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«Serve un progetto per discutere e partecipare» Le progettiste dei parchi replicano al Comitato

Inserito da il 11 Febbraio 2012 – 10:36Nessun Commento

Un progetto rappresenta sempre, in ogni epoca e in ogni caso, “un’intenzione di trasformazione che comunica ai cittadini interessati COME si vuole realizzarla” per migliorare la qualità dell’ambiente di vita dei cittadini e il valore ecologico e paesaggistico in cui i cittadini si incontrano e svolgono delle attività.
Qualsiasi processo partecipativo parte dunque da un sistema di proposte, da un Progetto che modifichi lo stato di fatto per migliorarlo e adeguarlo ai desideri e ai bisogni dei cittadini. Dunque, se vi è l’intenzione di sviluppare un processo partecipativo e inclusivo intorno ai nostri tre progetti presentati su incarico della Pubblica Amministrazione di Campiglia, il momento opportuno è quello immediatamente successivo alla presentazione di tale progetto di trasformazione dello status quo nelle aree del Parco della Fonte di Sotto, dei giardini di Tufaia e di quelli di Piazza Firenze.

Spetta alla Pubblica Amministrazione e ai cittadini interessati stabilire le regole di questo confronto, tra proposte e anche progetti di natura e di motivazione profondamente diverse tra di loro.
Tuttavia la prima regola condivisa tra tutte le forze che partecipano a tale processo partecipativo, è che nessuno possiede il monopolio della rappresentanza della cittadinanza nel suo complesso, bensì ciascun membro di questo processo partecipativo rappresenta gli interessi di cui esso si fa portatore. La decisione “politica” su quale proposta o progetto sia il più confacente all’interesse della collettività spetta, comunque e in ogni caso, a chi è stato eletto nella sede istituzionale appropriata per rappresentare tali interessi “di parte” della cittadinanza. Con queste premesse, dettate semplicemente dal buon senso, il confronto civile con le critiche parziali enunciate dal Comitato per Campiglia può iniziare.

E’ confortante per chi scrive sapere:
1) che “la rete di percorsi a scala territoriale che collegano i tre e permettono la scoperta del Paesaggio (della memoria) da parte degli abitanti della Comunità e dei turisti che intendono visitarlo” è considerato dai rappresentanti del Comitato un intervento “pienamente positivo”. Aggiungiamo noi che tale aspetto rappresenta il “concept progettuale” che unisce i tre interventi alla scala territoriale; esso è infatti uno strumento, a disposizione dei cittadini e dei visitatori, per acquisire conoscenza e consapevolezza dei fattori identitari che caratterizzano il sistema insediativo e paesaggistico prospiciente i litorale costieri del Golfo di e di Follonica

2) che il progetto della Fonte di Sotto è anch’esso condivisibile perché coniuga la sicurezza dell’area con l’implementazione delle funzioni di servizio e del tempo libero per i cittadini e con la riscoperta di importanti preesistenze storico-artistiche e mosaici paesaggistici preesistenti all’intervento forestale della pineta.

Dunque il confronto su cui divergono le intenzioni progettuali nostre con quelle del Comitato per Campiglia riguardano non il sistema progettuale nella sua interezza ma due importanti elementi di questo sistema, il parco urbano di Tufaia e i giardini di Piazza Firenze.

E’ doveroso, a questo proposito, comunicare a chi ci critica che ogni intenzione progettuale presentata da noi alla cittadinanza, scaturisce da una lunga ricognizione storica (allegata allo studio preliminare del progetto presentato) sui fattori identitari del Territorio e sui fattori strutturanti il sistema insediativo sia dell’ambito costiero di questo territorio, sia dell’ambito collinare e montano della Val di Cornia.

Del resto, come sarebbe stato possibile definire una rete di connessioni e connettività, quale abbiamo fatto nel concept progettuale, se tale ricerca fosse stata omissiva di quella “approfondita analisi della topografia, della genesi degli spazi rurali ed extraurbani, dell’impatto sulla fauna e sulla flora, degli affacci (meglio dire belvedere e punti focali del Paesaggio) e dei punti di vista (meglio dire mappa dell’intervisibilità)”?
Ed è proprio da questa attenta riconnessione che nasce l’idea di una “metamorfosi” degli spazi urbani sopra menzionati, oggi in assoluto stato di degrado e di indecorosa percezione da parte di tutti gli abitanti di Venturina.

Siamo certe che il Comitato per Campiglia non può condividere il mantenimento dell’attuale status quo di quelle due aree la cui ubicazione è strategica per l’abitato di Venturina e per il miglioramento della vivibilità dei suoi abitanti.

Dunque, dalla memoria delle impronte lasciate dai nostri predecessori, abbiamo scoperto che la Fossa Calda era un importante corpo idrico di valore storico (preesistenza) e che diversi MOLINI, oggi scomparsi tranne uno (ruderi del Mulinaccio) erano ubicati lungo di essa.

Dunque quale è lo scandalo di dare a questo luogo il nome “toponomastico” di TRE MOLINI? Forse è il numero che disturba visto che il termine MOLINI è presente nel Codice identificativo di questo luogo e dell’intero territorio (dunque non è un “manufatto arbitrario”), oppure l’astiosa polemica nei nostri confronti è basata sull’argomento che il progetto “scimmiotta le Folies del Parco della Villette a Parigi”?
Perché? Forse si pensa che il progetto di Bernard Tschumi costruito sul sito dei macelli parigini e del mercato nazionale all’ingrosso, non sia anch’esso il frutto di reminiscenze più antiche a cui, il più famoso paesaggista della Francia, si ispirava? Sarebbero disponibili gli esponenti del Comitato a dichiarare in pubblico che Tschumi “scimmiottava” antichi progetti per realizzare il più importante progetto europeo di parco urbano che ancora oggi sia degno di tale menzione?

La sistemazione paesaggistica dei due spazi acquatici, entrambi di origine antropica (non naturale), è stata realizzata con la collaborazione del Direttore del Giardino Botanico di Firenze e con la consulenza del Laboratorio di ricerca in Architettura ed Ecologia del Paesaggio della Facoltà di Architettura di Firenze, di cui facciamo parte, al fine di ricreare un Paesaggio, progettato artificialmente ma assolutamente coerente con tutte le preesistenze ecologiche e botaniche del luogo (meglio dire così piuttosto che usare il termine improprio di “essenze”).

Inoltre, l’intervento di “compensazione paesaggistica” “per mascherare la vista delle ” è una soluzione efficace adottata in molti progetti di parchi urbani e territoriali nel nostro Paese, considerata la prospettiva d’uso di lungo termine che questa area avrà per gli abitanti di Venturina.

E, infine, per quanto riguarda l’idea dell’anfiteatro, esso non è il frutto di “una concezione urbanistica trita che ha prodotto centinaia di luoghi desolati in tutto il Mondo” bensì la conseguenza di una “identità centrale e polarizzante” che questo luogo (appunto, il Parco dei Tre Molini) avrà, e già in parte possiede, per tutto il territorio del Comune di Campiglia. E’ noto infatti a tutti gli abitanti di Venturina che tale spazio è stato, negli ultimi anni, frequentato in modo intenso dagli abitanti e, in futuro lo sarà ancora di più, potendo accogliere, tramite l’anfiteatro e altri spazi progettati, importanti eventi culturali pubblici all’aperto.
Noi proponiamo un progetto di parco e giardino pubblico a scala urbana, con un approccio sobrio ma rigoroso i cui costi sono ampiamente AL DI SOTTO dei costi medi vigenti sul mercato italiano per la progettazione di parchi urbani, come risulta dalla lettura di qualunque manuale professionistico della materia.

Quanto al giardino di Piazza Firenze, esso rappresenta l’intenzione di offrire agli abitanti di Venturina e del quartiere strettamente collegato a tale luogo “centrale” dell’abitato, uno spazio utile dal punto di vista del tempo libero e di piccoli eventi di incontro tra i cittadini, coniugando tale funzione sociale con una funzione terapeutica ricavata dalla lunga conoscenza di quei giardini terapeutici europei che vanno sotto il nome di Healing Gardens. Sul tema dei giardini terapeutici esistono ormai intere biblioteche che testimoniano l’efficacia sia terapeutica sia psicologica che tali ambienti, se opportunamente progettati, producono agli abitanti della comunità che li frequentano.

Non sono “idee bislacche”, sono semplicemente idee nuove per il nostro Paese ed è normale che provochino scandalo in chi si attarda in una visione provinciale delle nostre città. Così come non nuova per Venturina è l’idea utile alla sua economia di potenziare e rafforzare il polo termale dalle cui acque calde scaturisce una parte dell’attrattività contemporanea della nostra città.
Perché scandalizzarsi dell’idea di dotare un’area centrale dell’abitato di Venturina di un giardino bioenergetico, associando in modo simbolico un’attività di ristoro e fitness del corpo, quale quella che si svolge presso il polo termale di Venturina, con uno spazio pubblico gratuito che permette a tutti i cittadini che lo vogliono frequentare di ricavarne un equipollente grado di benessere?

Quanto abbiamo scritto in questa nostra le lettera aperta al Comitato per Campiglia, non ha alcuna intenzione di negare ai loro membri il legittimo diritto di critica e il legittimo desiderio di partecipare con proposte concrete e alternative al processo partecipativo che, ne siamo certe, l’Amministrazione Pubblica di Campiglia, intraprenderà per sua autonoma decisione. L’intenzione di chi scrive invece è quella di chi mantiene sempre la saggezza “di non aver realizzato un progetto perfetto, ma sempre perfettibile” purchè il confronto sia civile, concreto e non ideologico, documentato su fonti certe e attendibili quali sono state quelle sulle quali ci siamo basate per presentare ai cittadini di Campiglia una proposta progettuale interessante per le molteplici opportunità sociali, culturali ed economiche che essa contiene e trascina con sé.
Del resto anche i cittadini che hanno partecipato all’assemblea pubblica a Venturina hanno dimostrato, a larga maggioranza, il loro interesse e la loro simpatia per le intenzioni progettuali che abbiamo loro proposto. Se il Comitato per Campiglia, presente a tale appuntamento, non è intervenuto in tale sede ma solo successivamente, ci conferma la giustezza del metodo che abbiamo scelto in accordo con l’Amministrazione di Campiglia, ovvero, che un processo partecipativo, su proposte diverse, può aprirsi solo dopo che qualcuno ha avuto il talento e il coraggio di presentare una proposta come punto di riferimento di tale percorso.

Arch. Silvia Ruzziconi, Arch. Elena Lo Re

Sulla stampa:

«Parchi, evitiamo lo scontro sui Molini» Le progettiste replicano al Comitato

«Serve il progetto per discutere e partecipare». Silvia Ruzziconi e Elena Lo Re, i due architetti che hanno presentato il progetto di riqualificazione dei tre parchi pubblici, iniziano così la replica al Comitato per Campiglia, che aveva bocciato parte delle loro proposte. «E’ confortante sapere “la rete di percorsi a scala territoriale che collegano i tre parchi e permettono la scoperta del paesaggio (della memoria) da parte degli abitanti della comunità e dei turisti che intendono visitarlo” è considerato dai rappresentanti del Comitato un intervento “pienamente positivo”. Aggiungiamo noi che tale aspetto rappresenta il “concept progettuale” che unisce i tre interventi alla scala territoriale – così come è confortante – che il progetto della Fonte di Sotto sia anch’esso condivisibile. Dunque il confronto su cui divergono le intenzioni progettuali nostre con quelle del Comitato per Campiglia riguardano non il sistema progettuale nella sua interezza, ma due importanti elementi di questo sistema: il parco urbano di Tufaia e i giardini di piazza Firenze.

E’ doveroso – continuano – comunicare a chi ci critica che ogni intenzione progettuale presentata da noi alla cittadinanza, scaturisce da una lunga ricognizione storica. Ed è proprio da qui che nasce l’idea di una “metamorfosi” degli spazi urbani, oggi in assoluto stato di degrado. Dunque, dalla memoria delle impronte lasciate dai nostri predecessori, abbiamo scoperto che la Fossa Calda era un importante corpo idrico di valore storico e che diversi molini, oggi scomparsi tranne uno (ruderi del Mulinaccio) erano ubicati lungo di essa».

«Dunque quale è lo scandalo di dare a questo luogo il nome “toponomastico” di Tre Molini? Forse è il numero che disturba visto che il termine Molini è presente nel Codice identificativo di questo luogo e dell’intero territorio, oppure l’astiosa polemica nei nostri confronti è basata sull’argomento che il progetto “scimmiotta le folies del Parco della Villette a Parigi”? Noi proponiamo un progetto di parco e giardino pubblico a scala urbana, con un approccio sobrio, ma rigoroso i cui costi sono ampiamente al di sotto dei costi medi vigenti per la progettazione di parchi urbani. Quanto al giardino di piazza Firenze, rappresenta l’intenzione di offrire agli abitanti di Venturina e del quartiere, uno spazio utile dal punto di vista del tempo libero e di piccoli eventi di incontro tra i cittadini, coniugando tale funzione sociale con una funzione terapeutica ricavata dalla lunga conoscenza di quei giardini terapeutici europei che vanno sotto il nome di Healing Gardens. Sul tema esistono ormai intere biblioteche che testimoniano l’efficacia sia terapeutica sia psicologica che tali ambienti, se opportunamente progettati, producono a che li frequenta. La nostra intenzione – concludono – è quella di chi mantiene sempre la saggezza “di non aver realizzato un progetto perfetto, ma sempre perfettibile” purchè il confronto sia civile, concreto e non ideologico, documentato su fonti certe e attendibili quali sono state quelle sulle quali ci siamo basate per presentare ai cittadini di Campiglia una proposta progettuale interessante».
La Nazione 12.2.2012

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