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Basta edificare in zone a rischio: ricordiamoci che Rimigliano era un lago!

Inserito da il 10 Novembre 2011 – 09:326 Commenti

È molto significativo che il presidente  Enrico Rossi abbia dichiarato che la Regione Toscana non permetterà “mai più un mattone in zone a rischio idraulico” e che “chi lo vorrà fare, dovrà assumersene oneri e responsabilità”.

Ed è altrettanto importante che dopo le drammatiche alluvioni che hanno colpito Liguria e Toscana la Regione – sempre stando alle parole del presidente e all’iniziativa dell’assessore Marson secondo quanto riportato dalla stampa regionale in questi giorni – voglia cambiare radicalmente la politica urbanistica, mettendo un freno a uno sviluppo edilizio che non ha tenuto conto della natura. Occorre uno stop e una moratoria per tutte le costruzioni lungo i corsi d’acqua e nelle zone di bonifica, cioè in quelle aree che storicamente sono state allagate o occupate stabilmente dall’acqua.

Tali situazioni ricorrono in buona parte della Toscana costiera, come in Val di Cornia: nella zona di Venturina dalla Monaca a Campo alla Croce, nel comune di Piombino in particolare nella zona di Montegemoli, a San Vincenzo in particolare per quanto riguarda l’area di . Tutte aree bonificate tra l’800 e il ‘900, ma che per secoli sono state laghi o paludi. Oggi quelle stesse aree sono oggetto di dissennate politiche edificatorie.

Se la Regione intende essere coerente con gli impegni assunti in questi giorni, deve rivalutare con attenzione e responsabilità i piani strutturali e i regolamenti urbanistici dei Comuni di Campiglia, Piombino e San Vincenzo, che prevedono numerosi interventi edilizi proprio in queste aree, sia per scopi produttivi che residenziali e turistici.

La zona di Rimigliano, in particolare, situata in buona parte sotto il livello del mare, è stata per secoli un grande lago, usato per la pesca, la caccia e altre attività palustri; un lago perfino tutelato durante il granducato di Toscana, iniziato a prosciugare nel periodo lorenese, finché le esigenze agrarie e igienico-sanitarie non hanno portato alla sua bonifica tra l’800 e il primo ‘900. La bonifica fu realizzata deviando il corso dei fossi che portavano acqua nel lago (Fossa Calda, Rio Emiliano – da cui la zona prende il nome – e Botro ai Marmi).

Oggi il lago non c’è più, ma i corsi d’acqua ci sono ancora e una parte della tenuta è depressa rispetto al livello del mare. Anche per questo motivo è necessario bloccare la recente variante urbanistica del Comune di San Vincenzo che prevede più di 100 appartamenti e un albergo a Rimigliano. Tuteliamo il territorio invece di preparare futuri disastri con l’edificazione in zone storicamente così delicate.

Comunicato congiunto di
Comitato per Campiglia e Associazione Democrazia e Territorio

8 novembre 2011

NOTA: I poderi della Tenuta di Rimigliano sorgono su piccole alture, dune, sapientemente selezionate all’epoca della bonifica per edificare al sicuro dall’acqua.
Si trovano tra i 5 e i 10 metri al di sopra del livello del lago, che a sua volta è pochi centimetri al di sopra del livello del mare. Posizione comunque delicatissima, come si può riscontrare dalle aree esondabili a 500 anni. In questi giorni vari esperti hanno sottolineato come i periodi di ritorno degli eventi tendono ad accorciarsi, per cui l’una volta in 500 anni può diventare una volta su 100, con conseguenze tragiche per i futuri abitanti della tenuta.

Rimigliano: aree esondabili (documento del Comune di San Vincenzo)

Illustrazione dei rischi idraulici nella tenuta di Rimigliano:

Sulla stampa:
«Rimigliano, c’è rischio idrogeologico»
Una nota delle associazioni sottolinea anche il «nuovo corso edile» della Regione
«Ricordiamoci che Rimigliano era un lago». Così Alberto Primi, presidente del Comitato per Campiglia, e l’Associazione Democrazia e Territorio, intervengono sul progetto di variante urbanistica richiamando il problema dei rischi idrogeologici. Costruire in una zona storicamente soggetta ad allagamenti potrebbe, secondo i comitati, costituire un inutile rischio.
«E’ significativo — affermano —_che il presidente Enrico Rossi abbia dichiarato che la Regione Toscana non permetterà “mai più un mattone in zone a rischio idraulico” e che “chi lo vorrà fare, dovrà assumersene oneri e responsabilità”. Ed è altrettanto importante che dopo le drammatiche alluvioni che hanno colpito Liguria, Lunigiana e ora anche l’Elba — sempre stando alle parole del presidente e all’iniziativa dell’assessore Marson secondo quanto riportato dalla stampa regionale in questi giorni — voglia cambiare radicalmente la politica urbanistica, mettendo un freno a uno sviluppo edilizio che non ha tenuto conto della natura. Occorre uno stop e una moratoria per tutte le costruzioni lungo i corsi d’acqua e nelle zone di bonifica, cioè in quelle aree che storicamente sono state allagate o occupate stabilmente dall’acqua».
«Tali situazioni  — spiega Alberto Primi — ricorrono in buona parte della Toscana costiera, come in Val di Cornia: nella zona di Venturina dalla Monaca a Campo alla Croce, nel comune di Piombino in particolare nella zona di Montegemoli, a San Vincenzo in particolare per quanto riguarda l’area di Rimigliano. Tutte aree bonificate tra l’800 e il ‘900, ma che per secoli sono state laghi o paludi. La zona di Rimigliano, in particolare, situata in buona parte sotto il livello del mare, è stata per secoli un grande lago, usato per la pesca, la caccia e altre attività palustri; un lago perfino tutelato durante il Granducato di Toscana, iniziato a prosciugare nel periodo lorenese, finché le esigenze agrarie e igienico-sanitarie non hanno portato alla sua bonifica tra l’800 e il primo ‘900».
E concludono: «La bonifica fu realizzata deviando il corso dei fossi che portavano acqua nel lago (Fossa Calda, Rio Emiliano – da cui la zona prende il nome – e Botro ai Marmi). Oggi il lago non c’è più, ma i corsi d’acqua ci sono ancora e una parte della tenuta è depressa rispetto al livello del mare. Anche per questo motivo è necessario bloccare la recente variante urbanistica del Comune di San Vincenzo che prevede più di 100 appartamenti e un albergo a Rimigliano».
La Nazione 9.11.2011

Corriere Etrusco 9.11.2011

«Cemento nella Tenuta a rischio idraulico»
Il Comitato per Campiglia e l’associazione “Democrazia e territorio” lanciano un appello affinché non si edifichi nella Tenuta di Rimigliano, in quelle che ritengono zone a rischio idraulico. L’appello viene in un momento molto delicato per la Toscana. «Significativo – dicono il Comitato e Democrazia e territorio – che il presidente Enrico Rossi abbia dichiarato che la Regione Toscana non permetterà “mai più un mattone in zone a rischio idraulico” e che “chi lo vorrà fare, dovrà assumersene oneri e responsabilità”».
«Tali situazioni – proseguono – ricorrono in Val di Cornia: nella zona di Venturina, dalla Monaca a Campo alla Croce, nel comune di Piombino, in particolare nella zona di Montegemoli, a San Vincenzo, in particolare per quanto riguarda l’area di Rimigliano. Tutte aree bonificate tra l’800 e il ‘900, ma che per secoli sono state laghi o paludi. Oggi quelle stesse aree sono oggetto di dissennate politiche edificatorie. Se la Regione intende essere coerente con gli impegni assunti in questi giorni, deve rivalutare con attenzione e responsabilità i piani strutturali e i regolamenti urbanistici».
Il Tirreno 10.11.2011

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6 Commenti »

  • giuliano parodi ha detto:

    oltre ai mattoni nelle zone ad alto rischio idraulico non dovrebbero essere permessi nemmeno i mega impianti fotovolatici, infatti nel dicembre 2010 la delibera, firmata dai tre assessori regionali all’ambiente e energia Anna Rita Bramerini, al governo del territorio Anna Marson e all’agricoltura Gianni Salvadori, sulla regolamentazione degli impianti fotovoltaici a terra, indicava un primo elenco delle aree non idonee e tra queste c’erano anche le “aree classificate a rischio idraulico e geomorfologico”, aree stranamente poi scomparse dalla legge regionale 11 del 2011…Cosi’ permettendo l’installazione di strutture in aree a rischio, come e’ successo a Calzalunga (suvereto) in un area definita Ad elevato rischio iudraulico dal PAI a causa della vicinanza del torrente Milia hanno realizzato un impianto da 600kw, tra l’altro ad inseguimento e quindi con il gruppo motore e altri parte elettriche posizionate a terra….

  • Chiara ha detto:

    Rimigliano: oggi il lago non c’è più…è vero in parte; infatti per la recente memoria storica che ho (parlo degli anni 80 e 90 del 900) il lago di Rimigliano riafforava con le piogge invernali, tanto che i cacciatori andavano a caccia di acquatici in barca (peraltro uno spettacolo…). parlo della porzione di campi tra il podere dove dovrebbe sorgere l’hotel (proprio dietro alla “serra”) e la macchia grande (riserva di caccia)

  • Federico ha detto:

    E vogliono davvero costruire in questa zona che è al livello del mare e che rischia di essere allagata? Ma sono proprio dementi.
    Grazie al comitato per aver diffuso una informazione che mi pare fondamentale. Se fossi il Berrighi avrei qualche incubo stanotte

  • ComitatoperCampiglia ha detto:

    Prima o poi l’alluvione potrebbe riguardare un altro luogo elettivo della speculazione edilizia: San Vincenzo (come è già successo nell’agosto 2010 ) e, in particolare,la tenuta di Rimigliano quando,se,sarà cementificata.Come dimostra chiaramente la documentazione di questa pagina .
    Le cause di questi disastri appaiono chiare nei commenti degli esperti:
    -abbandono delle campagne e del ruolo fondamentale di sicurezza idraulica che svolge l’attività agricola
    -assenza di finanziamenti per la messa in sicurezza e la manutenzione dei boschi e dei corsi d’acqua
    -scellerate operazioni infrastrutturali ed edilizie
    -cambiamenti climatici.
    Tutto questo ci porta a rivendicare una visione del territorio che anche sta alla base di tutta la lotta per Rimigliano :
    più che definirle idee politiche o ambientaliste dovremmo cominciare a chiamarle “di sopravvivenza” della razza umana sul pianeta, e questo messaggio arriva forte in queste giornate di disperazione.

  • Wolfgang H. Kretzschmar ha detto:

    per chi non bastavano gli argumenti contro le costruzioni (e speculazioni) previste a Rimigliano, queste nuove notizie sul rischio idraulico sono (quasi un giocho di parole) l’ultima goccia per far capire chè si deve subito frenare, anzi fermare, bloccare questa avidità del sempre di più, sempre di più.
    Rimigliano è Europa!
    e Europa è Rimigliano!
    e Europa siamo noi ed i nostri figli!

  • pistoiese ha detto:

    Buongiorno,

    ma Sanvincenzini “maturi” d’età dove siete? ma non ricordate un’estate anni 80 quando anche San Vincenzo ebbe la sua alluvione con auto travolte dalla piena e un disperso in mare ritrovato un bel po’ più a nord? io ero poco più che bambina ma ricordo bene gli alberi, le piante di pomodori e ogni tipo di rifiuto nel mare della Conchiglia che era diventato un bosco …. e se oggi osservate la Vostra San Vincenzo dal mare, rispetto a quei lontani anni 80, cosa vedete? non vedete una collina che assomiglia sempre più a un paesaggio ligure straripante di case e cemento? da non riconoscersi!!! l’uomo dovrebbe imparare dai propri errori e invece …

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