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“Rimigliano, il cemento non pagherà” Dixit Salvatore Settis

Inserito da il 25 Ottobre 2011 – 13:30Un commento

Il noto archeologo Salvatore Settis, ex direttore della Normale di Pisa, già presidente del Consiglio superiore dei beni culturali, torna a parlare del caso , dopo che il piano per la Tenuta è stato approvato dal consiglio comunale lo scorso 3 ottobre. E torna a farlo con la ferma convinzione che il piano non sia consono al valore storico, culturale e paesaggistico del luogo.
Settis non manca di lanciare messaggi al presidente della Regione Enrico Rossi e all’assessore regionale all’assetto del territorio Anna Marson affinché intervengano sulla vicenda.

Il piano per la Tenuta di Rimigliano è stato approvato. Lei sperava in un ripensamento da parte dell’amministrazione?
«Non sto seguendo queste vicende giorno per giorno. A me importa affermare la centralità dei principi costituzionali. Esiste infatti una gerarchia costituzionale dei valori, secondo cui la tutela del paesaggio e dei beni culturali (art. 9) non può essere “subordinata ad altri valori, compresi quelli economici”, anzi deve essere “capace di influire profondamente sull’ordine economico-sociale”. E’ la Corte Costituzionale a dirlo, nella sentenza 151 del 1986. La Tenuta di Rimigliano è un caso fra tanti: chi insiste sul fatto che chi l’ha comprata deve ad ogni costo guadagnarci il più possibile ignora la Costituzione. Ma il richiamo alla legalità nell’Italia del 2011 non è molto di moda».

Adesso la palla passa alla Regione, che si è espressa in modo negativo sul piano. Che cosa si attende?
«Mi aspetto provvedimenti conformi alla legge e allo spirito della Costituzione, che ho appena richiamato».

La sensazione è che la cittadinanza si sia disinteressata al futuro della Tenuta. Colpa della politica o dei cittadini?
«In Italia sono sorte negli ultimi anni qualcosa come 15mila associazioni di cittadini che si ribellano all’illegalità di massa diffusa specialmente negli anni di Berlusconi, ma a volte condivisa da amministrazioni di sinistra. E’ un fenomeno molto positivo, e si sta diffondendo anche in Toscana. Spero che anche nella nostra zona si sviluppino gruppi di cittadini sempre più numerosi, sempre più consapevoli. Non contro i partiti, sia chiaro: ma per stimolare i partiti e le amministrazioni locali a ripensare le politiche del territorio con uno sguardo più lungimirante. Più conforme alla Costituzione. Più attento ai diritti delle generazioni future. Più preoccupato dei valori paesaggistici e ambientali. Nella Toscana Felix i porti si moltiplicano, le coste e le colline sono sacrificate alla speculazione. Un modello di sviluppo che non pochi considerano una deriva culturale, specie in una regione governata dal centrosinistra. certo, in molte regioni italiane le cose stanno molto peggio, come ad esempio in Calabria, dove sono nato, o in Sicilia, ma anche al Nord, in particolare in Veneto e in Lombardia. La mia speranza è che la Toscana, nonostante qualche deriva, che purtroppo è avvenuta e continua ad avvenire, possa essere molto presto, in grazia della propria bellezza, della propria civiltà e della propria storia, la prima regione a invertire la tendenza. Come ho scritto nel mio ultimo libro “Paesaggio Costituzione cemento. La battaglia per l’ambiente contro il degrado civile” alcune dichiarazioni del presidente Rossi e dell’assessore Marson fanno ben sperare in questo senso».

Le opposizioni, i comitati e le associazioni avrebbero riscontrato incoerenze notevoli nel piano, con aspetti di illegalità. Lei il piano lo ha potuto analizzare?
«Mi sto occupando da anni di paesaggio a livello nazionale più che locale. Questo è il senso del lavoro che ho fatto nella scrittura del Codice dei Beni culturali, del mio impegno come presidente del Consiglio superiore dei Beni Culturali e il filo conduttore del mio libro. Devo dire che nel caso di Rimigliano, quel che ho visto mi basta tuttavia per dire che il calcolo delle volumetrie da riconvertire in nuova cementificazione non mi sembra corretto: le foto diffuse mi paiono parlanti».

Se fosse proprietario della Tenuta, cosa farebbe di quel gioiello paesaggistico, storico e ambientale?
«Conserverei il gioiello per quello che è, riconvertendo le case poderali ad uso abitativo, ma senza aggiungere nuove volumetrie con argomenti speciosi. Farei un piano di uso agricolo di altissima qualità, con grande attenzione agli aspetto flori-faunistici. Rimigliano, che ho visitato anche in compagnia del sindaco Biagi, può essere un vero paradiso per un turismo non di alta, ma di altissima qualità. Più si lascia invadere la tenuta dal cemento, più si abbasserà la qualità di chi desidererà venirci. E’ una regola assoluta. Davvero strano che chi vuol trarre il massimo dalla tenuta stenti a capirlo».
PAOLO FEDERIGHI – Il Tirreno 25.10.2011

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Un commento »

  • VIOLA ha detto:

    E’ ‘delittuoso’ che negli anni, spesso, le ‘chiavi’ del territorio di
    San Vincenzo siano state consegnate al ‘signor b’ per farci ciò che gli è parso.

    Gli amministratori di San Vincenzo, di questo ne sono responsabili.

    SAREBBE PERO’ DIABOLICO CHE ANCHE IL GOVERNATORE, GLI ASSESSORI E I CONSIGLIERI DELLA REGIONE TOSCANA GLI CONSEGNASSERO ANCHE LE ‘CHIAVI DI RIMIGLIANO’ CHE E’ UN PATRIMONIO DELLA COLLETTIVITA’ E CHE TALE DEVE RESTARE ANCHE PER LE FUTURE GENERAZIONI.

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