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Chiediamo un percorso partecipato per la riqualificazione dei parchi di Venturina

Inserito da il 1 Febbraio 2012 – 15:25Un commento

Lettera aperta al Signor Sindaco del Comune di Campiglia Marittima:

Le inviamo alcune considerazioni sulle proposte progettuali per tre giardini pubblici presentate nell’incontro pubblico avvenuto il 26 gennaio.

Data l’importanza del tema e le gravi perplessità a livello metodologico e progettuale  che presentano i progetti, chiediamo che le proposte presentate dall’Amministrazione, siano sottoposte ad un percorso partecipato che coinvolga la popolazione e verifichi le sue reali esigenze .

Restiamo in attesa di una risposta precisa alla richiesta e inviamo distinti saluti.

Campiglia Marittima 30-01-2012

Comitato per Campiglia
Alberto Primi

PARCHI PUBBLICI O SOGNI PRIVATI?

In un contesto come il territorio di Campiglia Marittima, caratterizzato dall’abbandono del e dalla disordinata e anonima urbanizzazione di Venturina, l’idea di intervenire sugli spazi pubblici, e in particolare sui parchi, è senz’altro condivisibile.

Questo può contribuire a creare le condizioni minime di urbanità e favorire la fruizione di spazi che costituiscano luoghi di incontro e di appropriazione da parte dei cittadini.

L’idea di legare questi interventi puntuali ad una rete di percorsi a scala territoriale che li colleghino e permettano la scoperta del paesaggio da parte di cittadini e turisti è altrettanto pienamente positiva, specialmente se i tracciati portano da un posto all’altro e quindi diventano oltre che escursionistici, anche percorsi urbani alternativi per la mobilità dolce. Questo però, a giudicare dalla presentazione di giovedì scorso, non è facile evincerlo.

All’assemblea che si è tenuta nei locali della fiera abbiamo assistito, non senza sconcerto, ad un atteggiamento progettuale e a delle affermazioni da parte delle autrici delle proposte che contraddicono le ambiziose enunciazioni teoriche.

I tre progetti ignorano, nel loro insieme, un aspetto fondamentale della cultura contemporanea dello spazio pubblico: il coinvolgimento delle popolazioni nell’espressione dei bisogni e degli obiettivi, nella possibilità di appropriazione e nella fattiva presenza e partecipazione delle persone alla realizzazione di quegli spazi.

Mentre è condivisibile l’approccio seguito per il parco della Fonte di Sotto, sobrio e minimale, dove si provvede a sostituire e diradare i pini, a pavimentare con terra stabilizzata i percorsi e l’area per gli spettacoli e a dotare di tavoli, barbecue e panchine i gradoni sottostanti e si afferma di voler valorizzare l’acquedotto e di renderne possibile la fruizione, i parchi di Venturina sono un concentrato di idee e soluzioni vecchie ed immotivate.

L’atteggiamento delle architette è “arrogante” (basti pensare all’affermazione: “quello che da questo momento chiameremo il Parco dei Tre Molini”. E perché?) e le loro scelte non supportate da diagnosi e conseguente enunciazione di obiettivi da perseguire. Basta riportare che durante la presentazione non si parla affatto dello stato attuale dei luoghi, dei loro aspetti da valorizzare e di quelli da migliorare, di un’approfondita analisi della topografia, dell’esposizione, della genesi di questi spazi, dei percorsi urbani, dell’impatto sulla fauna e la flora che hanno da tempo colonizzato il luogo, degli affacci e dei punti di vista. Si impone alla cittadinanza una serie di soluzioni , di “metamorfosi” molto costose, delle quali non si rintraccia la motivazione o la capacità di rispondere alle esigenze della cittadinanza. Come quando si giustifica, con un’acrobatica metafora, che si realizzeranno tre aree circolari ad evocare le ruote dei molini…

Tra bislacche teorie sulla bioenergetica con dichiarati benefici per chi stazionerà nelle vicinanze delle onde elettromagnetiche emesse dalle aiuole, filari costituiti da quattro magnolie precocemente centenarie per mascherare la vista delle , che potranno non essere “carine” ma sono parte significativa del paesaggio, proprio come i molini e l’acquedotto, spunta l’immancabile anfiteatro, retaggio di un’urbanistica trita che ha prodotto centinaia di luoghi desolati in tutto il mondo.

Dispiace criticare due giovani professioniste, ma quando il climax arriva e una delle due afferma, come ultima e quasi marginale comunicazione della serata, che i parchi urbani saranno recintati ed aperti al pubblico solo in determinati orari, si perde ogni speranza sulla capacità di questa amministrazione e dei tecnici da lei selezionati di  generare interventi di qualità. La recinzione, in contesti  come quello di Venturina, da sempre caratterizzato da spazi aperti e liberi alla fruizione ed all’attraversamento, disponibili e organici alla vita della città, è emblematica di un approccio drammaticamente settoriale e nel quale si impone una visione finita, “conclusa” e quindi non aperta ad una reale appropriazione da parte dei cittadini. La motivazione addotta che in questo modo si eviteranno atti vandalici è a prima vista comprensibile, ma ricordiamo che il rispetto e l’amore per gli spazi comuni  si coltiva con l’educazione e il coinvolgimento della popolazione nelle scelte, e che quando gli spazi sono realmente percepiti come pubblici, cioè di tutti, e frequentati, il rispetto di questi ultimi ne consegue in modo molto più significativo e profondo che semplicemente impedendone l’accesso. Sicuramente è una strada più difficile e piena di ostacoli, ma che vale la pena di percorrere proprio per gli effetti positivi sulla convivenza comune.

Interventi molto costosi, difficilmente realizzabili, che contrastano, come afferma un cittadino dal pubblico, con le numerose aree urbane degradate ed abbandonate: la stazione, via Cerrini, altri parchi urbani.

Preferiremmo che le risorse fossero distribuite  sul territorio per generare una diffusa qualità urbana, innescando processi più che imponendo progetti, cioè ponendo le basi per una successiva evoluzione dei luoghi.

Processi dei quali i cittadini siano protagonisti, attraverso le loro idee e il fattivo contributo di famiglie e individui, dello spazio pubblico quale vero terreno comune, favorendo fenomeni di reale appropriazione dei luoghi e senso di appartenenza dei progetti.

Non sarebbe più coerente, piuttosto che “riempire” di funzioni e manufatti arbitrari, cercare una reale continuità con il paesaggio, con le essenze e le strutture del territorio agrario dal quale Venturina è nata e da cui è possibile ripartire per un paesaggio urbano semplice, sobrio, di facile manutenzione e che fornisca spazio disponibile più che imporre una serie di forme e funzioni calate dall’alto?

Non basta, signore architette, scimmiottare les folies del parco de la Villette a Parigi, un meraviglioso progetto di 30 anni fa che ha fatto scuola nel paesaggismo, per affermare di fare un “progetto europeo”. Ci vogliono idee vere, sui metodi e sui processi di appropriazione, di evoluzione del paesaggio e del suo uso, invece che consumate e aleatorie forme  imposte ai luoghi.

Infine sarebbe stato utile capire il significato urbano di quelle aree, inquadrandole nel quartiere e nella città, comprendendone l’attuale bacino di utenza, l’uso spontaneo e le potenzialità. Altrimenti ci si può dimenticare che, ad esempio, intorno al “parco de tre molini” sorgeranno un giorno altre villette anonime e dozzinali, a rinforzare ancora l’immagine di quella enorme periferia senza centro che è diventata la sventurata Venturina.

Campiglia, tre parchi tutti nuovi e più godibili dai cittadini – Il Tirreno 28.1.2012

Sulla stampa:

IL «COMITATO PER CAMPIGLIA» BOCCIA LE IDEE DELL’AMMINISTRAZIONE
Sollevazione contro il piano-parchi, condivisione per «Fonte di sotto», no a «Tufaia» e a via Firenze

Tre progetti di recupero per i parchi pubblici di Fonte di Sotto a Campiglia, Tufaia e piazza Firenze a Venturina. Ma il Comitato per Campiglia avanza perplessità, condivisione solo per Fonte di Sotto, mentre per il presidente Alberto Primi «i parchi di Venturina sono un concentrato di idee e soluzioni vecchie ed immotivate». A presentare i progetti è stata l’amministrazione comunale. Per il «Parco rurale della fonte di sotto» in questa zona era stata piantata una pineta che, trascurata, non è in condizione di essere utilizzata a nessun scopo. Si prevede una rimozione totale della pineta nella zona superiore, per poter inserire specie arboree più consone alla macchia mediterranea. La zona inferiore sarà adibita alle manifestazioni; l’area superiore dovrebbe essere divisa in zona arborea ed orto didattico, e ci sarà anche un’area pic-nic. Si prevede inoltre il recupero della pista da ballo e dell’antico acquedotto. Nel «Giardino urbano dei tre Molini» in Tufaia, la zona dove è nata la prima borgata di Venturina, vicino ai vecchi edifici dei tre Molini ed al mausoleo di Caio Trebazio, nascerà un parco con una forte identità storica.

Intorno al laghetto circolare un anfiteatro adibito a manifestazioni che avrà come quinta il laghetto ed una fila di magnolie a coprire lo sfondo della collina a tutt’oggi dilaniato dalle cave. Verranno inserite numerose specie arboree tra cui planati, pini e lecci. Nel parco sorgeranno diverse aree di ritrovo o ludiche, e verranno inserite numerose istallazioni, tra cui una ricostruzione in legno di quello che dovrebbe rappresentare un vecchio molino, due ponti che collegano i camminamenti e persino un percorso di giochi di matematica e logica dedicato agli adulti. Infine agli «Ex giardini di piazza Firenze, Il Parco Bionergetico» si prevede di utilizzare un’innovativa tecnica conosciuta con il nome di Bionergetic- landscape. È previsto poi l’inserimento di nuove siepi per sostituire vecchie piante trascurate, per delimitare i confini del giardino e del futuro percorso.

«I tre progetti ignorano un aspetto fondamentale della cultura contemporanea dello spazio pubblico: il coinvolgimento delle popolazioni nell’espressione dei bisogni e degli obiettivi – incalza il Comitato per Campiglia – si impongono una serie di soluzioni, di “metamorfosi” costose, delle quali non si rintraccia la motivazione». Non è piaciuto poi al presidente Primi la notizia «che i parchi urbani saranno recintati ed aperti al pubblico solo in determinati orari. Si perde ogni speranza sulla capacità di questa amministrazione e dei tecnici di generare interventi di qualità. Si tratta inoltre di interventi difficilmente realizzabili, che contrastano con le numerose aree urbane degradate ed abbandonate: la stazione, via Cerrini, altri parchi urbani. Preferiremmo che le risorse fossero distribuite per generare una diffusa qualità urbana, innescando processi più che imponendo progetti».
La Nazione 2.2.2012

Percorso partecipato per il recupero del parco di Tufaia
Il Comitato per Campiglia chiede l’avvio di un percorso partecipato sulle proposte presentate dall’Amministrazione comunale in merito ai tre progetti di recupero dei parchi pubblici di Tufaia, fonte di Sotto e piazza Firenze. Una richiesta che il Comitato ha inviato al sindaco “data l’importanza del tema e le gravi perplessità a livello metodologico e progettuale che presentano i progetti. Un percorso partecipato che coinvolga la popolazione e verifichi le sue reali esigenze”.
La Nazione 3.2.2012

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Un commento »

  • Arch. Silvia Ruzziconi, Arch. Elena Lo Re ha detto:

    SERVE UN PROGETTO PER DISCUTERE E PARTECIPARE.
    Un progetto rappresenta sempre, in ogni epoca e in ogni caso, “un’intenzione di trasformazione che comunica ai cittadini interessati COME si vuole realizzarla” per migliorare la qualità dell’ambiente di vita dei cittadini e il valore ecologico e paesaggistico in cui i cittadini si incontrano e svolgono delle attività.
    Qualsiasi processo partecipativo parte dunque da un sistema di proposte, da un Progetto che modifichi lo stato di fatto per migliorarlo e adeguarlo ai desideri e ai bisogni dei cittadini. Dunque, se vi è l’intenzione di sviluppare un processo partecipativo e inclusivo intorno ai nostri tre progetti presentati su incarico della Pubblica Amministrazione di Campiglia, il momento opportuno è quello immediatamente successivo alla presentazione di tale progetto di trasformazione dello status quo nelle aree del Parco della Fonte di Sotto, dei giardini di Tufaia e di quelli di Piazza Firenze.
    Spetta alla Pubblica Amministrazione e ai cittadini interessati stabilire le regole di questo confronto, tra proposte e anche progetti di natura e di motivazione profondamente diverse tra di loro.
    Tuttavia la prima regola condivisa tra tutte le forze che partecipano a tale processo partecipativo, è che nessuno possiede il monopolio della rappresentanza della cittadinanza nel suo complesso, bensì ciascun membro di questo processo partecipativo rappresenta gli interessi di cui esso si fa portatore. La decisione “politica” su quale proposta o progetto sia il più confacente all’interesse della collettività spetta, comunque e in ogni caso, a chi è stato eletto nella sede istituzionale appropriata per rappresentare tali interessi “di parte” della cittadinanza. Con queste premesse, dettate semplicemente dal buon senso, il confronto civile con le critiche parziali enunciate dal Comitato per Campiglia può iniziare.

    E’ confortante per chi scrive sapere:
    1) che “la rete di percorsi a scala territoriale che collegano i tre parchi e permettono la scoperta del Paesaggio (della memoria) da parte degli abitanti della Comunità e dei turisti che intendono visitarlo” è considerato dai rappresentanti del Comitato un intervento “pienamente positivo”. Aggiungiamo noi che tale aspetto rappresenta il “concept progettuale” che unisce i tre interventi alla scala territoriale; esso è infatti uno strumento, a disposizione dei cittadini e dei visitatori, per acquisire conoscenza e consapevolezza dei fattori identitari che caratterizzano il sistema insediativo e paesaggistico prospiciente i litorale costieri del Golfo di Baratti e di Follonica
    2) che il progetto della Fonte di Sotto è anch’esso condivisibile perché coniuga la sicurezza dell’area con l’implementazione delle funzioni di servizio e del tempo libero per i cittadini e con la riscoperta di importanti preesistenze storico-artistiche e mosaici paesaggistici preesistenti all’intervento forestale della pineta.

    Dunque il confronto su cui divergono le intenzioni progettuali nostre con quelle del Comitato per Campiglia riguardano non il sistema progettuale nella sua interezza ma due importanti elementi di questo sistema, il parco urbano di Tufaia e i giardini di Piazza Firenze.
    E’ doveroso, a questo proposito, comunicare a chi ci critica che ogni intenzione progettuale presentata da noi alla cittadinanza, scaturisce da una lunga ricognizione storica (allegata allo studio preliminare del progetto presentato) sui fattori identitari del Territorio e sui fattori strutturanti il sistema insediativo sia dell’ambito costiero di questo territorio, sia dell’ambito collinare e montano della Val di Cornia.
    Del resto, come sarebbe stato possibile definire una rete di connessioni e connettività, quale abbiamo fatto nel concept progettuale, se tale ricerca fosse stata omissiva di quella “approfondita analisi della topografia, della genesi degli spazi rurali ed extraurbani, dell’impatto sulla fauna e sulla flora, degli affacci (meglio dire belvedere e punti focali del Paesaggio) e dei punti di vista (meglio dire mappa dell’intervisibilità)”?
    Ed è proprio da questa attenta riconnessione che nasce l’idea di una “metamorfosi” degli spazi urbani sopra menzionati, oggi in assoluto stato di degrado e di indecorosa percezione da parte di tutti gli abitanti di Venturina.
    Siamo certe che il Comitato per Campiglia non può condividere il mantenimento dell’attuale status quo di quelle due aree la cui ubicazione è strategica per l’abitato di Venturina e per il miglioramento della vivibilità dei suoi abitanti.
    Dunque, dalla memoria delle impronte lasciate dai nostri predecessori, abbiamo scoperto che la Fossa Calda era un importante corpo idrico di valore storico (preesistenza) e che diversi MOLINI, oggi scomparsi tranne uno (ruderi del Mulinaccio) erano ubicati lungo di essa.
    Dunque quale è lo scandalo di dare a questo luogo il nome “toponomastico” di TRE MOLINI? Forse è il numero che disturba visto che il termine MOLINI è presente nel Codice identificativo di questo luogo e dell’intero territorio (dunque non è un “manufatto arbitrario”), oppure l’astiosa polemica nei nostri confronti è basata sull’argomento che il progetto “scimmiotta le Folies del Parco della Villette a Parigi”?
    Perché? Forse si pensa che il progetto di Bernard Tschumi costruito sul sito dei macelli parigini e del mercato nazionale all’ingrosso, non sia anch’esso il frutto di reminiscenze più antiche a cui, il più famoso paesaggista della Francia, si ispirava? Sarebbero disponibili gli esponenti del Comitato a dichiarare in pubblico che Tschumi “scimmiottava” antichi progetti per realizzare il più importante progetto europeo di parco urbano che ancora oggi sia degno di tale menzione?
    La sistemazione paesaggistica dei due spazi acquatici, entrambi di origine antropica (non naturale), è stata realizzata con la collaborazione del Direttore del Giardino Botanico di Firenze e con la consulenza del Laboratorio di ricerca in Architettura ed Ecologia del Paesaggio della Facoltà di Architettura di Firenze, di cui facciamo parte, al fine di ricreare un Paesaggio, progettato artificialmente ma assolutamente coerente con tutte le preesistenze ecologiche e botaniche del luogo (meglio dire così piuttosto che usare il termine improprio di “essenze”).
    Inoltre, l’intervento di “compensazione paesaggistica” “per mascherare la vista delle cave” è una soluzione efficace adottata in molti progetti di parchi urbani e territoriali nel nostro Paese, considerata la prospettiva d’uso di lungo termine che questa area avrà per gli abitanti di Venturina.
    E, infine, per quanto riguarda l’idea dell’anfiteatro, esso non è il frutto di “una concezione urbanistica trita che ha prodotto centinaia di luoghi desolati in tutto il Mondo” bensì la conseguenza di una “identità centrale e polarizzante” che questo luogo (appunto, il Parco dei Tre Molini) avrà, e già in parte possiede, per tutto il territorio del Comune di Campiglia. E’ noto infatti a tutti gli abitanti di Venturina che tale spazio è stato, negli ultimi anni, frequentato in modo intenso dagli abitanti e, in futuro lo sarà ancora di più, potendo accogliere, tramite l’anfiteatro e altri spazi progettati, importanti eventi culturali pubblici all’aperto.
    Noi proponiamo un progetto di parco e giardino pubblico a scala urbana, con un approccio sobrio ma rigoroso i cui costi sono ampiamente AL DI SOTTO dei costi medi vigenti sul mercato italiano per la progettazione di parchi urbani, come risulta dalla lettura di qualunque manuale professionistico della materia.

    Quanto al giardino di Piazza Firenze, esso rappresenta l’intenzione di offrire agli abitanti di Venturina e del quartiere strettamente collegato a tale luogo “centrale” dell’abitato, uno spazio utile dal punto di vista del tempo libero e di piccoli eventi di incontro tra i cittadini, coniugando tale funzione sociale con una funzione terapeutica ricavata dalla lunga conoscenza di quei giardini terapeutici europei che vanno sotto il nome di Healing Gardens. Sul tema dei giardini terapeutici esistono ormai intere biblioteche che testimoniano l’efficacia sia terapeutica sia psicologica che tali ambienti, se opportunamente progettati, producono agli abitanti della comunità che li frequentano.

    Non sono “idee bislacche”, sono semplicemente idee nuove per il nostro Paese ed è normale che provochino scandalo in chi si attarda in una visione provinciale delle nostre città. Così come non nuova per Venturina è l’idea utile alla sua economia di potenziare e rafforzare il polo termale dalle cui acque calde scaturisce una parte dell’attrattività contemporanea della nostra città.
    Perché scandalizzarsi dell’idea di dotare un’area centrale dell’abitato di Venturina di un giardino bioenergetico, associando in modo simbolico un’attività di ristoro e fitness del corpo, quale quella che si svolge presso il polo termale di Venturina, con uno spazio pubblico gratuito che permette a tutti i cittadini che lo vogliono frequentare di ricavarne un equipollente grado di benessere?

    Quanto abbiamo scritto in questa nostra le lettera aperta al Comitato per Campiglia, non ha alcuna intenzione di negare ai loro membri il legittimo diritto di critica e il legittimo desiderio di partecipare con proposte concrete e alternative al processo partecipativo che, ne siamo certe, l’Amministrazione Pubblica di Campiglia, intraprenderà per sua autonoma decisione. L’intenzione di chi scrive invece è quella di chi mantiene sempre la saggezza “di non aver realizzato un progetto perfetto, ma sempre perfettibile” purchè il confronto sia civile, concreto e non ideologico, documentato su fonti certe e attendibili quali sono state quelle sulle quali ci siamo basate per presentare ai cittadini di Campiglia una proposta progettuale interessante per le molteplici opportunità sociali, culturali ed economiche che essa contiene e trascina con sé.
    Del resto anche i cittadini che hanno partecipato all’assemblea pubblica a Venturina hanno dimostrato, a larga maggioranza, il loro interesse e la loro simpatia per le intenzioni progettuali che abbiamo loro proposto. Se il Comitato per Campiglia, presente a tale appuntamento, non è intervenuto in tale sede ma solo successivamente, ci conferma la giustezza del metodo che abbiamo scelto in accordo con l’Amministrazione di Campiglia, ovvero, che un processo partecipativo, su proposte diverse, può aprirsi solo dopo che qualcuno ha avuto il talento e il coraggio di presentare una proposta come punto di riferimento di tale percorso.

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