifo.
    Buoni a chiaccherare per ore senza mai entrare nel merito di nulla,senza spiegare nulla,insabbiando sempre tutto,tenendo all’oscuro i cittadini che nella loro visione sono sudditi preposti solo alla delega all’atto delle elezioni.
    Spero che i cittadini si accorgano di chi hanno eletto.Penso che in fin dei conti meritino di piu’,di questa esecrabile pochezza.

  • sanvincenzino ha detto:

    E proprio in fatto di Conti, e riguardo ad ex eletti del Partitone e le loro attività attuali, oggi apprendiamo delle interessanti novità:

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/16/corruzione-gamberale-conti-indagati-firenze-legami-caso-milano/197826/

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