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Baratti – Risposta del Comitato per Campiglia a Claudio Capuano, capogruppo del Pd (Piombino)

Inserito da il 26 Settembre 2010 – 17:47Nessun Commento

La lettera del Sig. Capuano è segno dell’interpretazione corrente ma distorta del termine “partecipazione”. Il Convegno di Piombino “La città a più voci” del 25 Settembre, ha dimostrato che la partecipazione non consiste nella ricerca del consenso su un progetto già formulato, ma nella ricerca di una scelta comune e condivisa partendo da più scenari possibili. Il Piano messo a punto dal Comune sembra non essersi posto nemmeno lontanamente la domanda su quali sono le priorità per emergenze paesaggistiche e culturali come sono e Populonia. Il Comune vorrebbe farci credere che la tutela consiste nel renderli più eleganti, accivettati e con le fogne a posto, grazie ad interventi che aumenteranno il valore di alcune proprietà private che hanno la fortuna di sfruttare la rendita di posizione che questi due luoghi magici permettono.

La ricerca d’ipotesi di intervento tramite la partecipazione doveva partire dal considerare che innanzi tutto Baratti e Populonia sono siti archeologici e che quindi è indispensabile ampliare i limiti del Parco, investire in nuovi scavi e in tutto quello che può richiamare nuovi visitatori da tutta Europa, che porteranno davvero più ricchezza e lavoro a tutta la Val di Cornia. Ritenere che Baratti e Populonia debbano portare ricchezza a nuove strutture invasive e distruttive delle caratteristiche del territorio specifico è dimostrazione di una miopia amministrativa inaudita. Baratti e Populonia devono essere innanzi tutto luoghi eccezionali a servizio dell’economia di tutta l’area intercomunale che dovrà farsi carico di tutelarli, proteggerli e pubblicizzare.

Chi pensa di costruire mq. 6000,00 per attività commerciali all’ingresso di Baratti in un territorio altrettanto delicato e facilmente degradabile è un cementificatore.

Chi permette di riutilizzare il volume di ruderi, cabine elettriche, locali abbandonati per costruire un nuovo centro velico è un cementificatore, perché questa è la mentalità di un immobiliarista e non di una amministrazione pubblica. Il Comune avrebbe già dovuto demolire tutto quanto è inutilizzato e rappresenta uno sfregio al sito archeologico, limitandosi a lasciare provvisoriamente in essere, in attesa di una soluzione corretta, i locali usati dal centro velico visto che dà un servizio educativo senza fini di lucro.

Tutto questo è detto non per amore di edifici vecchi e degradati, ma per considerazioni culturali che sembrano mancare completamente alla Amministrazione alla quale consigliamo di abbandonare il piano così come è stato redatto e ripartire dalla domanda se Baratti e Populonia devono essere un Parco Archeologico per tutto il mondo o un «divertimentificio» per pochi privilegiati.

Campiglia Marittima 26.9.2010

Comitato per Campiglia
Il Presidente Alberto Primi

Pubblicato sulla stampa:

«Baratti, investiamo negli scavi»
Il Comitato per Campiglia contro il Piano

La difesa della maggioranza al Piano per Baratti, col documento firmato dal Pd e dai suoi alleati, «è segno dell’interpretazione corrente ma distorta del termine “partecipazione”». E’ l’opinione del presidente del Comitato per Campiglia, Alberto Primi, secondo cui «il convegno di Piombino “La città a più voci”, di sabato scorso, ha dimostrato «che la partecipazione non consiste nella ricerca del consenso su un progetto già formulato, ma nella ricerca di una scelta comune e condivisa partendo da più scenari possibili».

Il fatto è secondo Primi che il Piano messo a punto dal Comune «sembra non essersi posto nemmeno lontanamente la domanda su quali sono le priorità per emergenze paesaggistiche e culturali come sono Baratti e Populonia. Il Comune vorrebbe farci credere che la tutela consiste nel renderli più eleganti, accivettati e con le fogne a posto, grazie a interventi che aumenteranno il valore di alcune proprietà private che hanno la fortuna di sfruttare la rendita di posizione che questi due luoghi magici permettono».

Invece per il Comitato per Campiglia «la ricerca d’ipotesi di intervento tramite la partecipazione doveva partire dal considerare che innanzi tutto Baratti e Populonia sono siti archeologici e che quindi è indispensabile ampliare i limiti del Parco, investire in nuovi scavi e in tutto quello che può richiamare nuovi visitatori da tutta Europa, che porteranno davvero più ricchezza e lavoro a tutta la Val di Cornia».

Ecco dunque che «ritenere che Baratti e Populonia debbano portare ricchezza a nuove strutture invasive e distruttive delle caratteristiche del territorio specifico è dimostrazione di una miopia amministrativa inaudita. Baratti e Populonia – sostiene Primi – devono essere innanzi tutto luoghi eccezionali a servizio dell’economia di tutta l’area intercomunale che dovrà farsi carico di tutelarli, proteggerli e pubblicizzare. Chi pensa di costruire 6000 metri quadrati per attività commerciali all’ingresso di Baratti in un territorio altrettanto delicato e facilmente degradabile è un cementificatore».

Ribaltando dunque la tesi della maggioranza, l’idea di Primi è che «chi permette di riutilizzare il volume di ruderi, cabine elettriche, locali abbandonati per costruire un nuovo centro velico è un cementificatore, perché questa è la mentalità di un immobiliarista e non di una amministrazione pubblica. Il Comune avrebbe già dovuto demolire tutto quanto è inutilizzato e rappresenta uno sfregio al sito archeologico, limitandosi a lasciare provvisoriamente in essere, in attesa di una soluzione corretta, i locali usati dal centro velico visto che dà un servizio educativo senza fini di lucro. Tutto questo è detto non per amore di edifici vecchi e degradati – conclude il Comitato – ma per considerazioni culturali che sembrano mancare completamente alla mministrazione alla quale consigliamo di abbandonare il piano così come è stato redatto e ripartire dalla domanda se Baratti e Populonia devono essere un Parco archeologico per tutto il mondo o un divertimentificio per pochi privilegiati».

Il Tirreno 27.9.2010

BARATTI: «USO DISTORTO DEL TERMINE PARTECIPAZIONE»

Il Comitato per Campiglia replica alla lettera di Claudio Capuano che, per conto della maggioranza in consiglio comunale a Piombino, dichiara di avere le idee chiare su quali interventi fare a Baratti, e di non essere assolutamente “cementificatori”. Certo se uno guarda gli esempi sempre più vicini al golfo, per intendersi Rimigliano e le Lavoriere ed i progetti e le opere realizzate sempre dalla stessa maggioranza in comuni limitrofi, non c’è molto da stare tranquilli, e il Comitato lo fa notare. Leggiamo insieme l’intervento e in coda il comunicato di Capuano che “casualmente” si è scordato di inviarlo alla nostra testata, che vi presenta in coda la versione estratta da “Il TIrreno”. (segue)

Corriere Etrusco 27.9.2010

DURISSIMA REPLICA DEL «COMITATO PER CAMPIGLIA» ALLA MAGGIORANZA SUL PIANO
«Su Baratti una miopia amministrativa inaudita»

IL COMITATO per Campiglia replica all’articolo della maggioranza che governa Piombino sulla questione di Baratti. «La lettera è segno dell’interpretazione corrente ma distorta del termine “partecipazione”. Il Convegno di Piombino “La città a più voci” ha dimostrato che la partecipazione non consiste nella ricerca del consenso su un progetto già formulato, ma nella ricerca di una scelta comune e condivisa partendo da più scenari possibili. Il Piano sembra non essersi posto la domanda su quali sono le priorità per emergenze paesaggistiche e culturali come sono Baratti e Populonia. Il Comune vorrebbe farci credere che la tutela consiste nel renderli più eleganti, accivettati e con le fogne a posto, grazie ad interventi che aumenteranno il valore di alcune proprietà private che hanno la fortuna di sfruttare la rendita di posizione che questi due luoghi magici permettono – scrive il presidente Alberto Primi – la ricerca d’ipotesi di intervento tramite la partecipazione doveva partire dal considerare che innanzi tutto Baratti e Populonia sono siti archeologici e che quindi è indispensabile ampliare i limiti del Parco, investire in nuovi scavi e in tutto quello che può richiamare nuovi visitatori da tutta Europa, che porteranno davvero più ricchezza e lavoro a tutta la Val di Cornia».

«RITENERE che Baratti e Populonia debbano portare ricchezza a nuove strutture invasive e distruttive delle caratteristiche del territorio specifico è dimostrazione di una miopia amministrativa inaudita. Baratti e Populonia devono essere innanzi tutto luoghi eccezionali a servizio dell’economia di tutta l’area intercomunale che dovrà farsi carico di tutelarli, proteggerli e pubblicizzare. All’Amministrazione consigliamo di abbandonare il piano così come è stato redatto e ripartire dalla domanda se Baratti e Populonia devono essere un Parco Archeologico per tutto il mondo o un divertimentificio per pochi privilegiati».

La Nazione 28.9.2010

 

 

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