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Partecipazione o confusione? Risposta alle progettiste dei parchi

Inserito da il 22 Febbraio 2012 – 10:56Nessun Commento

Ringraziamo le architette Silvia Ruzziconi e  Elena Lo Re per l’articolata risposta alle nostre osservazioni sui progetti redatti per conto dell’amministrazione pubblica di Campiglia Marittima.

Sulle puntuali considerazioni sugli aspetti tecnici e progettuali, soggette a valutazioni opinabili e non oggettive, ci asteniamo dal continuare la polemica, salvo evidenziare che due aspetti tra i più critici e controversi del nostro precedente intervento non sono stati affrontati:

–        la recinzione e l’accesso controllato ai parchi, fatto che stravolge il rapporto con quegli spazi ed introduce in una realtà come la nostra un’idea di sicurezza che ci è per fortuna e per adesso estranea.

–        la sciagurata previsione delle villette intorno ai laghetti di Tufaia, e l’assenza di qualsiasi considerazione del progetto sui futuri rapporti con quel quartiere

Ma quello che più ci preme è sottolineare la nostra visione dei processi partecipativi, diametralmente opposta a quella proposta dalle due giovani professioniste, e per converso dall’Amministrazione Comunale.

Non è infatti a seguito di un progetti definiti e dettagliati che è opportuno praticare processi partecipativi, ma al contrario è da questi ultimi che deve nascere l’espressione dei bisogni della popolazione, che i progettisti debbono tradurre in risposte a tali esigenze.

Sarebbe come se un architetto al quale viene commissionata una casa, prima ancora di comprendere le aspirazioni ed i sogni dei futuri abitanti, proponesse una propria visione dell’oggetto da realizzare, salvo poi, aggiustando e modificando il “suo” progetto, cercasse di convincere i committenti che stanno pagando qualcosa che loro desiderano…

Non condividiamo assolutamente la logica di tale processo, e non ci pare lo condivida neanche il legislatore, che attraverso la legge regionale toscana  n.69/2007 afferma, tra i principali obiettivi della stessa legge:

“contribuire a rinnovare la democrazia e le sue istituzioni integrandola con pratiche, processi e

strumenti di democrazia partecipativa;

promuovere la partecipazione come forma ordinaria di amministrazione e di governo della Regione in

tutti i settori e a tutti i livelli amministrativi;

rafforzare, attraverso la partecipazione degli abitanti, la capacità di costruzione, definizione ed

elaborazione delle politiche pubbliche;”

In Val di Cornia abbiamo visto in questi anni diversi esempi di processi partecipativi, nel quale il Comitato ha spesso svolto un ruolo attivo, ed è facile verificare come progetti nati da un reale processo partecipativo, come ad esempio il progetto di riqualificazione di Piazza Bovio a Piombino, producano risultati condivisi, nei quali la popolazione assume un reale ruolo di protagonista e dai quali consegue un forte senso di appartenenza e di condivisione delle scelte. Come abbiamo visto processi partecipativi, purtroppo la maggioranza degli altri, nei quali la partecipazione è vista più come una scocciatura burocratica da svolgere che una reale volontà politica: i regolamenti urbanistici di Campiglia M.ma e Suvereto e la variante al Regolamento Urbanistico per la Tenuta di Rimigliano, ad esempio, hanno visto realizzarsi assemblee di presentazione, nelle quali le scelte significative e le reali ricadute pratiche venivano ad arte taciute da parte di chi illustrava i progetti.

Altro caso è quello che avrà termine a breve con la presentazione dei risultati del processo partecipativo del Piano Particolareggiato per . Lì fu una eccezionale mobilitazione popolare ad esigere di poter esprimere la propria opinione su decisioni date per prese e definitive. E in questo meccanismo sta un vizio, un “peccato originale”, nel quale la popolazione non si è purtroppo potuta esprimere liberamente e con mente sgombra sulle proprie idee e visioni sul territorio, ma si è ritrovata a dover limitare la propria azione ad un processo di “riduzione del danno”, andando a criticare ciò che non condivideva del progetto “blindato” che gli era stato sottoposto.

Crediamo che i cittadini abbiano diritto ad una informazione approfondita e seria per valutare i loro stessi sogni e desideri.

Crediamo che i processi partecipativi di molte cose abbiano bisogno, meno che di progetti.

Al contrario essi dovrebbero nascere, grazie alla competenza dei tecnici e alla loro bravura, dalla traduzione in azioni delle volontà, dai ragionamenti e dai bisogni di chi il territorio lo vive, giorno per giorno.

Comitato per Campiglia

«Serve un progetto per discutere e partecipare» Le progettiste dei parchi replicano al Comitato

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