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Il podere Casone di Baratti : nuovo esempio di scempio nella Val di Cornia

Inserito da il 10 Giugno 2008 – 22:00Nessun Commento

L’ipotesi che il podere Casone, complesso agricolo che si affaccia sul golfo di , possa diventare un albergo di lusso a un passo dal mare provoca una pioggia di reazioni. Il podere è stato di recente acquistato dalla società Casone di (società di capitali nella quale figura anche il gruppo Sogespa attivo nel settore delle residenze sanitario-assistenziali) per una cifra che si aggira attorno ai 5 milioni di euro. E col passaggio di mano è arrivata l’idea dei nuovi proprietari di recuperare il complesso per trasformarlo in un lussuoso hotel. Per l’area di , fatto salvo il principio dell’inedificabilità stabilito negli strumenti urbanistici, è in corso di definizione il piano particolareggiato al quale è appunto legato anche il futuro del podere Casone.

10.06.2008
Il Tirreno

I FATTI:

Venduto il podere sul mare del Casone

I nuovi proprietari fiorentini attivi nel settore sanitario e assistenziale
La Populonia Italica (gruppo Italcementi) cede una perla nel centro del golfo di Baratti

Nuovi protagonisti nel golfo di Baratti. Una presenza inattesa, per uno scenario rimasto intatto nel tempo, che ha preso forma nella Casone di Baratti Srl. Questo il nome della società di capitali che nelle settimane scorse ha portato a termine l’acquisizione del podere di Baratti e di altre proprietà immobiliari, tra cui terreni, vicine allo storico complesso che affaccia sulla spiaggia.

Una novità con ancora molti punti interrogativi su cui trovano terreno fertile i timori di chi guarda al golfo con l’occhio appassionato di chi vede in questo spicchio di Toscana uno degli ultimi paradisi costieri. Un contesto particolare e delicato, dove gli appetiti immobiliari hanno tentato più volte in passato di gettare nuove fondamenta.

Per l’area, fatto salvo il principio dell’inedificabilità, stabilito negli strumenti urbanistici, è in corso di definizione anche un piano particolareggiato. Tuttavia, se non è dato sapere i termini dell’operazione sono noti i suoi protagonisti. Amministratore unico della Casone di Baratti è infatti il mediatore immobiliare di Donoratico Roberto Nannini, noto in zona per aver guidato l’acquisizione della tenuta di Rimigliano, ex Parmalat, con la società “Poggettino” Srl – con cui aveva tentato l’acquisto anche nei mesi precedenti al crollo dell’ex impero Tanzi – facendo poi da apripista alla cordata Berrighi, Antinori, Falck e Pecci. In questo caso, invece, i nomi dell’avventura sono altri e fanno capo alla Sogespa Immobiliare Spa, società fiorentina attiva nella costruzione e gestione di residenze sanitario assistenziali, che della Casone di Baratti detiene il 57% del capitale sociale, il resto (43%) è in mano alla famiglia Nannini. Un nome che sembra proiettare gli immobili di Baratti proprio nel settore sanitario, almeno seguendo i fili delle partecipazioni azionarie, anche se resta da capire quale destino avranno le quote in mano alla famiglia Nannini. E il passaggio di mano degli immobili segna l’uscita di scena della Populonia Italica Srl, società della holding Italmobiliare Spa, le cui società controllate svolgono attività differenziate nel settore industriale, la più nota è Italcementi Spa, leader mondiale nel settore dei materiali da costruzione, e in quelli finanziario e del credito.

Il campo sanitario resta l’ipotesi più accreditata in attesa di risposte dirette, considerando che alla Sogespa Immobiliare fanno capo le proprietà che affitta alla Sogespa Gestioni Spa, che invece si occupa di portare avanti le residenze sanitarie: una anche nel grossetano, a Scarlino, altre a Massa Carrara e nell’area fiorentina, per citare solo quelle che ricadono nei confini toscani. Confini, però, che sembrano andare stretti per l’operazione Casone di Baratti. La Sogespa Immobiliare è infatti partecipata in quote uguali da due società fiorentine: Gita Spa, di cui il socio di riferimento è Giovanni Matteini, e la Toscofina di Carlo Iuculano e C. Sas, holding di partecipazioni e immobiliare della famiglia Iuculano. Ed è proprio quest’ultimo il nome che può aiutare a leggere l’operazione. In particolare il fiorentino Carlo Iuculano, classe 1962, ha ricoperto la carica di amministratore delegato in varie società operanti nel settore finanziario, delle costruzioni e immobiliare e, dal 1992, nel campo delle residenze sanitario assistenziali, ed è uno degli amministratore del gruppo Arkimedica, attivo nel settore sanitario e medicale italiano.

Un gruppo che in questi anni si è reso protagonista di un importante crescita per acquisizioni e aggregazioni, guidato dai fondi Cape Natexis Private Equity Fund e Fondamenta, al termine del quale nel Gruppo sono entrate importanti aziende del settore: tra queste figurano anche Cla, Icos, Delta Med e Sogespa.

Manolo Morandini
05.06.2008
Il Tirreno

 

LA VERSIONE DEL SINDACO DI PIOMBINO:

Un albergo di lusso al posto del podere
Cinque milioni per l’acquisto. Anselmi: «Ok, ma niente speculazioni»

Il Comune non ha esercitato il diritto di prelazione: «Troppi soldi, e poi ci sarebbe stato il problema di cosa fare di quel bene. Meglio dare spazio all’imprenditoria privata fissando i paletti per arrivare a un progetto serio»

Un albergo, e perché no? «Ma non verranno accettate soluzioni speculative». Taglia corto il sindaco, Gianni Anselmi, sul passaggio di mano del podere di Baratti e di altre proprietà immobiliari, tra cui terreni, vicine allo storico complesso che affaccia sulla spiaggia del golfo che la Casone di Baratti Srl ha acquistato dalla Populonia Italica Spa. Novità con molti punti interrogativi su cui trovano terreno fertile i timori di chi guarda a quei luoghi con l’occhio appassionato vedendo in questo spicchio di Toscana uno degli ultimi paradisi costieri. Per l’area, fatto salvo il principio dell’inedificabilità, stabilito negli strumenti urbanistici, è in corso di definizione il piano particolareggiato. «I percorsi, la mobilità, le tutele, i vincoli e le destinazioni d’uso dell’esistente saranno definiti nel piano, che presto andrà all’esame del consiglio – precisa Anselmi – Per adesso, c’è stato un passaggio di proprietà. Ma le questioni della proprietà non mi riguardano, sebbene mi auguro che le volontà private siano conformi alla visione pubblica, che è orientata a costruire e alimentare i processi di sviluppo di questo territorio». I protagonisti noti della vicenda potrebbero far pensare a una proiezione degli immobili targati Baratti nel settore sanitario, almeno seguendo i fili delle partecipazioni azionarie. Nella compagine di Casone di Baratti Srl, questo il nome della società di capitali che ha portato a termine l’acquisizione sborsando una cifra nell’ordine dei 5 milioni di euro, c’è infatti Sogespa Immobiliare Spa, azienda fiorentina attiva nella costruzione e gestione di residenze sanitario assistenziali, con il 57% del capitale sociale, e il resto (43%) in mano alla famiglia del mediatore immobiliare di Donoratico Roberto Nannini. Quote quest’ultime di cui resta da capire quale destino avranno visto il ruolo da intermediario esercitato da Nannini, anche in altre partite come l’acquisto della tenuta di Rimigliano, ex Parmalat, con la società “Poggettino” Srl, che ha fatto da apripista alla cordata Berrighi, Antinori, Falck e Pecci. «Quel manufatto ha un suo pregio intrinseco dovuto alla collocazione e agli aspetti architettonici, se adeguatamente ristrutturato – spiega Anselmi – Perciò la destinazione d’uso dell’immobile non può certo essere una residenza per anziani. Il contesto consiglia un approccio orientato ai servizi turistici, ovviamente senza forzature in termini di carico urbanistico perché non sono previsti nuovi volumi e sull’edificio insiste il vincolo di interesse storico. Ma guardando a Baratti non si può pensare a soluzioni di tipo residenziale o extralberghiero, come una Rta, piuttosto si può immaginare un albergo di alta qualità». Una soluzione che porrà la questione della spiaggia e delle relative concessioni d’uso. «È prematuro parlarne – sostiene il sindaco – Semmai il problema vero è la difesa della spiaggia prima ancora degli ombrelloni». Eppure poderi e terreni potevano entrare nella disponibilità del Comune di Piombino che sugli immobili avrebbe potuto esercitare la facoltà di prelazione, prevista in caso di cessione di immobili in area a tutela archeologica e non solo paesaggistica. «Abbiamo scelto di non esercitarla perché avrebbe richiesto un consistente impiego di risorse – conclude Anselmi – Non stiamo parlando del Colosseo e si sarebbe posto il problema di che cosa fare di quel bene. Tanto vale lasciare spazio all’imprenditoria privata nell’ambito di una cornice che fissa i paletti per arrivare a un progetto serio».

Manolo Morandini0
6.06.2008
Il Tirreno

 

LE REAZIONI:

Una struttura di qualità valorizzerebbe il golfo

L’area del podere del Casone di Baratti sta da oltre 10 anni nel nostro piano regolatore come area di servizio per il Parco, lasciando ad uno strumento attuativo più dettagliato le modalità di destinazione e attuazione per cogliere le finalità previste dal Prg. La Soprintendenza e il Comune avevano il diritto di prelazione sull’immobile durante il passaggio di proprietà; diritto non attivato sia per gli ingenti costi di acquisizione e ristrutturazione, sia perché, uscendo dal perimetro del socialismo reale, si comprende bene come gli obiettivi pubblici, alle volte, possono essere realizzati da privati.

Comunque, sarà il Piano particolareggiato di Baratti a pianificare tutta l’area, Casone compreso. La nostra opinione é che gli obiettivi del Piano debbano accentuare le caratteristiche uniche del sito di Baratti, qualificandone ulteriormente qualità, tipicità, servizi, sostenibilità. Dentro questo quadro, nella logica esclusiva del recupero dell’esistente, di criteri progettuali di qualità e come naturale strumento di servizio al Parco, non siamo contrari a che il sito si doti di una struttura turistica pura.

L’altra questione è mantenere un equilibrio tra spiagge pubbliche e spiagge concessionate. Ricordiamo che attualmente questo rapporto per Baratti è il 4% e che la realizzazione dell’intervento di ripascimento della spiaggia consentirà di migliorare le condizioni ambientali, accrescere la dotazione di spiaggia fruibile. Progetto di ripascimento (già finanziato dal 2001!) che consentirebbe di avere più spiaggia pubblica e che giace colpevolmente da anni nella burocrazia della Provincia di Livorno.

C’è un piano regolatore che collega strategicamente il Casone al Parco, nel frattempo è avvenuto un passaggio di proprietà di un immobile, non ci risulta che ci sia nemmeno uno straccio di progetto della nuova proprietà, in aggiunta il Comune deve mettere in campo un proprio Piano particolareggiato. Nel mezzo a tutto questo infuoca la speculazione, non quella immobiliare, ma quella legata al declino della ragione e delle idee. Noi siamo pronti a discutere perchè culturalmente stiamo da un’ altra parte.

Partito democratico di Piombino

 

Serve un dibattito chiaro in consiglio comunale

Il Partito dei comunisti italiani Val di Cornia esprime preoccupazione per i possibili esiti del progetto di un maxi albergo di lusso che dovrebbe sorgere nel podere del Casone nel golfo di Baratti. Condividiamo le preoccupazioni espresse dalle altre forze di sinistra (Rifondazione e Verdi) e associazioni ambientaliste (Legambiente) sugli effetti nocivi e devastanti che una scelta del genere, se confermata, potrebbe avere su quel territorio.

Da troppi anni ci sono appetiti speculativi sul nostro territorio che destano preoccupazioni e sembrano mettere in dubbio una gestione democratica dello stesso, a vantaggio di interessi di gruppi speculativi di tipo immobiliare. Le indiscrezioni riportate sulla stampa di una connivenza tra l’acquirente e l’amministrazione comunale hanno per noi, a oggi, il valore di “chiacchera da marciapiede”. Queste voci creano facili allarmismi e contribuiscono a incrinare sempre di più il rapporto tra i cittadini e la politica. Su questo punto chiediamo, con fermezza, all’amministrazione comunale e agli alleati della maggioranza di fare chiarezza in tempi rapidi, pubblicamente, e nel luogo principe della democrazia ovvero il Consiglio comunale, più che con interviste o altro sui mezzi stampa.

Inoltre, per sgombrare il campo da ogni dubbio, invitiamo l’amministrazione comunale e la maggioranza ad approvare quanto prima il Piano particolareggiato del Parco, in ritardo ormai da troppi anni, attraverso un grande dibattito con tutte le forze politiche e sociali. Su quello, più che sulle “chiacchere”, i comunisti giudicheranno.

Il turismo in Val di Cornia, perché possa crescere in maniera sana e diventare elemento di progresso più che di sviluppo, deve farlo ricordando che chi visita le nostre zone lo fa per i nostri paesaggi, ancora in gran parte incontaminati. Deturparli con metri cubi di cemento vuol dire uccidere questa opportunità di progresso e destinare nelle mani di pochi privilegiati un patrimonio che è di tutti e come tale deve restare.

Pdci della Val di Cornia

Albergo al Casone di Baratti, un’ipotesi allarmante

L’ipotesi di un albergo di lusso sul mare, nell’area del Parco archeologico di Baratti, nel cuore di aree vincolate per fini archeologici e paesaggistici, non può che allarmare. E’ grave che il sindaco Anselmi auspichi di trasformare il Podere del Casone in un albergo. L’edificio coniuga la semplicità architettonica dell’edilizia rurale con uno straordinario paesaggio costiero. Parliamo di una delle immagini che hanno fatto la notorietà di Baratti in ogni dove. Deve essere conservato nella sua integrità, con usi che non lo alterino minimamente. Caso mai, visto lo sviluppo che ha avuto il parco, con le tante università e studenti che studiano quel territorio, poteva essere presa in considerazione anche l’ipotesi di un suo recupero per fini pubblici, esercitando il diritto di prelazione nella vendita e prevedendo adeguate soluzioni con il piano urbanistico.

Sarebbe stato necessario il piano particolareggiato del parco che il Comune annuncia da anni, ma non fa, dimostrando scarsa sensibilità per la tutela e la valorizzazione dello straordinario patrimonio culturale e paesaggistico di Baratti. Nel vuoto della progettualità pubblica prendono consistenza gli interessi privati (di cui il Comune era a conoscenza, avendo rinunciato al diritto di prelazione) e, viste le premesse, non c’è da stare tranquilli. Si invocherà, come ha già fatto il sindaco, lo sviluppo. Vogliamo solo ricordargli che, tra la fattoria di Poggio all’Agnello, l’ampliamento del villaggio di S. Albinia, l’enorme e invasivo ampliamento del villaggio Albatros, sono in arrivo migliaia di nuovi posti letto. Anche solo pensando all’economia, che significato ha prevedere un albergo (con pochissimi posti letto) sul mare, tra reperti archeologici e un paesaggio fragile e straordinariamente bello?

Stupisce che tutto ciò manchi nelle dichiarazioni del sindaco; che non si colga alcuna relazione tra questo edificio ed il parco; che si auspichi un albergo extralusso senza porsi l’interrogativo se sia compatibile con la conservazione integrale dell’edificio; che non ci si domandi se una struttura ricettiva di lusso non richiederà anche servizi e usi privati della spiaggia. Una spiaggia, quella di Baratti, sulla quale incombono anche gli interessi degli imprenditori che stanno recuperando la fattoria di Poggio all’Agnello. Così come non lascia tranquilli la cordata che hanno acquistato il podere Casone per la presenza di immobiliaristi già noti in Val di Cornia. Sconcerta, infine, che il sindaco si lasci andare ad esternazioni infelici del tipo “non stiamo mica parlando del Colosseo!” E pensare che solo due anni fa voleva candidare il Golfo di Baratti a sito mondiale dell’Unesco, patrimonio dell’umanità. A proposito, la richiesta è stata fatta? Che esiti ha avuto?

Legambiente circolo Val di Cornia

 

Il Golfo è vincolato, no a qualsiasi forzatura

Sulla vendita del Podere del Casone a Baratti i Verdi credono che ci siano argomenti per giustificare alcune preoccupazioni. E’ da circa un anno che chiediamo all’amministrazione di aprire una discussione di merito, pubblica e politica, sul Piano particolareggiato di Baratti che sarà lo strumento principale con cui si definiranno viabilità, mobilità, servizi, accessibilità, salvaguardie e molto altro ancora. In assenza di questo strumento è chiaro che di fronte a importanti acquisizioni come quella del Podere del Casone, ci sia la ragionevole preoccupazione che gli usi, a oggi non noti, a cui verrano destinati quelle proprietà immobiliari possano essere potenzialmente in conflitto con le caratteristiche dell’area.

Non dimentichiamo che nel 2006 il sindaco Anselmi propose, a buon titolo, di candidare il Golfo di Baratti come patrimonio dell’umanità tutelato dall’Unesco. A una tale dichiarazione di intenti, che condividiamo, devono seguire politiche coerenti e quindi proprio il lavoro sul Piano particolareggiato deve diventare il centro delle scelte sul futuro del Golfo.

Oggi ci troviamo potenzialmente di fronte a due questioni delicatissime. La prima riguarda il confine entro il quale si debbano configurare gli interventi sugli immobili del Casone.

E’ evidente che le salvaguardie del paesaggio, le compatibilità con i siti archeologici e l’ambiente naturale pongono vincoli difficilmente contrattabili e pertanto, pur con un atteggiamento di grande attenzione, siamo fiduciosi che forzature in tal senso non saranno possibili.

Altra importante questione è la tutela dell’arenile antistante il Podere e in generale di tutto il Golfo. Già dal 2003 si parlava di possibili nuove concessioni per stabilimenti balneari in uso alla proprietà di Poggio all’Agnello di cui poi non si è saputo più niente. Adesso con la vendita del Podere si potrebbe pensare che analoga questione potrebbe porsi nuovamente o addirittura sommarsi alla precedente: uno scenario assolutamente incompatibile con il Golfo di Baratti.

Pur consapevoli che tale scenario è oggi solo virtuale i Verdi della Val di Cornia comunicano sin da adesso la completa contrarietà alla sottrazione di ulteriori spazi pubblici dalla spiaggia di Baratti.

Verdi Val di Cornia

I cittadini si mobilitino per evitare lo scempio

Baratti non si tocca. I cittadini di Piombino hanno di che allarmarsi rispetto alla notizia del passaggio di proprietà del podere Casone e dell’ok del sindaco alla sua trasformazione in albergo di lusso. Un altro scempio rischia di aggiungersi in Val di Cornia, che ormai in nome dello sviluppo turistico è diventato zona critica per le emergenze ambientali e paesaggistiche in Toscana. Basta ricordare l’affare Poggio all’Agnello, con la probabile concessione di 400 metri di spiaggia ad uso privato e la disastrosa operazione nel Parco di Rimigliano. Anche il Piano della costa urbana, approvato dal Comune, lascia prevedere solamente privatizzazione di un bene comune quale le spiagge, e cementificazione delle falesie.

Nell’operazione Casone il problema non è tanto il passaggio di proprietà, ma la compravendita di un bene in un luogo unico al mondo e le risorse che vi sono state impiegate.

Il Comune e la Società dei Parchi avrebbero dovuto fare la loro parte per il futuro di un bene che si trova al centro di un’area archeologica e a pochi metri da una spiaggia già insidiata dall’erosione. Quali assicurazioni hanno avuto gli acquirenti? Nessun imprenditore avrebbe fatto l’investimento su un vecchio podere senza aver avuto preventivamente garanzie sulla rendita futura. Dalle dichiarazioni del sindaco Anselmi traspare che l’amministrazione comunale era a conoscenza dell’operazione. Con tutta evidenza non si potrà rimanere al semplice restauro: casa di riposo o albergo per ricchi che sia, l’operazione finirà per comportare una eventuale nuova cementificazione e un’ulteriore privatizzazione del territorio, parcheggi a servizio e magari qualche centinaio di metri di spiaggia in concessione. Ma Anselmi non aveva espresso l’intenzione che Baratti fosse dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’Umanità? Vogliamo ricordare ancora che Baratti ci è stata conservata così come è oggi grazie alla lungimiranza delle amministrazioni guidate dai sindaci Giovannelli e Tamburini che rifiutarono consistenti offerte in denaro e scambio dalla potentissima Italcementi. Adesso diventa importante discutere subito in consiglio comunale e con i cittadini il piano di Baratti e che i piombinesi si mobilitino per impedire lo scempio della perla del loro territorio.

Segreteria Circolo Rifondazione comunista

«Intanto vorremmo conoscere il destino della spiaggia libera» (IL FUMETTISTA CAMERINI)

Disegnatore, fumettista, ma anche regista e sceneggiatore Andrea Camerini, piombinese classe ’73, conosciuto per la sua satira velenosa sul Vernacoliere questa volta non concede spazio al sorriso. Lui a Baratti ci vive da sempre e ci lavora (in zona ha girato alcuni dei suoi più esilaranti cortometraggi). Il passaggio di mano del Casone, che va ad aggiungersi alle preoccupazioni già suscitate dall’intervento di recupero di Poggio all’Agnello in struttura turistico ricettiva, lo mette ancora una volta in allerta. «Vorrei chiarezza dal Comune su cosa succederà a Baratti – dice Camerini – Vivere nel golfo è un privilegio, ma impone il dovere di stare attenti a che il panorama non cambi più di tanto. Non è una novità che ci siano gruppi di affaristi che mettono il naso in zona – aggiunge – Col tempo tutti si sono defilati, i vincoli che ci sono spiazzano chi vuole costruire. Anche per Poggio all’Agnello ci sono state lunghe trattative. E ora, dall’oggi al domani sono arrivate le gru. Così noi che viviamo nel golfo drizziamo le orecchie perché in assenza di chiarezza cominciano a circolare voci preoccupanti».

«Vorremmo dal Comune una risposta, prima di tutto sul destino della spiaggia libera, che “si dice” verrà data in gestione a questi gruppi di costruttori per farne un uso privato. E ci spaventa la congestione di persone, che di traffico di auto, a cui andremo incontro perché Baratti è un posto piccolo, con un suo equilibrio». Nessun pregiudizio sugli imprenditori. «Non critico chi ha i soldi e viene a comprare, ma il modo in cui si fanno certi affari, un po’ alla spicciola – conclude – Sembra che tutto vada solo nella direzione di una selezione delle persone che in futuro potranno godere del golfo. C’è come un ponte invisibile che va dal Casone a Poggio all’Agnello. Non si fanno investimenti su un territorio così vincolato se non dietro una garanzia ma il problema è che noi non sappiamo quale sia quella che è stata data».

MA.MO.

 

UN MUSEO AL CASONE

Esercitare o non esercitare il diritto di prelazione su un immobile come il Casone di Baratti e, pare, su una non ben precisata porzione di terreni sempre a Baratti, non è decisione da poco sia per i beni di cui si parla sia per la loro ubicazione. Il Comune di Piombino ha deciso di non esercitare tale diritto senza coinvolgere nessuno. La popolazione l’ha appreso da un articolo di giornale. Le forze politiche anche. Eppure recentemente, durante una verifica di maggioranza vi furono promesse di cambiamento di metodo e di maggiore coinvolgimento dei soggetti interessati a temi d’interesse pubblico.

Ma ciò che ritengo più preoccupante è che si vuole imporre una discussione su un’idea di utilizzazione dell’immobile (ed i terreni) per fini alberghieri, atteso che non si hanno idee e denari per una scelta diversa.

Io credo che si può procedere diversamente nel tentativo di governare bene il territorio. La questione infatti non è essere a favore o contro gli alberghi, perché se così fosse i socialisti sarebbero semplicemente a favore. Bisogna invece discutere su una pianificazione più vasta che interessi non solo Baratti ma Baratti, il sistema dei parchi, la costa e le sue compatibilità, la ricettività turistica e le sue necessità e solo dopo vedere se e dove collocare ricettività e servizi e così via.

In questa discussione, poi, non si può non tenere di conto di ciò che è stato deciso e realizzato in lunghi anni ed anche recentemente, e di ciò che è in corso, così come non si può dimenticare che si parla di zone di altissimo pregio naturalistico ed archeologico salvaguardate e valorizzate con l’impegno decisivo del Comune stesso. Poi si devono assumere le decisioni conseguenti senza forzature.

E non c’entra proprio niente il rapporto tra pubblico e privato così come dimostrano proprio le scelte fatte dal Comune di Piombino in materia di turismo, beni culturali, beni ambientali in un quadro coerente di assetto del territorio.

E per dare un contributo a questa necessità di elaborazione complessiva ricordo che nel passato il Comune di Piombino ha partecipato ad una discussione proprio sul Casone di Baratti perché fosse destinato a museo contenente la nave romana attualmente nelle acque dello stesso golfo di Baratti. Non c’è dubbio che sarebbe un bell’arricchimento del sistema dei parchi della val di Cornia.

Il non aver esercitato il diritto di prelazione non chiude ogni possibilità di iniziativa pubblica. Si può riaprire un dibattito serio su questo? Speriamo di si. Il Comune di Piombino proprio a Baratti ha realizzato il sistema dei parchi oltretutto utilizzando fonti di finanziamento che sono tuttora esistenti, anzi proprio recentemente rinnovate. E’ del tutto palese, riaffermo, che quanto ho detto non dimostra una contrarietà agli alberghi, che anzi la storia di Poggio all’Agnello testimonia l’esatto contrario.

Luigi Faggiani Responsabile urbanistica Partito socialista Piombino

21.06.2008

(Tutte le reazioni sono tratte da Il Tirreno)

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