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Cosi nacque il Consorzio Agrario di Venturina (Coraldo Cavicchi)

Inserito da il 30 Settembre 2008 – 17:57Nessun Commento

IL CONSORZIO AGRARIO PROVINCIALE DI LIVORNO
Coraldo CAVICCHI (*) racconta

Tratto dal libro «Fascismo e Resistenza -Avvenne negli anni difficili 1920/1945»Edizione Falossi, Venturina, Marzo 2000

(…) Come nei tempi passati i cereali vengono raccolti, trebbiati a mano o a macchina e depositati nei magazzini dei poderi contadini e in quelli delle fattorie padronali. Trascorsi cinque o sei mesi di assodamento del chicco e di depurazione, una grossa parte dei cereali viene venduta ai commercianti, che li ricedono ai mulini per farci la farina e la semola.

Una parte della farina di grano va ai forni di paesi e città per farci il pane ed altri cibi per la popolazione, un’ altra alle fabbriche per farci la pasta e i dolci e il resto rimane ai produttori di grano per farci il pane casalingo e la sfoglia per uso familiare.

La farina di granturco, di orzo e di avena, con la semola di grano, rimane quasi tutta ai produttori per I’allevamento ed il mantenimento degli animali domestici e da cortile.

Nell’era fascista 1922-1944, soprattutto nel periodo autarchico, il grano ed altri prodotti agricoli diventano oro e le autorità per avere un maggiore controllo sui depositi e sulle quantità disponibili, obbligano i padroni e i mezzadri a consegnarne agli Ammassi di Stato le quantità eccedenti al loro fabbisogno familiare. I primi anni in cui il decreto e in vigore, i cereali eccedenti da vendere e controllati dalle autorità preposte al settore, restano nel magazzino dei produttori e vengono destinati ai mulini ed ai forni direttamente dallo stato.

I NUOVI AMMASSI
Nell’anno 1937 il Consorzio Agrario di Livorno, con l’approvazione dei suoi principali associati produttori agricoli territoriali ed il nullaosta delle autorità agricole provinciali, costruisce nella Val di Cornia centri di deposito chiamati “gli Ammassi”, per la concentrazione generale dei prodotti agricoli quali grano, avena, orzo, granturco, olio, lana di pecora ed altro. Una sede viene destinata a Suvereto e l’altra a Venturina. Nell’anno 1937 il Consorzio Agrario di Livorno e quello di Venturina concordano con il Comune di Campiglia M.ma la realizzazione di un grosso edificio, finanziato dal Ministero dei lavori pubblici, da edificarsi a Venturina nella zona della Tufaia attestato sulla via Aurelia, su terreno della fattoria Antonio Boldrini.

Questo spazioso e funzionale complesso in stile maremmano e costituito da tre ampi corpi, ad uso magazzini, a forma rettangolare, lunghi sessanta metri, larghi tredici ed altri cinque, coperti con grosse capriate ed orditura in legno e laterizio a forma di capanna con le testate sui lato dell’Aurelia rialzate e sagomate ricurve, con pilastrini e cornici.

I fabbricati sono disposti a pettine lungo la via Aurelia e distanziati otto metri tra di loro per ricavarvi due lunghe gallerie carrabili, che hanno una copertura simile agli attigui magazzini. L’ossatura e fatta con muri in pietra locale di robusto spessore, intonacati da cemento e sabbia per avere la stabilità atta a resistere alla spinta dei cereali ammassati. Il pavimento in cemento, rialzato da terra quasi un metro, consente ai barrocci, carichi di sacchi di prodotti agricoli in arrivo dalla campagna, di accostarsi durante la manovra di scarico, fatta a spalla dai magazzinieri che ammucchiano i cereali sciolti nei magazzini fino a 4 e 5 metri di altezza camminando sui tavoloni con il sacco in spalla.

LA DIREZIONE
Al centro del complesso edilizio, sul lato dell’Aurelia, viene costruita la bella e sobria palazzina della direzione generale, con la base quadrata di tredici metri per tredici, alta otto e coperta a padiglione in legno e laterizio. Anche questa è  rialzata da filo terra, ha i muri in pietra e le facciate intonacate in stile milleottocento, sulle quali è scritto a grandi lettere: Consorzio Agrario Provinciale di Livorno.

All’interno del piano rialzato ci sono gli uffici amministrativi ed al piano superiore l’ abitazione del direttore. Il primo lotto dei lavori, appaltati nel 1937 e finiti nel 1938, comprende i due magazzini laterali, la palazzina direzionale, i muri di cinta sul retro e laterali, costruiti in muratura e rete metallica, e quello sull’Aurelia con otto grosse colonne scorniciate, sovrastato da una cancellata in ferro, con due grandi cancelli di accesso carrabile ed uno piccolo pedonale.

L’ appalto di questa prima parte delle opere e assegnata alla ditta Galigani Egidio e Tinacci Adolfo di San Vincenzo che, nell’ autunno 1937, da inizio alla costruzione dei fabbricati con uno squadrone di 20 muratori e 16 manovali, tra i quali Gino Gentili, Marino Geri, Leonetto Agostini, Fiore Pietrelli, Bianco Biancani, Gino Della Santina, Antonio Niccolai, Marino Camberini, Dante Mannelli, Nello Mengozzi ed altri.

Per i trasporti dei materiali c’è un altro numeroso gruppo di barrocciai, tra cui Giovanni Bucci, Giuseppe Rocchi, Armando Bussotti, Medarse Berrighi, Gino Petrocchi, Giuseppe Biancani, Giusto Gentili , Odoacre Pupi ed altri, che caricano i sassi alle cave del Burci e del Gotti al Poggio alla Luna, i mattoni alla fornace di Marino Federighi al Ponte di Marmo, con la sabbia e la ghiaia del fiume Cornia, che scaricano ai costruendi fabbricati degli Ammassi dei cereali.

Antonio Niccolai ricorda che il cavallo di Pippo Rocchi, tutte le volte che attraversava il cancello del cantiere col barroccio carico, si incriccava e non ripartiva né con gli urli né con le legnate. Allora la squadra dei barrocciai, accodati e bloccati, spingeva avanti a braccia barroccio e cavallo, e così andò fino a quando il Rocchi si decise a cambiare l’ animale da traino.

II secondo lotto dei lavori, nel 1940, viene appaltato alla stessa ditta Galigani e Tinacci e comprende il magazzino centrale e le due gallerie intermedie, rifiniti in ogni loro parte come quelli già esistenti.

L’INAUGURAZIONE
Della costruzione di un’opera così grande ed efficiente le autorità fasciste locali sono giustamente orgogliose e nell’autunno del 1938 fanno l’inaugurazione alla grande. C’è il prescritto lungo corteo fascista, con la banda musicale cittadina in testa che suona le solite “Giovinezza” e Marcia reale, che si ferma sul piazzale degli Ammassi davanti al palco delle autorità.

A questa manifestazione sono nuovamente presenti il podestà del Comune di Campiglia M.ma Michelangelo Maruzzi, il prefetto di Livorno, il segretario del fascio locale Bruno Salvestrini, il direttore del Consorzio Agrario di Livomo e quello di Venturina Bruno Berghi, il parroco di Venturina don Enrico Sardi e l’immancabile federale della Legione di Livorno Umberto Aiello, che fa il discorso inaugurale terminando con il dovuto saluto al Re d’Italia e al Duce e ricevendo un’ovazione di «A noi!»

(*) Ultra ottantenne, Venturinese DOC

Cavicchi a l'età di 17 anni

Cavicchi oggi (2009)

 

 

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