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Il Casone come centro per l’archeologia

Inserito da il 13 Ottobre 2010 – 19:17Nessun Commento

Un idea diversa di sviluppo economico per
Riflessioni e proposte del Comitato per Campiglia sul Piano Particolareggiato del parco archeologico di Baratti e Populonia

La decodificazione del piano di Baratti fatta dal Comitato per Campiglia ha spiegato in termini comprensibili le trasformazioni previste all’interno e nelle immediate adiacenze del Parco.

La polemica si è impostata su “cementificazione o non cementificazione”, argomento su cui tutti, al di là delle ideologie, si possono fare un’idea chiara leggendo il documento.

Ma anche i più attaccati all’identità del luogo, come ci è tramandato da secoli di storia e di lavoro umano, si pongono giustamente il problema dello sviluppo economico, posti di lavoro ecc.

E’ su questo tema importante che vogliamo fare una riflessione, con la premessa che ci sembra superato il tempo in cui si fa economia distruggendo il territorio per un turismo fasullo in cui il guadagno è tanto per gli imprenditori ma poco e di breve durata per gli operai che lavorano nelle trasformazioni.

Il risultato è sempre deprimente sia dal punto di vista della salvaguardia dei beni, più o meno importanti, che ci vengono dal passato che dal rientro economico (turismo di classe) per la comunità.

Detto questo che è sotto gli occhi di tutti, Baratti, perseguendo una idea diversa di turismo,  potrebbe essere “sfruttato” tutto l’anno senza stravolgerne e, nel migliore dei casi, “rileccarne” l’aspetto.

Partiamo dal punto più importante:

In quello che viene chiamato il Piano Particolareggiato del parco archeologico di Baratti e Populonia c’è tutto meno quello che dovrebbe essere il cuore del progetto, ossia lo sviluppo della ricerca e della maggiore valorizzazione del parco archeologico.

Un parco che, come dimostrano anche i recenti ritrovamenti in mare e in terra, si estende ben oltre le attuali aree archeologiche, e che potrebbe crescere ulteriormente sia nella città antica di Populonia, sia in mare, aprendo il fronte dell’ subacquea che a Baratti rappresenta la continuazione a mare del parco a terra.

Insomma Baratti e Populonia sono enormi giacimenti archeologici solo in minima parte studiati e valorizzati.

Da qui doveva partire il Piano in rapporto alle conoscenze archeologiche che, grazie al lavoro di tante università, permettono oggi di immaginare altri importanti sviluppi del progetto del parco che con i suoi 60.000 visitatori rappresenta la vera ricchezza di tutta la zona.

Per non parlare dell’archeologia industriale, finora non considerata ma che si aggiunge al tema principale dell’archeologia classica come dimostrano recenti studi che affrontano tutto il periodo novecentesco della storia del golfo e del riutilizzo delle scorie ferrose (C. Pistolesi “La miniera di Baratti. Lo sfruttamento delle scorie etrusche dal 1915 al 1969”, Pisa, Felici, 2006).

Ignorando questa realtà, a cui non si fa cenno alcuno, il Piano particolareggiato del Parco Archeologico diventa il piano delle funzioni turistiche e commerciali di Baratti e Populonia, dimostrando anche che non si sono tenute in nessun conto (forse neanche interpellate verrebbe da dire), competenze fondamentali, come la Società , La Soprintendenza Archeologica, le varie Università coinvolte nelle ricerche sul campo.

Ancora :

come dimostra l’esperienza di altri paesi, meno ricchi di tesori, ma più attenti (o furbi?) del nostro e in grado di valorizzare anche i sassi, queste peculiarità eccellenti potrebbero essere sfruttate in termini economici anche in altri modi. Se si tiene conto che l’Italia è il paese europeo con la maggiore biodiversità e il maggiore patrimonio artistico e archeologico, e che Populonia e Baratti sono ricche di natura e patrimonio archeologico, si potrebbero ottenere occasioni importanti per l’economia della zona, attirando per tutto l’anno visitatori con scuole A PAGAMENTO di archeologia, scavo, restauro (pensiamo soprattutto agli studenti stranieri), associazioni sportive e naturalistiche (surf, bicicletta, cavallo, trekking, cibi, vini e cucina legati al territorio).

Quale luogo migliore del CASONE per diventare il centro di tutto questo conservando l’orto e le galline?

Il problema di questo piano quindi non è solo quello che c’è, ma soprattutto quello che non c’è, ossia il mix di archeologia e paesaggio che fanno di Baratti e Populonia luoghi unici di un fascino che è compreso da tanti, come dimostrano le adesioni e i tantissimi commenti al gruppo “Giù le mani da Baratti” di piombinesi, toscani, italiani, cittadini del mondo.

Comitato per Campiglia
13 ottobre 2010

Pubblicato sulla stampa:

PIOMBINO LA PROPOSTA DEL COMITATO PER CAMPIGLIA SULLO SVILUPPO ECONOMICO DI BARATTI

«Casone, un centro per l’archeologia»
Ecco come sfruttare per tutto l’anno l’area senza stravolgere il territorio

DALLE PAROLE – spesso virtuali – ai fatti: il Comitato per Campiglia lancia un’idea di sviluppo economico per Baratti. «Anche i più attaccati all’identità del luogo si pongono il problema dello sviluppo economico» evidenzia il Comitato sottolineando che «è superato il tempo in cui si fa economia distruggendo il territorio per un turismo fasullo in cui il guadagno è tanto per gli imprenditori ma poco e di breve durata per gli operai. E’ sotto gli occhi di tutti che perseguendo un’idea diversa di turismo, Baratti potrebbe essere “sfruttato” tutto l’anno senza stravolgerne e, nel migliore dei casi, “rileccarne” l’aspetto – continua – il punto più importante da cui dobbiamo partire è che nel Piano Particolareggiato c’è tutto meno quello che dovrebbe essere il cuore del progetto, ossia lo sviluppo della ricerca e della maggiore valorizzazione del parco archeologico. Un parco che, come dimostrano anche i recenti ritrovamenti in mare e in terra, si estende ben oltre le attuali aree archeologiche, e che potrebbe crescere ulteriormente sia nella città antica di Populonia, sia inmare, aprendo il fronte dell’archeologia subacquea che a Baratti rappresenta la continuazione a mare del parco a terra. Da qui doveva partire il Pianoin rapporto alle conoscenzearcheologiche che, grazie al lavorodi tante università,permettono oggi di immaginare altriimportanti sviluppi del progetto del parco che con i suoi 60.000 visitatori rappresenta la vera ricchezza di tutta la zona. Per non parlare dell’archeologia industriale».

COSÌ COME è il piano dimostra che “non si sono tenute in nessun conto competenze fondamentali, come la Società Parchi, la Soprintendenza Archeologica, le varie Università coinvolte nelle ricerche sul campo”. E pensare che – evidenzia il Comitato per Campiglia “queste peculiarità eccellenti potrebbero essere sfruttate in termini economici anche in altri modi. Populonia e Baratti sono ricche di natura e patrimonio archeologico, si potrebbero ottenere occasioni importanti per l’economia della zona, attirando per tutto l’anno visitatori con scuole a pagamento di archeologia, scavo, restauro (pensiamo soprattutto agli studenti stranieri), associazioni sportive e naturalistiche. Quale luogo migliore del Casone per diventare il centro di tutto questo? Il problema di questo piano quindi non è solo quello che c’è, ma soprattutto quello che non c’è, ossia il mix di archeologia e paesaggio che fanno di Baratti e Populonia luoghi unici di un fascino che è compreso da tanti, come dimostrano le adesioni (che hanno superato le 2500, ndr) e i tantissimi commenti al gruppo “Giù le mani da Baratti” di piombinesi, toscani, italiani, cittadini del mondo».

m. p.
La Nazione 14.10.2010

 

Piano per Baratti, il Comune apre alla partecipazione

Intanto il Comitato lancia una petizione a difesa del golfo

Le scelte sul futuro di Baratti saranno discusse dalla cittadinanza. L’amministrazione comunale ha deciso di predisporre un percorso partecipato da intraprendere prima dell’adozione del piano particolareggiato di Baratti.

I dettagli del percorso saranno presentati nei prossimi giorni. La scelta del Comune risponde alla necessità di compiere scelte condivise per il rilancio di un’area delicata come quella del golfo. Un’apertura che, però, non placa il dibattitto sulle ipotesi di trasformazione previste dal piano.

Sono 235 le firme raccolte in pochi giorni dal comitato “Giù le mani da Baratti” contro gli orientamenti del piano. La petizione è scaricabile sul sito del Comitato per Campiglia. Il modulo può essere stampato o firmato in digitale.

La raccolta di firme si pone come obiettivo «la tutela del golfo e la salvaguardia del suo patrimonio culturale e ambientale». Tra gli obiettivi connessi alla petizione c’è lo sviluppo di un turismo sostenibile «accessibile a tutti senza privilegi, l’uso pubblico della spiaggia e la valorizzazione delle tradizioni archeologiche, storiche e produttive del sito».

Intanto su Baratti torna ad esprimersi il Comitato per Campiglia. «Il piano non comprende ciò che dovrebbe essere il cuore del progetto, ovvero lo sviluppo della ricerca e una maggiore valorizzazione del parco archeologico».

Il comitato trae spunto dai recenti ritrovamenti archeologici sia in mare che a terra per rilanciare l’idea di un’estensione del parco. Baratti e Populonia sono «giacimenti archeologici solo in minima parte studiati e valorizzati».

Uno sviluppo turistico connesso alle attività archeologiche del parco viene considerato quindi dal Comitato un’opportunità di crescita economica. «Le peculiarità eccellenti del golfo potrebbero essere sfruttate in altri modi – spiega il Comitato – si potrebbero ottenere occasioni importanti per l’economia locale, attirando per tutto l’anno visitatori con scuole di archeologia, scavo, restauro, associazioni sportive e naturalistiche».

Il Tirreno 14.10.2010

 

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