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Rimigliano: Replica del Forum al direttore della Cna

Inserito da il 20 Luglio 2011 – 08:52Un commento

Magari fossero quelli che dicono no ad alcuni progetti dannosi ed insensati a nuocere alla imprese! Sfortunatamente ad aver messo in ginocchio l’economia non solo della Val di Cornia ma dell’intero pianeta, sono le ricette avvelenate e anacronistiche della cementificazione.

Abbiamo così perso gran parte del nostro patrimonio ambientale, naturalistico ed economico per alimentare una bolla speculativa che è esplosa. È ridicolo additare come colpevoli quelli che si sono sempre spesi per la costruzione di un’altra economia.

Costruire per capitalizzare infischiandosene della domanda e oltraggiando i mille tesori che ha l’Italia, è un’operazione a perdere, questo è ampiamente dimostrato. Ricordiamo che l’attuale crisi parte dall’esplosione della bolla speculativa immobiliare in California. Probabilmente ci fossero stati più “comitati per il no” alla cementificazione della costa occidentale degli Stati Uniti, non vivremmo questi magri giorni. Anche in Italia il mercato immobiliare è saturo e le compravendite sono ormai da troppo tempo al palo. Perché dunque dovrebbe essere nell’interesse dell’economia generale costruire altri 180 appartamenti a ?

Oggi si divora il territorio per alimentare la speculazione finanziaria e senza produrre occupazione. Noi proponiamo di riconvertire il settore dell’edilizia nell’immane lavoro di rendere tutto il patrimonio esistente efficiente da un punto di vista energetico e sicuro. Una proposta da noi formalizzata quattro anni fa e che nessuna maggioranza in Val di Cornia ha voluto percorrere e sovvenzionare.

A San Vincenzo ci sono probabilmente più di quattro milioni di metri cubi di edificazioni e oltre il 90% avrebbe bisogno di una ristrutturazione che garantirebbe lavoro per decenni e bollette del gas più leggere per i cittadini. Se l’Amministrazione avesse dedicato a quest’obiettivo un decimo delle energie spese su Rimigliano, il nostro territorio avrebbe risentito in maniera inferiore della crisi economica e avrebbe conservato maggiore attrattiva paesaggistica. Altro che quelli del no. Ci pare piuttosto che chi ribadisce, contro l’evidenza, le vecchie ricette economiche dica no a qualsiasi alternativa senza neppure prendersi l’incomodo d’ascoltarla.

Nicola Bertini
Per il Forum del centrosinistra per San Vincenzo.

Sulla stampa:

IL FORUM INTERVIENE DOPO LE ACCUSE DELLA CNA AI COMITATI
«La crisi? Colpa del cemento»
Bertini: «Ci sono anche troppe case, la sfida è la riqualificazione»
Idibattito sulla questione di Rimigliano si infiamma. Nicola Bertini, capogruppo consiliare del «Forum di Centrosinistra» non pare essere d’accordo con Marco Valtriani, direttore CNA, che è ieri intervenuto sil nostro giornale in merito alla questione del Piano di Rimigliano. Infatti, Bertini, nel rispondere, afferma come «Magari fossero quelli che dicono no ad alcuni progetti dannosi ed insensati a nuocere alla imprese!». Poi, secondo Bertini, ad aver messo in ginocchio l’economia della Val di Cornia «Sono le ricette avvelenate e anacronistiche della cementificazione; abbiamo così perso gran parte del nostro patrimonio ambientale, naturalistico ed economico per alimentare una bolla speculativa che è esplosa.
È ridicolo additare come colpevoli quelli che si sono sempre spesi per la costruzione di un’altra economia». Bertini allarga il tiro quando dice che: «l’attuale crisi parte dall’esplosione della bolla speculativa immobiliare in California. Probabilmente ci fossero stati più “comitati per il no” alla cementificazione della costa occidentale degli Stati Uniti, non vivremmo questi magri giorni; anche in Italia il mercato immobiliare è saturo e le compravendite sono ormai da troppo tempo al palo. Perché dunque dovrebbe essere nell’interesse dell’economia generale costruire altri 180 appartamenti a Rimigliano?». «Oggi si divora il territorio per alimentare la speculazione finanziaria e senza produrre occupazione; noi proponiamo di riconvertire il settore dell’edilizia nell’immane lavoro di rendere tutto il patrimonio esistente efficiente da un punto di vista energetico e sicuro. Una proposta da noi formalizzata –dice ancora Nicola Bertini – quattro anni fa e che nessuna maggioranza in Val di Cornia ha voluto percorrere e sovvenzionare».
POI, venendo all’attuale realtà di San Vincenzo, Bertini dice come A San Vincenzo «ci sono probabilmente più di quattro milioni di metri cubi di edificazioni e oltre il 90% avrebbe bisogno di una ristrutturazione che garantirebbe lavoro per decenni e bollette del gas più leggere per i cittadini». Bertini chiude con una riflessione quando dice: «se l’Amministrazione avesse dedicato a quest’obiettivo un decimo delle energie spese su Rimigliano, il nostro territorio avrebbe risentito in maniera inferiore della crisi economica».
P.B. La Nazione 20.7.2011

LA CNA DIFENDE A SPADA TRATTA IL PROGETTO RIMIGLIANO
«Le bellezze paesaggistiche non pagano gli stipendi»
«RIMIGLIANO: con i no ed i discorsi gli stipendi non si pagano». A sostenerlo è il direttore della Cna Marco Valtriani che risponde a Nicola Bertini, il quale aveva sostenuto che le scelte urbanistiche segnata da una eccessiva cementificazione hanno creato problemi allo sviluppo. «La Cna è per un uso sensato e sostenibile del territorio se questo può portare lo sviluppo di cui c’è assoluto bisogno: sviluppo sostenibile quindi — afferma Valtriani — ma deve essere sviluppo, cioè investimenti con creazione di posti di lavoro e miglioramento delle condizioni di benessere collettivo. E’ allucinante che ci possa essere qualcuno che possa pensare che il livello di occupazione, già ai minimi per questa zona e con previsioni di ulteriore ribasso, possa essere incrementato come per incanto semplicemente dalla presenza delle bellezze paesaggistiche, senza creare quelle opportunità che ne permettano il godimento nel pieno rispetto dell’ambiente. Il turismo mordi e fuggi non lascia nulla sul territorio, anzi. Nel caso di Rimigliano, la salvaguardia del paesaggio ed il mantenimento della tenuta agricola, saranno proprio i punti di forza per attrarre quel target di turisti attenti a questi fattori e che desiderano vivere le vacanze in un luogo dove si percepisce che la natura è rispettata». La Cna prosegue: «Chi ha dei dubbi in proposito basta che vada a visitare la tenuta di Poggio all’Agnello: è quello il modello di recupero e valorizzazione del territorio di cui c’è bisogno per creare nuova occupazione (62 dipendenti fissi)». «A Rimigliano — aggiunge Valtraini — rispetto alla previsione urbanistica legata al progetto originario targato Parmalat e vigente quando la nuova cordata ha acquistato la tenuta, è stata diminuita la superficie edificata di circa 8.000 metri quadrati (sui precedenti 30.500), concentrandola in meno di 8 ettari anzichè sugli iniziali 50 ettari: questo significa minor consumo di territorio, recupero dei poderi esistenti, riduzione delle dimensioni dell’albergo, mantenimento della tenuta agricola, utilizzo delle fonte rinnovabili ove possibile e consentito dal contesto naturale; un progetto che prevede un investimento di 65 milioni di euro, circa 6 anni di lavoro per 130 addetti del settore costruzioni appartenenti a ditte esclusivamente locali, 60 nuovi posti di lavoro a regime fra parte recettiva e parte agricola. Questo è sviluppo sostenibile, il resto sono chiacchiere che lo rallentano o addirittura lo impediscono».
LA CNA chiude: «Ci sono progetti veri per le ristrutturazioni ed il recupero di patrimonio immobiliare esistente? Bene, altrimenti perchè la Cna si sarebbe battuta a livello nazionale per il mantenimento degli sgravi fiscali? C’è da sviluppare l’impiego delle fonti rinnovabili? Certo, altrimenti perchè la Cna avrebbe protestato con tanta forza contro l’abolizione degli incentivi? Ma non è un’alternativa ci vogliono tutte queste azioni di sviluppo per contrastare la crisi dell’industria manifatturiera, anch’essa ovviamente da salvaguardare».
m. p. La Nazione 21.7.2011

«Non si può dire soltanto no» Il direttore Cna a proposito di Rimigliano
«No, no e ancora no, sempre e comunque: questo è lo slogan che va più in voga negli ultimi anni su qualsiasi progetto venga avanzato, grazie ai comitati che nascono come funghi; ma sono sempre comitati per il no, mai comitati di progetto, di proposizione di idee di sviluppo». La Cna, per voce del direttore Marco Valtriani, dice «basta a chi tende spesso ad esasperare gli animi ed il clima del confronto, a questi soggetti capaci di immobilizzare gli iter, spesso per responsabilità di una classe politica che cerca più il consenso che l’esercizio della rappresentanza già affidatagli democraticamente e del ruolo decisionale che comporta». Il caso di Rimigliano è emblematico: «Sono sette anni, e sottolineo sette – afferma Valtriani – che si parla e straparla di questo progetto; come fa un’impresa a programmare e sostenere investimenti senza avere tempi certi di rientro degli stessi? Come si fa a pensare di attrarre investitori nella Val di Cornia, per accelerare l’indispensabile diversificazione dalla siderurgia, se gli si prospetta l’immobilismo dettato dai comitati del no? Siamo ormai arrivati alla dittatura dei comitati».

«Gli strumenti partecipativi democratici esistono già e sono le istituzioni elettive: è lì che deve avvenire il confronto, l’esame delle diverse posizioni esprimibili con le procedure esistenti e, in tempi certi e rapidi la scelta delle soluzioni da portare avanti con buona pace di tutti. Davvero – conclude il direttore della Cna – si può pensare che salvaguardando il proprio orticello da tutto e da tutti, non muoia anche quello in una situazione economica generale così drammatica soprattutto in Val di Cornia? Il sindaco Biagi vada avanti sulla tortuosa strada faticosamente già percorsa».
La Nazione 19.7.2011

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Un commento »

  • salviamo rimigliano ha detto:

    Vecchi argomenti: questo discorso trito r ritrito del fronte del no a tutti i costi non regge. Abbiamo le idee chiarissime su cosa vogliamo per Rimigliano. Azienda Agricola con un piano imprenditoriale serio, agricoltura e allevamento biologici, filiera corta, agriturismo, non un metro quadro di deruralizzazione. Territorio protetto e aperto alla fruizione pubblica. Lo dimostra anche uno degli interventi all’assemblea dell’8 luglio dell’architetto Cionini. Lo potete trovare qui:
    http://www.comitatopercampiglia.it/blog/2011/07/09/riflessi-di-una-serata-sotto-le-stelle-dedicata-alla-difesa-di-rimigliano/

    Vecchie idee su cosa sia la politica, forse il direttore ignora l’esistenza della legge regionale sulla partecipazione, ed non capisce che è proprio per la mancanza di partecipazione che i cittadini, non appena capiscono cosa vogliono fare le amministrazioni, insorgono e si oppongono con qualsiasi mezzo.

    Vecchie idee di sviluppo. Gli investitori si attraggono con un quadro politico ed economico coerente, un modello sinergico tra le politiche d’area, dove al centro dell’offerta turistica sta il paesaggio e il patrimonio storico, naturale e artistico, non aprendo le porte a chicchessia. L’investimento previsto su Rimigliano, a fronte di qualche anno di lavoro per un po’ di operai edili e qualche ditta, speriamo locale, genera una perdita di valore enorme sul territorio, una perdita definitiva dei valori che sono gli unici a poter sostenere uno sviluppo sostenibile ed un’offerta unica.

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