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La Toscana del cemento – Paesaggio e crisi della politica – Scrive Rossano Pazzagli

Inserito da il 17 Maggio 2009 – 20:13Nessun Commento

Se oggi autorevoli personaggi della cultura denunciano una crisi del paesaggio toscano e un cattivo governo del territorio una ragione ci sarà. E se negli ultimi anni centinaia di cittadini in parecchi luoghi (compresi Piombino, San Vincenzo e Campiglia) si sono organizzati dal basso per contrastare villette, cave, porti e altri episodi di cemento, non sarà certo per caso o per capriccio. Eppure il ceto politico reagisce stizzito o tace di fronte a un problema reale. Così la crisi del paesaggio ne evidenzia un’ altra altrettanto grave: quella della politica, o meglio, della politica democratica.

Salvatore Settis, Alberto Asor Rosa, Vezio De Lucia, Vittorio Emiliani, Furio Colombo e Bruno Manfellotto – solo per citare i più noti intellettuali che dai settori dei beni culturali, dell’urbanistica, e del giornalismo – non hanno esitato a parlare di un’emergenza paesaggio in Toscana. E non può consolare il fatto che altre regioni abbiano fatto peggio. Questa è semmai un’ aggravante per quanto riguarda la crescita anche qui di una politica del cemento.

Settis ha scritto sul Tirreno che “il partito del cemento ha esteso anche in Toscana i propri tentacoli, insinuandosi in Comuni d’ogni colore politico”, portando ad una situazione paradossale: mentre si parla di crisi edilizia, si moltiplicano le costruzioni (S. Vincenzo e Venturina docet). La stessa Regione ha dovuto riconoscere – come ha ricordato Massimo Morisi – che in Toscana si è costruito troppo e male, ma poi si è affrettata ad approvare il berlusconiano piano-casa.

Sono tutti “piccoli, rancorosi e smemorati”, come ha scritto il segretario del Pd di Piombino-Val di Cornia Tortolini, sempre preoccupato di bollare così coloro che si permettono di criticare? Tutela del paesaggio e libertà di pensiero dovrebbero andare a braccetto.

La Val di Cornia, che fin dagli anni ’70 aveva conosciuto pratiche di buona pianificazione urbanistica, è ora tristemente sul banco degli imputati. Essa è passata dai piani regolatori elaborati nei primi anni ’90 ai piani strutturali degli ultimi cinque anni. Ci sono errori passati che vanno corretti, ma si è assistito anche ad uno scadimento della cultura della pianificazione, con il ricorso sempre più frequente alla politica delle varianti e delle aggiunte, una riduzione del ruolo dei consigli comunali e della partecipazione dei cittadini, un arretramento sostanziale del coordinamento urbanistico tra i Comuni, a dispetto del fin troppo celebrato piano strutturale d’area e dell’annunciato regolamento urbanistico unico, che le amministrazioni uscenti non sono state in grado, in cinque lunghi anni, di portare a conclusione.

Si predica bene e si razzola male: sembra essere stato questo il motto seguito, camuffato da un neoriformismo che ha poco a che vedere con la vera tradizione riformista. “Un’armonia di contrasti da raggiungere” l’ha definita lo stesso Tortolini… Troppa grazia, cosa vuol dire? Intanto il piano strutturale registra una crescente occupazione di territorio e un consumo medio di suolo di 623 mq per abitante, con intuibili danni all’agricoltura e all’ambiente.

Le ferite al paesaggio rispecchiano anche, qui come altrove, il degrado della politica e della democrazia. Che fare? Settis, Colombo e gli altri non possono restare cavalieri solitari. Il paesaggio è un bene comune e il territorio è la principale risorsa della nostra regione. Tocca ai cittadini, alla politica diffusa fuori dai partiti, ai municipi ancora virtuosi, alle mille pieghe della società civile rivendicare un nuovo protagonismo e una vera stagione di partecipazione. Solo così, insieme ai mali conclamati che affliggono il paesaggio, potremmo cominciare a curare anche quelli incombenti della democrazia.

In questo la Toscana, per le sue tradizioni paesaggistiche e civiche, dovrebbe avvertire una “responsabilità nazionale”, come ha recentemente scritto l’urbanista De Lucia.

Rossano Pazzagli (Docente di storia all’Università del Molise e direttore dell’Istituto di ricerca su territorio e ambiente Leonardo di Pisa)

17 maggio 2009

Il Tirreno

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