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I socialisti bocciano il «decalogo»

Inserito da il 8 Gennaio 2012 – 08:05Un commento

Non piace al Partito socialista di Campiglia-Venturina il punto dieci del «Decalogo del paesaggio» redatto dal Comitato per Campiglia e dall’Associazione Democrazia e Territorio, che dice: «Le scelte amministrative che riguardano e/o incidono sul paesaggio devono ordinariamente prevedere forme di partecipazione della popolazione interessata a quel dato territorio prima di essere assunte in via definitiva». «Si tratta di un lavoro importante – evidenzia il Psi – che si intrattiene su argomenti dibattuti in questo territorio ormai da più di 40 anni. Unica eccezione il punto dieci. Tutti hanno il dovere di rispettare l’articolo 9 della Costituzione riguardante il paesaggio».

«Anche l’articolo 117, che riguarda il territorio regolato e pianificato dalla Regione e dai Comuni. Il nostro regolamento urbanistico è coerente ai due articoli, altrettanto accade per le pratiche di realizzazione. Il fatto è che la pianificazione, iniziata negli anni Settanta, si è realizzata, in gran parte, con insediamenti che hanno lasciato il segno e con i quali siamo chiamati a confrontarci tutti i giorni. Ad esempio gli insediamenti di Campo alla Croce furono ideati a metà degli anni Ottanta del Novecento. Furono tutti favorevoli. Il disegno era che quelle terre, praticamente abbandonate (l’agricoltura agonizzava), potevano svolgere invece un ruolo ordinatore del territorio riscattandole con segnali di grande risonanza. Insomma, c’erano personaggi (ed erano molto autorevoli) che pensavano ad unire Campo alla Croce con Fiorentina. Cioè, una distesa di capannoni. Un altro esempio è l’agricoltura. Le zone produttive (Monaca e Campo alla Croce) si sono attuate, su terreni dove l’agricoltura non veniva più praticata da decenni. La tutela del paesaggio agricolo si impone là dove l’agricoltura viene ancora praticata e dà reddito. Sul punto dieci diciamo che le forme assembleari non ci piacciono e neppure i cosiddetti percorsi partecipativi. Preferiamo il confronto che si svolge nelle sedi istituzionali votate dal popolo. Il decalogo è un documento che terremo in debito conto nel lavoro in cui siamo impegnati affinché lo sviluppo del territorio sia armonico e il progresso sia l’insieme ben sapendo che, chiunque lo voglia ridurre ad una sola visione, fa ideologia o romanzo».
La Nazione 7.1.2012

Il Psi campigliese e il documento del Comitato «Il decalogo del paesaggio sbaglia sul Regolamento urbanistico»
«Abbiamo analizzato il documento e ne terremo conto, con alcune eccezioni». Così il Psi di Campiglia e Venturina risponde tramite un comunicato al decalogo del Comitato per Campiglia e dell’associazione Democrazia e Territorio, scritto dopo un incontro pubblico.
«A nostro parere si tratta di un lavoro importante – si legge – che si intrattiene su argomenti dibattuti in questo territorio ormai da più di 40 anni. Unica eccezione il punto dieci. Tutti hanno il dovere di rispettare l’articolo 9 della Costituzione riguardante il paesaggio: ci mancherebbe. Così come l’articolo 117, che riguarda il territorio regolato e pianificato dalla Regione e dai Comuni. Il nostro regolamento urbanistico è coerente ai due articoli, altrettanto accade per le pratiche di realizzazione».
Il problema, secondo quanto risposto dalla segreteria del partito socialista italiano, sono gli insediamenti realizzati con la pianificazione iniziata negli anni Settanta. Un esempio? «Gli insediamenti di Campo alla Croce. Negli anni ’80 la vallata doveva essere abitata da più di settantamila abitanti con tante case di cemento. Il disegno era che quelle terre, praticamente abbandonate (l’agricoltura agonizzava), potevano svolgere un ruolo ordinatore del territorio riscattandole con segnali di grande risonanza. Uno studio autorevole, dieci anni dopo, ipotizzò 90.000 abitanti e naturalmente tante case di cemento. Chissà cosa diremmo oggi, se quelle previsioni si fossero attuate».
E per l’agricoltura? Secondo il Psi la tutela del paesaggio agricolo si impone là dove l’agricoltura viene ancora praticata e dà reddito.
«Sul punto dieci diciamo – affermano nel comunicato – che le forme assembleari non ci piacciono e neppure i cosiddetti percorsi partecipativi. Preferiamo il confronto che si svolge nelle sedi istituzionali votate dal popolo. Il decalogo è un documento che terremo in debito conto nel lavoro in cui siamo impegnati affinché lo sviluppo del territorio sia armonico e il progresso sia l’insieme ben sapendo che, chiunque lo voglia ridurre ad una sola visione, fa ideologia o romanzo».
Il Tirreno 8.1.2012

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Un commento »

  • rappresentanza popolare ha detto:

    purtroppo oggi nelle sedi istituzionali non ci sono eletti dal popolo ma eletti dai partiti e , soprattutto,mancano competenze. Comunque è sempre popolo quello che si riunisce per parlare dei beni comuni , si interroga criticamente , partecipa ai percorsi istituiti da una legge regionale.
    Stupisce pertanto la presa di posizione di un partito oggi piccolo, un tempo grande e glorioso, che si allonta , come il PD , dai cosiddetti ‘ cittadini attivi e consapevoli’.
    Così non si va da nessuna parte , anche perché oggi il movimento dal basso può trasformarsi in una valanga.

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