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Il paesaggio: una risorsa o un’emergenza? Successo dell’incontro organizzato dal Comitato per Campiglia

Inserito da il 22 Giugno 2008 – 06:19Nessun Commento

Erano in tanti all’incontro sul paesaggio a Venturina, una sala gremita e gente in piedi come non si vedeva da tempo in questa zona. Preoccupazione e tanta voglia di discutere di un tema caldo come quello del governo del territorio, che ha un valore generale, ma che è stato affrontato anche nell’ottica locale della Val di Cornia da un pubblico vario, proveniente da tutti i comuni dell’area (Piombino, Campiglia, San Vincenzo, Suvereto…). Si è trattato di un incontro documentato e ben preparato dal Comitato per Campiglia, coordinato dal giornalista Giorgio Pasquinucci e concluso dal senatore e urbanista Pancho Pardi, un parlamentare intelligente che guarda ai valori e alle cose concrete e non alla retorica politica. Gli amministratori locali, sebbene invitati, non si sono fatti vedere, ma l’incontro parlava anche a loro. In sala o sull’uscio si sono visti invece i rappresentanti di alcune forze politiche, ma è stata notata l’assenza del PD.

Lo spunto al dibattito è stato offerto dalla presentazione del libro sul Paesaggio della Toscana tra storia e tutela curato da Rossano Pazzagli e pubblicato recentemente dalle edizioni ETS di Pisa, un lavoro di carattere scientifico che offre al lettore una serie di contributi scritti da studiosi di discipline diverse (storici, geografi, agronomi, giuristi, urbanisti) con l’intento di analizzare il lungo processo di costruzione del paesaggio toscano e indicare i pericoli che oggi deve affrontare il ricco patrimonio ambientale e paesistico della Toscana, rilevando come le ferite al paesaggio siano spesso da considerare lo specchio dell’odierna crisi della politica e della democrazia. “Un libro che tutti dovrebbero leggere” ha sottolineato Pasquinucci nell’introduzione.

Non c’è voluto molto per i presenti a focalizzare l’attenzione sulle operazioni immobiliari, le varianti, le scelte urbanistiche su cui il dibattito è aperto da tempo anche in Val di Cornia: la tenuta di Rimigliano, le di Campiglia, la lottizzazione alla Fonte di sotto, il porto di San Vincenzo, la fattoria di Poggio all’Agnello, le serre fisse a Casalappi, il podere di da trasformare in albergo di lusso, fino all’ipotesi emersa di recente di un cementificio in mezzo alla campagna nella zona delle Lavoriere. Intanto sulle schermo sono passati immagini e filmati del paesaggio ferito (video), riprese aree appositamente fatte in questi giorni per mostrare i punti di maggiore interesse, da Campiglia a Monte Calvi a : insidie, ferite, disinformazione, assenza di trasparenza e di partecipazione. Una mappa delle criticità in Toscana ha mostrato come i danni al paesaggio si stiano prevalentemente concentrando in quattro aree della regione: l’area fiorentina, quella senese, la Versilia e purtroppo l’area piombinese.

Il senatore Pardi ha sottolineato l’assurdità di uno sviluppo che continua a consumare suolo, che è una risorsa esauribile, infrangendo il tradizionale confine tra città e campagna e danneggiando l’agricoltura che oltre ad essere una attività economica necessaria è stata anche una importante strumento di costruzione del bel paesaggio toscano, come bene dimostra il volume curato da Pazzagli. A proposito delle lottizzazioni per RTA e quant’altro, la professoressa Ilaria Agostini dell’Università di Firenze ha fatto notare come la legge urbanistica regionale stabilisca la priorità del recupero e riuso del patrimonio edilizio esistente prima di approvare nuovi impegni di suolo. Ma si predica bene e si razzola male, è stato detto a proposito di progetti come quello della Fonte di sotto a Campiglia (53 villette ai piedi del borgo medievale). Il turismo e lo sviluppo si possono
 

fare con quello che la Toscana ha già, ha ribadito qualcuno, e non continuando ad aggiungere sempre. C’è bisogno – sono state le conclusioni – di buone politiche territoriali, di un rinascimento della cultura della pianificazione, che i cittadini siano messi in grado per tempo di concorrere alle scelte e di conoscerle, di un “buongoverno” è stato detto riprendendo il titolo di un noto affresco trecentesco di Ambrogio Lorenzetti che intanto scorreva tra le immagini in sala.

Tutti gli interlocutori, forti del successo di questa prima iniziativa, si sono detti disponibili ad affrontare la questione nelle rispettive sedi culturali, istituzionali e politiche, mentre il Comitato per Campiglia si è impegnato ad organizzare nuove occasioni pubbliche di approfondimento e di documentazione su alcune delle principali emergenze paesaggistiche.

Il Comitato per Campiglia
22.6.2008

Intervento di Ilaria Agostini:

“Ho accettato con piacere la proposta di Rossano di presentare il nostro libro a Campiglia Marittima, per il mio legame affettivo di lunga data con la Val di Cornia. È proprio in questi luoghi che, su invito del comune di Suvereto, nei primissimi anni Novanta, come studentessa di Pianificazione territoriale, scoprivo lo studio del territorio. Da Firenze, noi studenti arrivavamo in queste terre che, particolarmente nell’alta valle, presentavano una grammatica insediativa di nettezza paradigmatica: nel panorama di boschi a querci caducifoglie e a lecci, arricchiti dalla presenza della (per noi) “esotica” sughera, si aprivano ai nostri occhi, netti, i domesticheti, coltivi a seminativo nudo nel cui centro si poneva il paese (con parola antica si direbbe la terra o il castello). E questo schema insediativo si ripeteva, meravigliandoci, a Canneto, a Serrazzano, a Monteverdi… Poi la bassa valle, dove era presente la memoria della palude con il suo paesaggio specifico – leggevamo le memorie di Pietro Leopoldo, e  soprattutto le novelle di Fucini (mi torna in mente, ma è un altro argomento, la storia dello spaccapietre sotto il sole estivo). La bonifica moderna ha poi trasformato la piana: il disegno geometrico delle colmate si è imposto sulle linee sinuose e mobili delle aree umide, e ha definito la posizione delle case su podere, inusuali invece nell’alta valle.

A noi studenti sembrava di vivere un momento storico in cui ci si dedicava finalmente, dopo anni di forti stravolgimenti e di deformazioni, alla cura del territorio, alla manutenzione dei paesaggi culturali (colgo l’occasione per dissentire da quanto scrive Lorenzi nel suo saggio, p. 269, dove lamenta «l’inadeguatezza del sistema universitario nell’analisi dei paesaggi culturali», non conoscendo egli forse la peculiarità di alcuni insegnamenti interni al Dipartimento di Urbanistica della facoltà di Architettura di Firenze). Direi quasi il momento di dedicarsi, mi si conceda il termine, al “restauro” dell’eredità territoriale-paesaggistica, che pur ci arrivava stravolta dagli anni del boom economico. Si pensava anche in termini di riassetto delle periferie, non pensavamo (o, per lo meno, non percepivamo) che il territorio potesse essere ulteriormente spossato, come sta avvenendo ora, in Toscana, con il cosiddetto governo del territorio, nuovo volto della pianificazione urbanistica dal carattere schizofrenico, con piani strutturali pieni di buone intenzioni (statuti dei luoghi, costituzioni territoriali, invarianti strutturali, talvolta comunque mal definite) e poi piani operativi che molto spesso contraddicono le intenzioni e le regole messe in luce nella parte statutaria. «Strumenti eversivi», le varianti o le conferenze di servizi, in mano a sindaci che «una legge del 1993, con l’elezione diretta, ne fa organi di fronte ai cui poteri impallidiscono anche i podestà di epoca fascista», scrivono Rombai e la Signorini nel loro lungo e disarmante articolo (p. 283). Si potrebbe dire che come studenti, in Val di Cornia, ci siamo esercitati sulla parte statutaria del piano, di individuazione di invarianti strutturali, di regole insediative, etc. e la nostra attenzione si concentrava sul progetto urbanistico che sarebbe disceso direttamente dalla comprensione e dalla descrizione delle regole di lungo periodo. Non prevedevamo che il piano operativo (e la gestione del piano), nonostante le indicazioni legislative, sarebbe andato in altre direzioni. Parlo degli studenti pre-L.R. 5/1995 (Norme per il governo del territorio).

Città e campagna nell’Ottocento, in Toscana, è il tema del mio contributo nel libro che presentiamo stasera. Nel saggio ho approfondito la mutua dipendenza tra la città e i contorni agricoli; il rapporto di scambi di prodotti orticoli e di rifiuti urbani che arricchivano i suoli, tra dentro e fuori le mura. Nel titolo è fatto riferimento al pomerio: la fascia di terreno attorno alle mura urbane, che nella città etrusco-romana era considerata sacra, un recinto sacro che cingeva la città, dove non era lecito né abitare né arare (neque habitari neque arari fas erat).

Studiare la città preindustriale significa confrontarsi con due paesaggi antitetici, ma contigui: la campagna stringe d’assedio la città fino all’edificio delle mura, talvolta pervade il fabbricato urbano (i brani di campagna intramurari, a Firenze, erano appoderati). Il caso della piantagione di gelsi intorno alle mura fiorentine, risalente al 1816, rende esplicito come l’espressione del lavoro agricolo (i gelsi producono la foglia per i bachi da seta) abbia avuto il duplice vantaggio del profitto e del decoro urbano: così, la città si adornava di una corona agricola (il domesticheto, si direbbe in Maremma) dalla parvenza di giardino. Questa ricerca di equilibrio tra il territorio dell’abitare e il territorio dell’arare, cioè tra città e campagna, che vede protagonisti di alleanze e conflitti urbanisti e agronomi, potrebbe essere oggi di esempio per i nostri sindaci.

Quale conclusione di queste riflessioni, credo che sia necessario prendere atto della direzione inopinata che sta prendendo la pianificazione (diciamo così) in Toscana e ribadire che è necessario evitare in ogni modo il nuovo consumo di suolo – ricordo quanto recita la legge regionale 1/2005 (Norme per il governo del territorio): «Nuovi impegni di suolo a fini insediativi e infrastrutturali sono consentiti esclusivamente qualora non sussistano alternative di riutilizzazione e riorganizzazione degli insediamenti e delle infrastrutture esistenti» (art. 3, comma 4): dunque anche la legislazione regionale mette fuori legge i consumatori di suolo! È necessario evitare il progredire della città diffusa, o campagna urbanizzata, cioè del modello insediativo unico valido per la città e per la campagna; impedire la distruzione del paesaggio e della bellezza – pubblici – per mano degli interessi privati. Sarà sempre più necessario concentrarsi invece sulla cura del territorio, sul riordino delle periferie (con eventuale densificazione e creazione di centralità); accettare la nuova edificazione su terreni agricoli solo se di pubblico interesse (Piani per l’Edilizia Economica Popolare), mentre non sono più ammissibili altri insediamenti turistici, tipo RTA (residenze turistiche alberghiere): se il bisogno di alloggi per turisti è di interesse pubblico, allora si pensi ad un Piano per l’Edilizia Turistica Popolare!

Mi interessa sottolineare l’importanza della dimensione artigianale del territorio – della campagna e della città – che prevede la costruzione e la manutenzione fondata sui tempi lunghi del lavoro anziché sui grandi consumi, al fine di operare una rifondazione della campagna e della città come mondi opposti e complementari.”

L’evento come appare su Il Tirreno del 23.06.2008:

Bellezze e “ferite” della Val di Cornia

Sala gremita a Venturina per parlare di cave, cementificio e Baratti

Sala gremita e pubblico attento per l’iniziativa organizzata dal Comitato per Campiglia, nella saletta comunale La Pira di Venturina per presentare il libro curato da Rossano Pazzagli “Il paesaggio della Toscana tra storia e tutela”. Al dibattito ha partecipato anche il senatore dell’Italia dei Valori Francesco (Pancho) Pardi, docente di analisi del territorio all’Università di Firenze.

Un dibattito che è scorso su due binari, uno prettamente culturale e l’altro politico, arricchito anche dal contributo di Ilaria Agostini, architetto e docente di analisi del territorio sempre all’Università di Firenze. Il libro di Pazzagli (edizioni Ets Pisa) raccoglie una serie di saggi sul paesaggio rurale, ma anche industriale e contributi di urbanististi del calibro di Vezio De Lucia.

Il binario politico è invece in gran parte stato occupato dal Comitato per Campiglia e ha messo l’accento su alcune criticità e preoccupazioni sull’uso del territorio in Val di Cornia. Anna Paola Federighi ha commentato un filmato, ripreso da un mezzo aereo, sulla situazione delle cave di Campiglia, comprese quelle della Sales. «Una ferita inferta al territorio – è stato detto – che non trova giustificazione nelle reali esigenze di scavo». Nel filmato anche il cementificio in corso di realizzazione, «in piena campagna e distaccato da qualsiasi area produttiva». Un volo anche sul Casone di Baratti, recentemente acquistato da imprenditori fiorentini, che potrebbe diventare un albergo di lusso «aggravando la pressione su un golfo unico», come ha rilevato Pancho Pardi, tra l’altro profondo conoscitore del territorio della Val di Cornia e della sua storia. Molti gli interventi di cittadini, e non solo residenti a Campiglia o a Venturina, che hanno denunciato situazioni uso irrazionale del territorio. Un caso molto dibattuto quello del villaggio in costruzione alla Fonti di Sotto, vicino alla Rocca di Campiglia.

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