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Paesaggi, il tesoro d’Italia. Ad esempio, il Chianti vale 4 miliardi

Inserito da il 18 Agosto 2011 – 17:24Un commento

Altro che manovra. Se l’Italia potesse mettere sul mercato solo il suo brand, cioè il “marchio”, potrebbe incassare decine di miliardi di euro. Lo certifica uno studio della Camera di commercio di Monza e Brianza che, in base a precisi parametri, ha calcolato il valore delle bellezze paesaggistiche della Penisola. Scoprendo valori di assoluto rilievo, ottenuti valutando il numero dei turisti richiamati, la dotazione alberghiera, la riconoscibilità del nome a livello internazionale e il valore medio degli immobili.
La regione che da questo punto di vista vale di più è la Toscana
, dove solo le colline del Chianti sono stimate 4 miliardi di euro. Ma nel Belpaese ci sono altri gioielli niente male, per cui se qualcuno chiedesse garanzie economiche a fronte di prestiti (come ha fatto la Finlandia, che chiedeva un’ipoteca sull’Acropoli e sul Partenone in cambio di soldi per salvare l’economia della Grecia) avrebbe solo l’imbarazzo della scelta.

Andiamo al mare? Ebbene, la costiera amalfitana vale 3,5 miliardi solo per il nome conosciuto in tutto il mondo, ma pure la riviera romagnola, da Rimini e fino al Conero, può vantarsi di valere 2,3 miliardi di euro. La Versilia di Forte dei Marmi vale quasi 2 miliardi di euro. Curiosamente la Costa Smeralda tanto celebrata vale qualcosa meno, solo 1,5 miliardi, tanto quanto il Salento, mentre le Madonie siciliane sono stimate 2 miliardi di euro.

Dal mare alla montagna, con le Dolomiti trentino-venete – da poco elette Patrimonio dell’umanità dall’Unesco – sugli scudi, dall’alto di un valore stimato in 1,1 miliardi di euro. Tra i gioiellini minori c’è una piccola sorpresa: la Brianza (che però comprende anche i laghi tanto cari di questi tempi a George Clooney) ha un brand più pesante delle incantevoli Cinque Terre. Ma non stiamo comunque parlando di bruscolini: la prima vale 980 milioni di euro, le seconde “solo” 725 milioni.

Una classifica di tutto rispetto che ben pochi altri Paesi al mondo potrebbero vantare. Secondo lo studio della Camera di commercio, che si basa su parametri reali pur avendo a oggetto un patrimonio non tangibile come quello del “nome” di un paesaggio (ma d’altra parte si fa così anche con i marchi dei prodotti più conosciuti, che hanno un valore al di là della produzione e della resa economica in sè), complessivamente l’Italia potrebbe mettere nel listino di un ipotetico mercato un patrimonio da 20 miliardi di euro. Se invece vogliamo fare una stima dei nostri monumenti più celebri rischiamo di far inceppare le calcolatrici: il Colosseo vale 91 miliardi, i Musei vaticani 90, il duomo di Milano 82.

ROBERT TOSIN
Il Tirreno 18.8.2011 – sezione Economia

Raccomandiamo la lettura di questo articolo al Sig.Marco Valtriani, direttore della Cna, che, un mese fa dichiarava: «Le bellezze paesaggistiche non pagano gli stipendi» (ndr)

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Un commento »

  • Daniele ha detto:

    Il sig. Marco Valtriani purtroppo non è l’unico che non riesce a approfondire e che purtroppo si ferma sulla soglia delle cose..
    IL comitato GLMDB il 13 maggio 2011 ha organizzato un bellissimo convegno dibattito dove si approfondivano proprio questi temi.. al Sig. Valtriani.. anzi ai Sig. Valtriani potremo inviargli proprio il dvd con le parole degli economisti intervenuti al convegno.

    Non cerchiamo anime ambientali dove non ci sono.. i soldi però interessano veramente a tutti in modo trasversale.. preservare il capitale simbolico è fare economia è pensare a uno sviluppo concreto e solido per il futuro.

    Daniele Quinti

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